LAVORO E SCUOLA

Un’alleanza da ripensare

Il primo convegno regionale Ac in preparazione alla Settimana Sociale

Il lavoro e la scuola. Sono questi i temi che l’Azione Cattolica ha inserito per primi nell’agenda del cammino pensato per le famiglie in vista della Settimana sociale che si terrà a Torino dal 12 al 15 settembre del prossimo anno. Il percorso, partito ieri a Foligno, proseguirà con altri quindici appuntamenti sparsi per tutto il Paese, nell’ottica della valorizzazione del territorio e delle sue forze, e metterà a fuoco, tappa per tappa, i temi che poi saranno al centro dell’assise torinese.

Quell’evidente bellezza. "La liturgia è maestra e ci insegna a pregare chiedendo, nelle situazioni di bisogno, pane, casa, cultura e lavoro", ha detto mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, intervenendo nel corso del convegno all’Istituto San Carlo. "Il pane ci serve ogni giorno per poter vivere, e la casa è il luogo degli affetti – ha spiegato -. La cultura non va sottovalutata, e anche nei momenti di crisi tagliare la cultura vuol dire non guardare al futuro. Il lavoro è il punto finale di un cammino che vive dei tre punti precedenti". Lo "spirito positivo" e "la presa di coscienza dei problemi" sono la base per la loro risoluzione secondo Franco Miano, presidente di Azione Cattolica: "Partendo dalla realtà, concreta e viva, portiamo il patrimonio della fede e dell’esperienza. Possiamo raccogliere già il tanto impegno che c’è nella vita della Chiesa: dalla nostra parte abbiamo l’evidente bellezza della famiglia cristiana. La famiglia – ha aggiunto – ha bisogno di recuperare il senso del suo essere, che si condensa nella qualità e nell’autenticità" che la riconfermano "come un bene che vale più di tutto per sé stessa".

La fede fino in fondo. Una riflessione sull’"apostolato dei laici" e sull’"intelligenza delle cose" che ancora appartiene al laicato cattolico italiano è stata condotta da Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Il laicato, secondo Diotallevi, "negli ultimi anni non è stato all’altezza del suo ruolo, né spiritualmente né nella lettura dei processi in corso, basti pensare al suo rapporto con la politica", però dalla Settimana Sociale di Reggio Calabria "conserviamo un grande senso di responsabilità, la consapevolezza che comunque abbiamo l’intelligenza delle cose, e che sappiamo quale è la strada da seguire". Occorre pertanto, ha aggiunto, "il coraggio della responsabilità" nell’ammissione "del carattere anemico dell’apostolato dei laici" e "da qui eventualmente sviluppare riflessioni più raffinate: in palio non c’è qualcosa in più da fare, ma la possibilità unica di godersi fino in fondo la fede".

Una testa "ben fatta". Del ruolo dell’istruzione ha parlato Marcello Rinaldi, dirigente dell’istituto agrario di Todi, che ha evidenziato come il trend italiano si differenzi da quello europeo, che vede il 70% dei ragazzi iscritti nelle scuole di tipo tecnico: il nostro Paese vive "nell’anomalia del sistema gentiliano, che ha resistito fino ai ministri Berlinguer, Moratti e Gelmini. Alla radice – ha spiegato il preside – c’è un problema strutturale, ma anche soprattutto culturale. Il modello italiano è ancora quello della testa ‘ben piena’, anziché della testa ‘ben fatta’. Ci sfugge, insomma, il senso di dover educare i giovani alla creatività, più che al sapere tante cose". Se è vero che "il 60-70% dell’apprendimento avviene per vie non formali, la scuola deve ristrutturarsi", sospinta dai cambiamenti apportati dalla multimedialità, anche alla luce dei numeri: "il 43 % dei nostri giovani non completa il quinquennio universitario, e nelle scuole la dispersione è pari al 18%: qualcosa non funziona. Occorre pertanto – ha concluso – rivedere il ruolo della scuola come motore della scuola e come comunità educante".

Accogliere, sostenere, accompagnare. "La politica non mette al centro il lavoro produttivo. E non mette al centro i giovani, quindi nemmeno il futuro", ha detto Ulderico Sbarra, segretario generale regionale Cisl, mentre sul funzionamento del Progetto Policoro e sulle esperienze messe in campo nella diocesi di Assisi-Nocera-Gualdo ha relazionato la responsabile Valentina Di Maggio: "La priorità del Progetto – ha spiegato – è accogliere, sostenere e accompagnare verso l’impresa sana, che risponda ai criteri di sussidiarietà, collaborazione e bene comune. Ponendo l’individuo al centro, come persona attiva che opera sul territorio". Il Progetto, ha chiarito la responsabile, non solo "non è una nuova forma di assistenzialismo", ma rappresenta un modello vincente, esportabile: "Anche se è nato al Sud, da quattro anni si è diffuso pure al Nord", e "in quindici anni ha permesso di mettere su 500 diverse aziende, soprattutto cooperative sociali". Il bisogno di "discernimento" in vista "di un nuovo impegno come cittadini" è stato ribadito da Stefano Sereni, delegato regionale Ac e moderatore dell’incontro, affinché "scuola e lavoro possano trovare nuove sinergie e idee di sviluppo in una regione dove non mancano uomini e donne di buona volontà pronti a confrontarsi e impegnarsi" con un obiettivo comune: "far sì che le famiglie tornino a guardare con speranza al futuro, e soprattutto al futuro delle nuove generazioni".

a cura di Lorena Leonardi, inviata Sir a Foligno