CHIESE IN BREVE

Slovacchia, Ucraina, Francia

Slovacchia: progetto assistenza calamità naturali
Caritas Slovacchia ha avviato una collaborazione con altri 9 uffici nazionali Caritas in Europa, compresi quelli di Albania, Bulgaria, Grecia, Kosovo, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Turchia, Montenegro, Romania. Lo scopo della cooperazione è di ottenere un miglior coordinamento dei servizi di salvataggio e degli aiuti umanitari in caso di calamità naturali. L’incontro di formazione preparatorio, cui hanno partecipato i coordinatori nazionali delle emergenze, si è svolto dal 22 al 24 ottobre a Istanbul. Il programma si basa sull’adozione di tecniche e procedure sistematiche volte a sviluppare modalità di assistenza che possono essere efficacemente impiegate in situazioni di emergenza. “Questo progetto consentirà a Caritas Slovacchia e ai nostri uffici diocesani di acquisire nuove abilità e competenze e di creare un luogo di scambio reciproco di esperienze a livello internazionale”, ha spiegato Júlia Aguado, responsabile delle emergenze per la Slovacchia. “Siamo convinti che il progetto contribuirà in maniera significativa a migliorare l’approccio professionale delle istituzioni Caritas europee, in particolare per quanto riguarda la loro efficacia nel rispondere ai bisogni delle persone colpite da calamità naturali”, ha aggiunto Thomas Hackl, manager del progetto.

Ucraina: Chiese cristiane e dialogo con lo Stato
La profonda preoccupazione per gli attuali rapporti tra Stato e Chiesa: si è parlato principalmente di questo durante il meeting del Consiglio dei rappresentanti delle Chiese cristiane in Ucraina (Crccu) che si è svolto il 1° novembre sotto la presidenza del vescovo evangelico Mykhailo Panochko. I delegati hanno rilevato che ultimamente “le autorità hanno mostrato un crescente disinteresse nei confronti delle proposte e delle iniziative delle istituzioni pubbliche, incluse le Chiese e le organizzazioni religiose”. A riprova dell’inefficacia del dialogo tra il governo e la società, i partecipanti hanno citato l’adozione della legge sul regime linguistico che ha suscitato le proteste dei cittadini, l’adozione delle modifiche alla legge ucraina sulla libertà di coscienza e sulle organizzazioni religiose (Legge 10221), e il contenuto delle decisioni della Commissione governativa di tutela dei diritti delle organizzazioni religiose. Secondo l’Istituto per la libertà religiosa, i rappresentanti delle Chiese hanno stabilito che in futuro il dialogo con le autorità statali dipenderà dalla decisione che il presidente prenderà in merito all’appello che gli avevano rivolto con il quale lo invitavano a bloccare con il suo veto le modifiche alla Legge 10221. Durante il meeting si è inoltre discusso della preparazione di eventi comuni per la celebrazione del 1025° anniversario del battesimo della Rus’ kieviana.

Francia: appello alla coscienza contro nozze gay
“Quando la Chiesa fa appello alla coscienza umana, non cerca di imporre una particolare concezione di esistenza. Si riferisce a ciò che la nostra civiltà ha decifrato come senso della vita umana e del rispetto della dignità personale di ciascuno”. Nell’omelia pronunciata il 4 novembre a Lourdes, il presidente dei vescovi francesi card. André Vingt-Trois è tornato a parlare del progetto di legge che verrà presentato oggi, 7 novembre, dal governo francese per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e le adozioni da parte delle coppie gay. Nel santuario mariano è in corso l’assemblea plenaria dei vescovi francesi che si concluderà giovedì. “La nostra fede e la nostra saggezza cristiane – ha detto il cardinale – hanno svolto un ruolo importante in questa presa di coscienza comune”, e “quando questi imperativi della coscienza umana sono contestati e rigettati da leggi che ridefiniscono le condizioni del vivere insieme, noi non possiamo tacere”. “Quando difendiamo il diritto dei bambini a crescere facendo riferimento a colui e a colei che hanno dato loro la vita, noi non difendiamo una posizione particolare”. “Noi – ha detto il card. Vingt-Trois – riconosciamo ciò che viene espresso dalle pratiche e dalla saggezza di tutti i popoli fin dagli albori del tempo”. Nell’omelia l’arcivescovo ha parlato dell’Anno della fede e delle difficoltà che il cristiano incontra quando cerca di esprimere “le conseguenze” di ciò che crede. “Il cristianesimo allora – ha detto l’arcivescovo – può apparire a qualcuno come un giogo troppo pesante da portare, soprattutto in una civiltà dominata dalla soddisfazione dei propri desideri personali”. Ma le regole, ha concluso, sono date per “il bene dell’uomo”.