ARTE CONTEMPORANEA

Tornano i temi cristiani

Jérôme Cottin: ”una reale vicinanza” tra creazione artistica e spiritualità

L’auspicio che Chiese e istituzioni religiose sappiano cogliere l’opportunità offerta loro dall’arte contemporanea per "scoprire" e "incontrare" l’uomo di oggi. Ad esprimerlo è Jérôme Cottin, docente alla Facoltà di teologia protestante dell’Università di Strasburgo, che oggi 7 novembre ha tenuto a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, la conferenza "Arte e spiritualità nella postmodernità: nuove convergenze", secondo appuntamento del ciclo sulla creazione artistica "Il dono dell’opera. Filosofi e teologi di fronte al rischio dell’arte". L’iniziativa (ottobre 2012 – maggio 2013) è promossa dall’Institut Français – Centre Saint Louis con la Gregoriana e gode del patrocinio del Pontificio Consiglio della cultura e del Vicariato di Roma.

Rinascita di temi cristiani. Da circa dieci anni, ha osservato Cottin, si registra "una rinascita di temi cristiani nell’arte. Un fenomeno diffuso, non coordinato, difficile da valutare" e che "non può essere separato da un altro fenomeno, simile, ma non identico: un nuovo interesse per nozioni ampie e difficili da definire, ossia il sacro, lo spirituale o il religioso". Due aspetti "che si pongono in continuità" e al tempo stesso "in tensione o addirittura in conflitto tra loro". Di qui alcuni esempi. Tra questi "Traces du Sacrè", grande esposizione di arte contemporanea allestita nel 2008 a Parigi al Centre Pompidou, caratterizzata dalla ricerca di spiritualità, ma dalla totale assenza "delle figure bibliche e del Dio e della tradizione cristiana". Quindi "Medium Religion: les médias électroniques, vecteurs et producteurs du religieux" (Karlsruhe, 2008) dalla quale, secondo Cottin, è emerso che i new media non sono solo "mediatori del religioso", ma "diventano essi stessi oggetti religiosi". Nel proporre alcuni esempi di "allusioni cristiane" in artisti che "non rivendicano alcun attaccamento al cristianesimo", il teologo si è soffermato in particolare sulla retrospettiva "Extases", allestita nel 2010 da Ernest Pignon-Ernest nell’antica cappella di Saint-Denis e dedicata al tema della mistica femminile cristiana del 2010. Otto figure, tra cui Hildegarde de Bingen e Teresa d’Avila, di fronte alle quali lo spettatore "diveniva lui stesso, se non un mistico, almeno un testimone oculare della ricerca mistica di queste donne".

Interprete ed ermeneuta. In questo scenario, secondo Cottin, oggi occorre anzitutto "accogliere positivamente le infinite possibilità e la diffusa e marcata presenza dell’arte contemporanea nella società". Un’arte "che è ovunque; raggiunge la vita" e in essa "ritrova il suo linguaggio primitivo". "Queste opere degli ultimi anni in dialogo con la spiritualità – ha sottolineato – sono spesso realizzazioni effimere e immateriali. Ciò costituisce sia un vantaggio (esse, in quanto fragili, soggette al tempo e allo spazio, non possono vantare pretese di assolutizzazione), sia uno svantaggio (possono difficilmente essere visibili al fuori della sede espositiva che le ha visto nascere)". I loro "riferimenti, estetici e religiosi al tempo stesso, sono spesso collegati a loro volta con altri riferimenti, politici, filosofici, culturali, etici. Si assiste allora ad una sovrapposizione di senso per mezzo della creazione artistica, e ciò contribuisce a dare all’opera una maggiore densità simbolica, complessità o universalità". Una varietà "estetica e religiosa" che "non deve essere vista come perdita o tradimento, bensì come opportunità per costruire nuovi ponti con la cultura contemporanea, postmoderna". "Dietro i rifiuti, le critiche, le provocazioni – è il monito di Cottin -, si nascondono spesso questioni reali, oltre al desiderio di un nuovo dialogo che occorre saper comprendere e cogliere". Il teologo che si interessa al fenomeno artistico deve pertanto "essere più che mai un interprete, un ermeneuta. Si tratta di interpretare due messaggi: il cristianesimo (che per principio sa fare), ma anche l’arte contemporanea (cosa che non sa fare, ma che deve apprendere, mettendosi in ascolto dell’arte e gli artisti contemporanei)".

Viva e provocatoria. "Le possibilità e le ricchezze di questo (nuovo) dialogo – ha evidenziato il relatore – si concretizzano già in una serie di realizzazioni artistiche di grande qualità in un contesto (istituzionale) di chiesa e in un contesto (spaziale) di chiesa. Vi è una domanda reale da parte degli artisti di creare ed esporre nelle chiese, e non solo per questioni di opportunità materiale". Secondo Cottin, "tra la creazione artistica e l’espressione spirituale esistono forti analogie, una reale vicinanza". Ancorché su piani diversi, sono entrambe caratterizzate dalla "valorizzazione dei significati, dall’accettazione del corpo umano nelle sue potenzialità e debolezze, dall’amore per la materia come elemento da contemplare e salvaguardare, dalla valorizzazione e conservazione del creato". Di qui l’interrogativo finale: "Le Chiese e le istituzioni religiose sapranno cogliere questa opportunità offerta loro per scoprire e incontrare meglio gli uomini e le donne di oggi attraverso l’arte contemporanea? Un dialogo mediante una creazione artistica viva e provocatoria, senza dubbio viva perché provocatoria".