LAZIO
“Ragazzi fuori”, un progetto per il reinserimento socio-lavorativo
L’Assessorato alla sicurezza della regione Lazio ha investito 49 mila euro per il progetto “Ragazzi fuori”. Si tratta di un’iniziativa diretta a favorire il reinserimento socio-lavorativo di un gruppo di 20-25 minori e giovani adulti, autori di reati e in carico ai servizi minorili della giustizia in Regione. “Ragazzi fuori” prevede l’accompagnamento educativo, il sostegno all’inserimento in attività di formazione-lavoro e l’affiancamento in situazioni di socializzazione ludico-ricreative. Il progetto è nato grazie a un protocollo d’intesa tra l’assessorato regionale e il Ministero della giustizia-Centro per la giustizia minorile per il Lazio del Dipartimento giustizia minorile. In questo percorso verranno accompagnati da un minimo di 10 a un massimo di 15 ragazzi e ragazze italiani e stranieri, tra i 14 e i 21 anni, sottoposti a procedimento penale. A questo gruppo si aggiungeranno 10 borse lavoro di durata trimestrale rivolte a giovani tra i 17 e i 21 anni. Il Ministero della giustizia, tramite il Centro per la giustizia minorile per il Lazio, individuerà i soggetti partecipanti, curerà il coordinamento ed effettuerà il relativo monitoraggio. Secondo le intenzioni dell’assessorato, il progetto vuole “prevenire le devianze sociali e i rischi di recidiva; promuovere l’autonomia attraverso l’esperienza delle borse lavoro, la cultura dell’accessibilità al lavoro e il principio delle pari opportunità non in un’ottica meramente assistenzialistica; favorire il raggiungimento del benessere individuale, familiare e sociale dei giovani coinvolti”.Sulla strada giusta. “Sono iniziative lodevoli e funzionali al lavoro di recupero dei giovani e degli adolescenti”: è positivo il parere espresso da padre Gaetano Greco, cappellano dell’Istituto penale per minorenni di Roma “Casal del Marmo” e gestore di “Borgo Amigò”, una comunità per misure alternative al carcere. “D’altra parte – spiega – l’assessore alla Sicurezza non è nuovo a iniziative di questo genere, in più occasioni è stato vicino ai ragazzi dell’Istituto e, fra tutte, questo sembra il progetto più significativo”. Per p. Greco “l’inserimento lavorativo è lo strumento migliore per evitare la recidiva”, ma aggiunge che si tratta di un’impresa non facile perché “l’attuale situazione sociale non è molto favorevole a iniziative di questo genere, con una marea di adulti e giovani senza lavoro”. Alla fine dei conti, considerata l’attuale crisi economica, chi paga il prezzo più salato “sono le frange più deboli della popolazione e quindi anche gli adolescenti”. “Non nascondo – prosegue il religioso – che i problemi sono tanti, ma credo che una società attenta non possa abbandonare i più fragili. Penso, invece, che quanto più s’investe in questa direzione, tanto più tutta la società potrà avere giovamento, se non nell’immediatezza, sicuramente in una prospettiva più lunga, con effetti benefici su una crescita adeguata dei ragazzi e delle ragazze”.Mettere a sistema. Per Barbara Pucello, educatrice professionale del settore formazione dell’associazione “Libera” e responsabile del progetto “Nuove opportunità” per l’inserimento socio-lavorativo di minori in area penale, non ci sono dubbi: “Questa è una di quelle iniziative che tutelano effettivamente i minori entrati in un circuito penale, perché consente ai giovani di avere la possibilità di ripensare il loro vissuto sotto un’ottica diversa e dà loro opportunità concrete di reinserimento sociale e lavorativo che difficilmente potrebbero ottenere con canali diversi”. Questi interventi sono necessari e fondamentali, ma spesso, come in questo caso, soffrono della scarsità delle risorse disponibili, rischiando di rimanere limitati nel tempo. “Occorrerebbe invece – spiega l’educatrice – lavorare e investire risorse per metterli a sistema, renderli strutturali, farne dei servizi permanenti”. Per Pucello, “sarebbe opportuno avere un sistema complesso di azioni che possa prevedere fasi d’intervento e di recupero ad ampio raggio, sia per coloro che entrano direttamente nel circuito carcerario, sia per chi viene sottoposto a misure alternative”. La grande mancanza che c’è nel territorio laziale rispetto ad altre realtà del Centro-Nord, conclude la rappresentate di “Libera”, è “la ridotta presenza di cooperative, associazioni o imprese disposte a fare inserimenti lavorativi” perché c’è “una minore cultura in questo senso”.a cura di Costantino Coros(09 novembre 2012)