TV2000
Dino Boffo: questa Italia non è ”il risultato anche di decenni di tv s-centrata”?
"La crisi economica condiziona gli ascolti televisivi?". La domanda, posta dal direttore di Tv2000, Dino Boffo – nella news letter di ieri sera – è, come osserva lo stesso Boffo, di "quelle che interessano i curatori delle pagine culturali dei quotidiani o dei periodici". Ma è "una domanda che può avere una valenza anche più ampia, ed interessare per esempio gli insegnanti come i preti, i pubblicitari (va da sé) come i sociologi". "Noi di Tv2000 – spiega il direttore – non disponiamo di dati particolari, ragioniamo con quelli a disposizione di tutti". Pur senza andare nel dettaglio, per Boffo, "è facile evincere che la crisi economica ha allargato – di fatto la platea televisiva: un numero maggiore di italiani sceglie di trascorrere del tempo, anziché in altri intrattenimenti magari impegnativi sotto il profilo della spesa, davanti alla tv". Che torna così "a confermarsi il medium popolare per eccellenza, il mezzo in cui ci si rifugia quando altre possibilità vengono meno". Naturalmente "ci sarà un gruppetto di italiani che, tornando ora a rifrequentare la tv, hanno solo oggi il loro primo impatto con la tv digitale e la sua prodigiosa offerta (tra locali e nazionali, una media di 300 canali per cittadino)". È il motivo per cui, sottolinea il direttore, "anche i dati di ascolto di Tv2000, oltre che registrare un nuovo equilibrio, rilevano una crescita pure di audience". Boffo si sofferma, quindi, "sulla circostanza ‘di grazia’ (esagerato?) che questo momento porta con sé. Potrebbe essere cioè l’occasione per affezionare i telespettatori ad un’altra televisione, ossia ad un altro modo di farla e di concepirla. Facendo con ciò tesoro delle esperienze di disaffezione già registrate in passato".
Per il direttore di Tv2000, "ritenere il pubblico un interlocutore sciocco, da anestetizzare se non inibire, è la strada che non porta lontano. Portare in tv invece l’Italia reale e non quella frou-frou potrebbe rappresentare la sfida vera, specie se si ingaggiasse una gara virtuosa tra quanti intendono il mezzo televisivo non come il distributore di vuotaggini, ma lo strumento che intrattiene mentre aiuta a coltivare il bello". E qui Boffo si chiede: "Siamo proprio sicuri che l’Italia che abbiamo sotto gli occhi, e ci appare così sconsolante, non sia il risultato anche di decenni di tv s-centrata rispetto agli obiettivi di una crescita civile? Se questo è, e a noi parrebbe difficile escluderlo, allora approfittiamone per porci una domanda semplice-semplice: quali connazionali vogliamo contribuire a far crescere per l’Italia di domani? Ci sono contenuti da privilegiare e linguaggi da preferire?". Tutto questo "non per rilanciare la stagione di una tv pedagogica, ma per far tesoro piuttosto di un’implicazione inesorabile, e risvegliare una responsabilità irrinunciabile".