CARITAS IN CALABRIA
Una presenza capillare sul territorio per la dignità di ogni persona e per la legalità
"L’Anno della Fede per essere ben vissuto ci deve aiutare a vivere il comandamento dell’amore" . Lo ha detto ieri pomeriggio il presidente della Conferenza Episcopale Calabra, mons. Vittorio Mondello, aprendo i lavori del convegno regionale "Le Caritas in Calabria: dentro le sfide delle crisi e delle povertà” che si svolge a Falerna (fino a domani). "Fede e amore ha affermato -sono intimamente connesse: una fede senza amore non é incarnata; un amore senza fede non è carità cristiana”. “Chiediamoci innanzi tutto se siamo cristiani”, ha aggiunto il presule sottolineando la necessità della conversione “perché soltanto la conversione ci abilita al servizio”. Il presidente dei vescovo calabresi “vive una preoccupazione: noi cristiani, soprattutto al Sud, possiamo vantare numerose figure individuali di alto spessore caritativo”mentre “incontriamo difficilmente una comunità che, come tale, sia capace di testimoniare una sincera adesione a Cristo nella vita di carità”.
Sentinelle con il cuore del samaritano. "Non sfugge a nessuno – ha detto poi mons. Antonio Cantafora, vescovo di Lamezia Terme e delegato regionale per la Carità introducendo i lavori – la situazione di grave emergenza sociale in cui versa la nostra regione. Il dramma della disoccupazione, l’acuirsi della criminalità, la crescente emigrazione dei giovani, sono alcuni tratti che dipingono il quadro di questa terra”. Il presule ha espresso vicinanza alle popolazioni che stanno vivendo il dramma del terremoto sul Pollino, tra Calabria e Basilicata ricordando l’impegno della Caritas a livello regionale e diocesano. “A questo – ha aggiunto Cantafora – si affianca “il lavoro di accoglienza dei flussi migratori che stanno raggiungendo le coste calabresi e l’impegno alla diffusione e crescita di una mentalità civica e improntata alla legalità”. "Le Caritas calabresi ha sottolineato mons. Cantafora – presenti in modo capillare sul territorio regionale si vedono impegnate nel ruolo profetico di sentinelle con un cuore come quello del samaritano che sa vedere ed attirare l’attenzione di istituzioni e comunità”.
Sentinelle del mattino contro la mafia. "E’la fede che ci porta ad una carità operosa nell’incontro con Dio”, ha detto questa mattina mons. Salvatore Nunnari, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, aprendo la seconda giornata dei lavori: “dobbiamo portare agli altri l’amore di Dio con segni concreti, con le opere, affinché i fratelli si convertano a Dio e scoprano che la fede è bella perché Dio ci ama". Per il presule i cristiani devono essere “sentinelle del mattino contro una presenza che non solo ha rovinato e sta rovinando la Calabria, ma religiosamente sono un inganno per loro e qualche volta per una chiesa che, soprattutto nel passato, non è stata sempre attenta a questa presenza devastante delle organizzazioni mafiose nelle feste religiose. I mafiosi non hanno ricchezza di valori vissuti. Abbiamo l’obbligo verso questi uomini di aprire con le chiavi della carità il loro cuore, che tra i poveri nonostante le loro ricchezze materiali, è la gente più povera del mondo".
Costruire Speranza. Già nel 2007 le Caritas della Calabria riunite in un convegno ribadivano che la mafia è "cosa nostra". E in questi anni la Chiesa calabrese non ha mai smesso di farsi sentire richiamando alla pressante necessità di comportamenti di vita cristiana che siano coerenti e attraverso alcuni documenti ha indicato anche le strade che i cattolici calabresi sono chiamati a percorrere. Su questo si basa il progetto pastorale della Caritas Calabria "Costruire speranza". Un progetto contro la mafia che coinvolge tutti, la popolazione, il territorio, le istituzioni, le scuole e le associazioni. “L’handicap di noi calabresi hanno detto Vincenzo Alampi e Carmela Zavettieri, direttori Caritas di Oppido M.-Palmi e Locri-Gerace – è quello di non amare abbastanza la nostra terra, anzi la consideriamo causa delle nostre difficoltà. Il nostro obbiettivo – hanno aggiunto – deve essere quello di amare la nostra terra come una sposa e farla diventare bella come un giardino, attraverso il bene comune".
Abitare parrocchie e territori. Al convegno anche don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana che, parlando dei 40 anni dell’organismo pastorale, ha ricordato le “prospettive” emerse dal 40mo a partire da un ritorno ad “abitare parrocchie e territori: là sono i destinatari privilegiati dell’agire dell’organismo pastorale, comunità e poveri”. E poi “individuare, assumere e far emergere i bisogno nascosti e privi di risposta”. "Il problema oggi non è un problema sociale o economico ma è l’era del vuoto”, ha sottolineato il direttore di Caritas Piemonte Pierluigi Dovis: “il vuoto è il tempo della crisi economica, culturale, politica e religiosa. Nella realtà odierna non c’è più la carità ma ci sono tante carità, ma i cristiani sono chiamati a testimoniare la carità di Dio”. "In questo momento di emergenza appare evidente il bisogno di maggiori azioni improntate a politiche di solidarietà e sussidiarietà – ha spiegato il direttore Caritas della Calabria, don Antonino Pangallo – che ancor prima di azioni governative, sollecitano ogni cittadino calabrese a fare la sua parte prestando attenzione alla persone che ci circondano: ai loro bisogni materiali, forse immutati dal tempo del benessere, ma anche psicologici per resistere alle sfide della società contemporanea che esclude chi non consuma”. Un convegno, questo, ha sottolineato ancora don Pangallo, che si svolge in un momento particolare di crisi economica e spirituale che colpisce le famiglie e l’intera Calabria. All’incontro – che si concluderà domani mattina con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Antonio Cantafora – partecipano oltre settanta tra rappresentanti e delegati Caritas delle dodici diocesi calabresi.