ANGLICANI
Mons. Mark Langham sul nuovo arcivescovo di Canterbury, Justin Welby
Episcopato femminile e unioni gay. La diversità di opinioni all’interno della Comunione anglicana e i contraccolpi sul dialogo ecumenico con le altre Chiese cristiane. Queste le sfide che attendono il nuovo e appena eletto arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. Maria Chiara Biagioni per Sir Europa ne parla con mons. Mark Langham, membro del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, con responsabilità per i rapporti con gli anglicani.
Perché è stato così difficile trovare un successore a Rowan Williams?
"La difficoltà va ricercata nei tanti problemi che la Comunione anglicana sta affrontato sia a livello mondiale che a livello nazionale nella Chiesa di Inghilterra. Sono problemi che richiedono un leader di qualità e trovare una persona all’altezza della sfide è difficile".
Quali sono allora le sfide che Justin Welby dovrà affrontare come arcivescovo?
"A fine mese il Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra voterà sulle donne vescovo. Si tratta di una misura estremamente controversa: sebbene la maggioranza degli anglicani sia favorevole all’episcopato femminile, il problema sta nella difficoltà di trovare adeguate misure di protezione per la minoranza che non è d’accordo. Perché se queste persone ritengono che la protezione non sia sufficiente, il rischio è che lascino la Chiesa di Inghilterra. Se invece al contrario si provvede ad una protezione troppo larga, il rischio è quello di creare un episcopato quello femminile di seconda classe. E’ dunque una sfida molto delicata per il nuovo arcivescovo".
E poi c’è, almeno nelle Chiese episcopaliane del Nord America, la questione delle unioni omosessuali e dei pastori dichiaratamente gay?
"Sì, anche questo è un tema decisamente controverso. A questo proposito il vescovo Welby ha affermato di essere d’accordo con le dichiarazione già fatte dai vescovi anglicani che è poi identica alla posizione dei vescovi cattolici ed è cioè contro la misura. Tuttavia ha anche detto che approfondirà la questione. Che cosa voglia intendere con questo, non sappiamo. Staremo a vedere. Ma Welby è un uomo della riconciliazione".
Lei pensa cioè che ci potrebbe essere un’apertura verso gli omosessuali?
"Lui ha detto di essere per un parere negativo ma che studierà la questione. La sua esperienza di manager in una grande ditta e soprattutto la sua esperienza di mediazione in Nigeria lo hanno reso un riconciliatore. E quindi anche in questo caso, Welby è piuttosto portato a non dire dei no secchi ma di studiare per approfondire e trovare strade per andare avanti. Sarà per noi molto interessante vedere come e cosa farà".
Quali dovranno essere a suo parere le qualità del nuovo arcivescovo?
"Deve essere in primo luogo un riconciliatore, un uomo cioè capace di tenere insieme i punti di vista in una Comunione che non ha un magistero centrale e che cerca di raccogliere una grande varietà di visioni. Sono stato in questi giorni in Nuova Zelanda all’Anglican Consultive Council con anglicani di tutto il mondo ed ho potuto verificare tra loro una grande diversità di opinioni. Tenere insieme tutti questi punti di vista sarà quindi molto difficile. In secondo luogo dovrà essere forte, dovrà dare cioè avvio ad una leadership forte in un momento in cui i valori cristiani sono messi in discussione soprattutto nella società occidentale. Deve essere poi un buon comunicatore, in un’epoca in cui i mezzi di comunicazione devono essere impegnati nel proclamare il Vangelo: il nuovo arcivescovo dovrà essere quindi pronto e capace di utilizzare tutti i mezzi. Ma soprattutto dovrà essere un uomo di profondità di preghiera. Una volta ho chiesto all’arcivescovo Williams come fosse riuscito a superare gli attacchi personali e le critiche. E lui mi ha risposto con la preghiera quotidiana. Senza dubbio il vescovo Welby avrà bisogno del forte sostegno della preghiera".
Veniamo ora al dialogo con la Chiesa cattolica. L’apertura della chiesa di Inghilterra alle donne vescovo provocherà "uno scossone ecumenico"?
"E’ certamente un problema: è difficile prevedere a quel punto un accordo perché non c’è una via media tra le due posizioni. Sarebbe cioè una decisione che allontana le due Chiese e rende ancora più difficile capire come andare avanti verso una futura e visibile comunione. Ecco allora che si fa più importante parlare e discutere insieme: perché se è vero che i problemi ci allontano, è altrettanto vero che condividiamo una vasta eredità. Da una parte l’obiettivo e la meta del dialogo e cioè l’unità visibile, si allontana, dall’altra però sappiamo che l’unità è un’opera di Dio e non dell’uomo. E’ dunque importate proseguire il dialogo".
Quale augurio le verrebbe da fare oggi a Welby?
"Gli vorrei far arrivare tutte le benedizioni per sostenerlo in questo impegno enorme. Spero che non sia una impresa troppo pesante per lui ma che sia un’esperienza di gioia e di grazia nella leadership di questa comunione che dopo la chiesa cattolica è quella più estesa del mondo. Deve essere un uomo di preghiera, di speranza, di grandi visioni".