SETTIMANA SOCIALE
Ieri a Brindisi il secondo incontro regionale dell’Azione cattolica
Nell’area portuale di Brindisi in un auditorium affollato all’interno della stazione marittima ieri pomeriggio, si è tenuto il secondo dei sedici convegni regionali dell’Azione Cattolica (Ac) in vista della 47ª Settimana Sociale (Torino, 12-15 settembre 2013). "Il porto si è ricordato – è un luogo aperto alla città, ma anche al mondo. È il luogo di chi vi lavora, come pure di chi parte o arriva". Così ha preso ancor più significato la scelta di "andare a parlare in un luogo pubblico, che appartiene a tutti, diverso dai ‘soliti’ambienti nei quali opera l’associazione", come ha spiegato al Sir il delegato regionale pugliese di Ac, Giovanni Battista Gaudioso. A tema, la riflessione su "famiglia e nuovi stili di vita", dove la parola chiave è "sobrietà", perché "occorre pensare e proporre prima di tutto a noi stessi stili di vita più sobri", ha esordito il presidente diocesano dell’Ac, Piero Conversano. Sul ruolo "pubblico" dell’Azione cattolica si è concentrato pure il saluto dell’amministratore apostolico di Brindisi-Ostuni, l’arcivescovo mons. Rocco Talucci, che ha sottolineato come sia "necessario che nel rinnovamento del tessuto sociale l’Ac riprenda vigore per un fermento missionario", laddove suo compito specifico è "l’animazione pastorale del nostro territorio".
Nell’orizzonte del bene comune. Venendo al tema del convegno, esso "nasce da un percorso ha precisato Gaudioso che l’associazione in regione porta avanti da anni, nell’orizzonte del bene comune", a partire da quelle "ferite aperte" presenti sul territorio, che vanno dal lavoro alla salvaguardia del creato (non è distante Taranto e la vicenda dell’Ilva interroga i pugliesi), all’acqua come bene comune. Il tutto ponendo alla base la famiglia, "che nel territorio pugliese è ancora un forte polmone sociale". Perciò, l’interrogativo che si è posta l’Ac pugliese era di "capire com’è possibile avere stili di vita orientati alla sobrietà, per ritrovare il significato vero delle cose che si vivono". A delineare il significato di sobrietà è stato Pino Frau, dirigente amministrativo e studioso della questione meridionale, già insegnante di religione e dirigente di Ac, che ha invitato a uscire da un’interpretazione che la lega alla "temperanza" o alla "moderazione". Non è così, quanto piuttosto "la sobrietà indica la consapevolezza responsabile di essere dentro un tempo difficile, però accettabile, dal momento che è il tempo della nostra vita".
Valore sociale. "La sobrietà, oggi più di ieri, ha bisogno di essere percepita come valore sociale", ha rimarcato Frau, e "si pone necessariamente la questione" del suo "riconoscimento pubblico": ad esempio, vi è bisogno "che a essa sia dato peso fiscale, premio d’incentivazione sul piano della formazione e della gestione della famiglia". La sobrietà, ha aggiunto lo studioso, è "via prima ed eccellente per la solidarietà, motore di socialità e di politica", il cui "significato civico" la rende "madre della giustizia" e "sinonimo di responsabilità". Eppure oggi, "nella prospettiva che ci viene data", essa sembra "un obbligo", avviando la riflessione complessiva "più su piani di sudditanza civile che su progetti di maggiore coinvolgimento democratico": dalla politica fiscale a quella salariale, al precariato lavorativo, fino alle pensioni, stringere la cinghia appare come una "scelta forzata di povertà" che porta al formarsi di "aree del rancore sociale". Un "obbligo alla sobrietà" che, però, si può trasformare in "opportunità". "Se molti sono partecipi del progetto di sobrietà ha evidenziato Frau , molti saranno parte della costruzione di una società solidale". Ecco quindi che "la sobrietà ha bisogno di essere condivisa, ma anche governata, e dev’essere vissuta da cittadini, non da sudditi".
Vivere leggeri. Al principio ha fatto seguito l’applicazione pratica del concetto con Michele Loporcaro, esponente del comitato pugliese "Acqua bene comune" (tra i promotori del referendum dello scorso anno) e membro de "Il Grillaio", gruppo di cittadini di Altamura attivi su questo tema. "La sobrietà ha stigmatizzato è necessità di vivere leggeri, mentre noi viviamo come se avessimo un pianeta di scorta ove stivare tutti i rifiuti che produciamo". Da qui una serie di dati per mostrare che "il vero debito è quello ecologico": ad esempio, servono 1.300 litri d’acqua per fare un chilo di grano, 150 mila litri per un’automobile, perciò "l’automobile più ecologica è quella che hai già"; per una bottiglia d’acqua da un litro si sprecano 15 litri per la produzione del contenitore di plastica e il trasporto; "la scelta di un nuovo stile di vita deve cominciare dal momento precedente l’entrata in un supermercato", dicendo no agli imballaggi ‘usa e getta’. Suggerimenti che hanno stimolato i presenti, poiché "la nostra fede ha concluso il presidente nazionale dell’associazione, Franco Miano non è qualcosa di separato dalla vita quotidiana" e "come Ac siamo di fronte alla necessità di far crescere la coscienza e la responsabilità rispetto a tutte quelle problematiche che riguardano il vivere comune", passando "dall’essere consumatori a protagonisti delle nostre scelte".
a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Brindisi