UNIONE EUROPEA
Trattative sempre più tese per i conti 2012, 2013 e sul budget pluriennale
Il braccio di ferro in corso a Bruxelles sui bilanci Ue è ormai di tutta evidenza. Nelle discussioni che vedono su fronti opposti Parlamento e Consiglio dell’Unione europea (dove sono rappresentati i governi degli Stati membri) si sovrappongono tre diversi problemi: la mancanza di fondi per "pagare le fatture" relative al bilancio 2012, l’intero budget 2013 e il Quadro finanziario pluriennale – Qfp – per il periodo 2014-2020.
Problemi sovrapposti. Gli argomenti sono differenti fra loro, per urgenza (bilancio in corso e conti del prossimo anno) e per entità (il Qfp si aggira attorno ai mille miliardi). Il 13 novembre le parti in causa – ossia Parlamento e Consiglio, che sono le due autorità di bilancio dell’Unione, alla presenza della Commissione, la quale invece propone lo schema di bilancio e, infine, ne gestisce le partite correnti – si ritrovano per un’ultima mediazione relativa al 2012: occorre trovare circa 9 miliardi di euro per regolare le spese che gli Stati hanno già sostenuto in base a stanziamenti del bilancio e che Bruxelles non può rimborsare (le famose fatture da pagare) perché gli stessi Stati hanno deciso di diminuire i trasferimenti alle casse Ue. La questione è venuta alla ribalta soprattutto per la mancanza di fondi per il programma Erasmus, seguita dall’opposizione di alcuni Paesi a erogare i 670 milioni di euro provenienti dal Fondo di solidarietà che dovrebbero andare a favore dei terremotati dell’Emilia, regione italiana colpita dal terremoto nella scorsa primavera. Sia per l’Erasmus che per l’Emilia si sono già avute ampie rassicurazioni che i finanziamenti si troveranno, ma la parola finale può venire solo dall’incontro di conciliazione del 13 novembre. Del resto non sono solo questi i capitoli di spesa a rischio per quest’anno: il nodo riguarda il Fondo sociale europeo, alcuni progetti di ricerca a livello comunitario, il settore dello sviluppo rurale. In particolare sono in bilico fondi che dovrebbero raggiungere, in proporzione differente, Spagna, Germania, Italia, Polonia, Bulgaria, Repubblica ceca, Grecia.
La posizione di Londra. Appare poi sempre più arduo un accordo per il budget del 2013. Si tratta dell’ultimo esercizio finanziario del periodo 2007-2013 e, come sempre, vi si accumulano spese più ingenti per chiudere una lunga serie di progetti e opere in corso. Anche in questo caso occorre recuperare una cifra non inferiore ai 6-7 miliardi, ma un gruppo di Paesi non intende far lievitare il bilancio. In testa alla "rivolta" svetta il Regno Unito: il premier David Cameron minaccia di porre il veto sul bilancio e addirittura nelle scorse settimane si era spinto a chiedere due bilanci differenti: uno per la zona euro e uno per l’Ue a 27. Per ragioni diverse, in coda a Londra si scorgono la Germania (la cancelliera Merkel non intende accrescere il bilancio comune) e altri Paesi "virtuosi" sotto il profilo finanziario e di bilancio nazionale, come Svezia, Austria, Paesi Bassi, Finlandia.
Trattative in corso. Ma le incomprensioni sui conti del 2012 e lo scontro aperto per quelli dell’anno venturo, nascondono un malessere più ampio, originatosi nella crisi e nella instabilità di una parte dei Paesi dell’Eurozona (il Parlamento greco nel week-end ha approvato il bilancio nazionale, che dovrebbe sbloccare una nuova tranche di aiuti per oltre 30 miliardi di euro), che sembra mettere in discussione anche i negoziati in atto per il Quadro finanziario pluriennale: quest’ultimo, per entrare in vigore il 1° gennaio 2014, dev’essere chiuso al più presto. In realtà è convocato un Consiglio europeo straordinario proprio su tale argomento per il 22 e 23 novembre, ma da qualche giorno a Bruxelles si vocifera di un possibile annullamento del summit senza un previo accordo sulle grandi linee del Qfp.
Incontri cruciali. Il 13 novembre è dunque previsto un altro confronto, che porrà attorno allo stesso tavolo i presidenti di Consiglio (Van Rompuy), Parlamento (Schulz) e Commissione (Barroso), con l’intento di trovare un accordo di massima. Senza il quale non è a rischio un "semplice" bilancio comunitario, ma la coesione stessa dell’Ue (molte voci nel Regno Unito invocano la "scissione") e il processo di integrazione nel suo insieme. Infatti si teme che le divisioni del bilancio si possano ripercuotere a cascata sulle trattative per dar corso all’unione bancaria e all’unione economica e monetaria, per la quale è a sua volta stabilito un summit a dicembre. Le tensioni crescono, dunque, e difficilmente la "casa comune" potrà ritrovare un suo punto di equilibrio senza un ritorno, per quanto oneroso, al principio di solidarietà, che è alla base dell’Unione europea.