ITALIA IERI E OGGI
Una metafora della storia nazionale, dei suoi limiti e delle sue potenzialità
La storia, si sa, non è maestra. Ma può aiutare molto a fare i conti con il presente e, dunque, con il futuro. Perché ci costringe a riflettere sulla nostra identità. Così non può essere solo un caso se, in una stagione incerta, si percepisce da molte parti un rinnovato interesse per gli anni del dopoguerra, quelli della ricostruzione e del cosiddetto miracolo italiano. Libri, convegni, concorsi scolastici, trasmissioni televisive, il successo reiterato degli eroi padani di taglia paesana creati dalla penna di Giovanni Guareschi, don Camillo, Peppone e il Mondo piccolo. Anche perché è ancora in campo la generazione che quegli anni li ha vissuti, in quegli anni si è formata.
Il ricominciare può essere considerato come una metafora della storia nazionale, dei suoi limiti e delle sue potenzialità.
Tra questi inizi, emblematico, perché fonda questa Italia che oggi viviamo, è quello avvenuto negli anni del secondo dopo-guerra, in cui, alla ripresa della vita civile e democratica, si è accompagnata la ricostruzione economica e sociale, in un quadro in cui permanevano conflitti molto forti, non solo ideologici, ma anche le violenze ereditate dalla guerra appena conclusa, dai totalitarismi sconfitti, quello nazista e fascista, e dal comunismo internazionale.
Guardare realisticamente al conflitto, permette di misurarne il superamento, gli inganni, le speranze, il lavoro, le mistificazioni ideologiche e finalmente le buone opere.
Il ricominciare per alcuni fu più difficile che per altri, quando mancava il necessario, si masticava la vera miseria. Ma tutto questo confluisce in una molteplicità di risposte, efficaci, creative. Metafora dell’Italia è anche questo confluire, disordinato, conflittuale e creativo, di storie personali, familiari, in un tessuto prima civico, poi sempre più ampio.
C’è un ricco deposito di risposte ai bisogni sociali, messo in opera da uomini e donne, da famiglie, che, "dal basso" e "liberamente", si sono messi assieme e hanno collaborato a costruire la storia del nostro Paese. Successi, ma anche insuccessi, che dimostrano le risorse, una vitalità e una capacità d’intrapresa che, messe alla prova, hanno consentito la ripresa. Con tanto, tanto sacrificio, e molto, molto lavoro.
E ci fanno da pungolo.
Così come le personalità, figure sobrie, appassionate. Uomini capaci di visione, ma anche di pagare di persona. In questi giorni si è ricordato il cinquantesimo della tragica fine di Enrico Mattei, che questa Italia della ricostruzione e dello sviluppo aveva proiettato in giro per il mondo. Una visione mondiale, fortemente ancorata in Italia, aveva anche un altro protagonista di quegli anni, Adriano Olivetti. Per non parlare di Alcide De Gasperi. Quest’estate, nella ricorrenza della sua scomparsa, molti dei protagonisti del modesto dibattito politico di questi mesi, sembravano rivendicarlo. Molto bene, finalmente. È l’ispirazione giusta per ricominciare davvero.