ALLUVIONE IN TOSCANA
Maltempo eccezionale e dissesto idrogeologico
Il maltempo eccezionale di questi giorni, che ha colpito soprattutto Toscana, Lazio e Umbria, ancora una volta ha causato disastri, con morti e moltissimi danni, legati al dissesto idrogeologico. A Matteo Mascia, coordinatore del Progetto etica e politiche ambientali della Fondazione Lanza, Gigliola Alfaro, per il Sir, ha posto alcune domande.
Quanto è avvenuto adesso, ma anche nel corso degli ultimi anni, per le fortissime piogge, mostra come il nostro territorio sia sempre più vulnerabile?
"La parola giusta è proprio vulnerabilità, nel senso che il territorio italiano ha già alcune caratteristiche geologiche e morfologiche di grande debolezza. Lo sviluppo della nostra società in questi anni ha puntato molto sul versante di una crescita costruita anche attraverso la trasformazione del territorio, con la forte urbanizzazione degli anni ’60, ’70, ’80, ma che continua ancora oggi senza adeguati piani regolatori. A questa situazione di vulnerabilità si aggiungono ulteriori fattori legati alle trasformazioni ambientali che stiamo vivendo, in particolare al cambiamento climatico in corso. Uno dei primi elementi che caratterizza questo fenomeno è l’aumento degli eventi meteorologici estremi, come quelli registrati sul nostro territorio. Questo insieme crea morte, distruzione, problemi economici e sociali".
Alla cementificazione selvaggia la natura sembra rispondere con altrettanta forza…
"Siamo di fronte a dei segnali molto forti, che ci vengono da un ambiente trasformato. Avremmo bisogno di una maggiore capacità di programmazione, ma anche di un’azione politica, normativa ed economica. Oggi siamo chiamati ad adattare le nostre scelte di tipo urbanistico, sociale ed economico a questi eventi naturali che si susseguono e che ci impongono di agire con intelligenza e attenzione per migliorare la qualità della vita delle persone. I nostri vescovi, non a caso, con il tema dell’ultima Giornata di salvaguardia del creato, ‘Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra’, ci hanno fatto riflettere sull’uso insostenibile dell’ambiente naturale e sul suo sfruttamento eccessivo a cui bisogna contrapporre uno sguardo alla terra come il dono che Dio ha fatto all’uomo per viverlo e per trasmetterlo alle future generazioni".
Perché si fa poco sul piano della prevenzione?
"Gli enti locali hanno grandissimi problemi di liquidità e uno dei pochi fattori che consente alle casse comunali di ricevere entrate è legato alle opere di urbanizzazione. Di conseguenza, per garantire un minimo di servizi, il Comune deve guadagnare consentendo la costruzione e quindi la cementificazione del territorio. Insomma, gli enti locali sono i primi controllori, ma anche devastatori del territorio. Abbiamo bisogno di normative che vengano accolte e attuate con puntualità. L’Unione europea da più di quindici anni ha emanato una serie di direttive e di regolamenti sul fronte urbanistico e di gestione del territorio, che fanno fatica a trovare risposte effettive nel nostro Paese, anche perché sul fronte economico c’è il tentativo di dare risposte nell’immediato: pensiamo, ad esempio, ai piani casa per rilanciare l’economia. Questa iniziativa porta nuova cementificazione del territorio, mentre bisognerebbe prevedere una riqualificazione degli edifici esistenti".
Oltre che di nuove politiche, si dovrebbe parlare, allora, anche di un’etica ambientale…
"Certamente. Il rapporto che abbiamo con l’ambiente naturale va ripensato in profondità: l’ambiente naturale non è un mero oggetto che possiamo utilizzare a nostro piacimento, ha comunque un valore in sé, per noi cristiani, perché è un dono di Dio; ma, anche per gli altri, per la bellezza e i servizi che porta per una migliore qualità della vita. Dobbiamo perciò ripensare a un rapporto di giustizia con l’ambiente naturale, che vuol dire anche giustizia con i poveri e con chi verrà domani. La giustizia, che è un tema forte dell’etica ambientale, è fortemente integrata a una nuova politica dell’ambiente legata a una politica dello sviluppo, nella quale la sostenibilità diventa centrale".
I disastri legati al dissesto idrogeologico mostrano l’urgenza di educare a un corretto rapporto con l’ambiente?
"La dimensione educativa è la più importante su cui lavorare, anche perché le responsabilità sono sempre su più livelli. Ad esempio, i Comuni danno il consenso a costruire per ricevere introiti, ma è anche vero che le persone vogliono costruire la propria casa anche se quel terreno è vicino a un fiume o si trova comunque in un territorio a rischio. Certo la politica deve migliorare, ma anche le nostre scelte devono essere più attente al rapporto con l’ambiente. Ci dobbiamo porre la questione di un’educazione, non solo dei giovani, che consenta di comprendere il tempo che stiamo vivendo e i cambiamenti che stiamo conoscendo, nuovi per il genere umano. È importante, dunque, un’educazione alla conoscenza della natura, che ci consente di discernere rispetto alle scelte da prendere, una conoscenza che ci chiami anche all’azione nella consapevolezza che tutti possiamo fare qualcosa per migliorare la condizione dell’ambiente e della vita delle persone".