CATTOLICI E PACE

Salvare la speranza

Maritain e la Pacem in terris: attualità di un pensiero filosofico

Pace e guerra tra le nazioni a 50 anni dalla Pacem in Terris": è stato il tema del convegno, svoltosi dal 16 al 17 novembre tra la città di Arezzo e la sede di Rondine ‘Cittadella della pace’, organizzato congiuntamente dall’associazione "Rondine Cittadella della pace" e dall’istituto internazionale "Jacques Maritain". La speculazione filosofica di uno dei maestri del pensiero cristiano del Novecento e l’analisi dell’enciclica "Pacem in Terris" sono state le linee guida dell’incontro che ha visto tra i suoi relatori i docenti universitari Luigi Bonanate, Stefano Zamagni, Angelo Caloia, Antonello Biagini, Adriana Di Stefano, e studiosi ed esperti come Valdo Spini, Franco Vaccari e Roberto Papini, segretario generale dell’Istituto internazionale Jacques Maritain. Un tema, quello del convegno, reso ancora più attuale dal conflitto in corso a Gaza, dove si registrano gravi scontri tra fazioni palestinesi ed esercito israeliano, con morti e feriti, che rievocano gli spettri dell’operazione "Piombo fuso" di quattro anni fa. Daniele Rocchi, per il Sir, ha chiesto un bilancio dei lavori a Roberto Papini, segretario generale dell’Istituto internazionale Jacques Maritain.

"Il prossimo anno è l’anniversario della Pacem in Terris, sarà l’Anno della fede e il 50° del Concilio in cui il tema della pace è stato centrale con il suo accento posto sui diritti umani. Il presupposto del diritti umani è stato fortemente dibattuto in seno al Concilio, ed il documento conciliare Dignitatis humanae lo riprende in toto" spiega Papini. "Per la prima volta, e accade durante il Concilio, la Chiesa riconosce che l’ideale non è lo Stato confessionale ma uno Stato che rispetti le diverse fedi religiose. Partendo da questo principio e rileggendo la Pacem in terris si può dire che Maritain aveva anticipato molte idee dell’Enciclica, da qui la scelta di fare un convegno su Maritain e la pacem in terris".

Come vedrebbe Maritain le crisi ed i conflitti di oggi?
"Maritain, riflettendo, nel 1949, su quale filosofia costruire per evitare che si ripetessero le due catastrofi mondiali, pensava che bisognava limitare la sovranità dello Stato e che i popoli si intendessero su principi comuni che sono i diritti dell’uomo, sui quali si potrà costruire una comunità internazionale capace di limitare il problema della guerra. Dieci anni dopo, nel 1959 Maritain scriveva che purtroppo le democrazie occidentali non hanno saputo approfittare della vittoria per riorganizzare il mondo creando le necessarie organizzazioni internazionali che avessero potere per limitare i focolai di guerra. Maritain, tuttavia, ha indicato la strada su come riorganizzare questa comunità: riconoscere i diritti umani e limitare la sovranità dello Stato. Insomma, non può accadere che gli Usa intervengano in Iraq unilateralmente…"

Il prof. Zamagni, nel suo intervento al convegno, proponeva una nuova assemblea Onu in cui sia presente la società civile. E’ d’accordo?
"Si tratta di una linea espressa da Maritain. Il filosofo punta sullo sviluppo della società civile, sulla crescita di organismi civili, in una presa di coscienza della opinione pubblica mondiale che gli Stati non possono fare ciò che vogliono, e nemmeno i poteri religiosi, economici e finanziari. Questo è un aspetto positivo della globalizzazione che favorisce la comunicazione e la presa di coscienza della società civile sul valore della dignità della persona. Si tratta di istanze che potrebbero, oggi, trovare istituzionalizzazione all’interno di una seconda Assemblea Onu. Questo potrebbe aiutare alla soluzione dei conflitti".

Quale ruolo possono giocare le religioni nel dirimere le controversie e le crisi mondiali?
"Le religioni sono importanti come ha dimostrato Giovanni Paolo II con lo spirito di Assisi e il rifiuto delle guerre. E’ necessario lavorare, affermava Maritain, come lievito nella pasta per animare la società e i governi in vista della pace. Urge lavorare per salvare la speranza degli uomini in un ideale di pace sulla terra. Quanto scritto nella Pacem in terris di Giovanni XXIII sottolinea l’importanza della dignità umana e costituisce la principale promessa per un futuro pacifico".