LIGURIA
Scuola: tre bandi (Fse) per evitare la dispersione
A febbraio partiranno tre bandi della regione Liguria contro la dispersione scolastica per un totale di 1,5 milioni di euro nell’ambito dei finanziamenti del Fondo sociale europeo (Fse). Saranno indirizzati rispettivamente agli istituti professionali, dove un terzo dei ragazzi si dirigono dopo un fallimento scolastico, alle associazioni che si occupano dei ragazzi che hanno già abbandonato e allo studio del fenomeno dei ragazzi che sono fuori dalla scuola e dal lavoro. In Liguria, infatti, è aumentato di quattro punti (dal 12,4% del 2009 al 16,2% del 2010) la percentuale dei giovani che abbandonano la scuola dell’obbligo. In tutto si tratta di 4 mila studenti.Cambio di mentalità. “Il lavoro fatto dalla regione Liguria per potenziare e valorizzare la formazione professionale è un grosso contributo a un cambio di mentalità quanto mai indispensabile e i tre bandi, rivolti al contrasto della dispersione scolastica e indirizzati a enti di formazione e ad associazioni, sono sicuramente un fatto molto positivo”. Il cambio di mentalità citato da Cinzia Romitelli, dell’Agesc Liguria, riguarda la consapevolezza che “tutti i percorsi scolastici e formativi hanno pari dignità”. Questo perché, spiega Romitelli, “ritengo che il principale motivo della dispersione scolastica sia da imputare all’incapacità del sistema scolastico e formativo di trasmettere ai ragazzi dei valori certi e delle motivazioni sul perché valga la pena studiare e impegnarsi e quindi manca la prospettiva del futuro”. Contrariamente alle generazioni precedenti, sottolinea, “il messaggio che spesso passa tra i ragazzi è che tanto ciò che conta non è il merito ma le conoscenze e pertanto è inutile perdere tempo con la scuola”. Per questo è necessario “ridare speranza ai nostri giovani, valorizzando ciò che essi sono come persone, con le loro potenzialità e i loro limiti, e ascoltandoli di più”.Segno di lungimiranza. “È certamente apprezzabile che la Regione intenda intervenire economicamente proprio nel settore più ‘critico’, l’istruzione professionale, come evidenzia una recente indagine”, afferma Rossella Verri, presidente Uciim Liguria onlus. “In un’epoca in cui la scuola è continuamente ‘tagliata’ anziché ‘promossa’ – prosegue – è segno di grande consapevolezza e lungimiranza per il futuro sostenere azioni mirate a ricostruire la parte più debole del tessuto scolastico”. Verri evidenzia che “sarebbero utili anche bandi che promuovano modelli nuovi e trasferibili d’insegnamento e di apprendimento, con verifica obbligatoria delle ricadute didattiche, a medio e a lungo termine”. Questo perché “l’insegnante svolge un ruolo fondamentale per la crescita della società ma per i docenti non è prevista la formazione obbligatoria, né esiste la figura giuridica del docente-orientatore, formalmente riconosciuta in tanti altri Paesi europei”. Per quanto riguarda poi la formazione professionale, sottolinea Verri, “dovrebbero essere realizzate forme d’istruzione fondate sulla cultura del lavoro e su organizzazione e metodi radicalmente nuovi, maggiormente basati sull’agire e sull’interagire, non solo sul leggere e ascoltare le lezioni”.Sostenere i giovani nella globalità. Quella della dispersione è “una situazione multi-problematica e complessa che richiede una risposta articolata di azioni di contrasto”, sostiene Angela Galasso, esperta di dinamiche educative e presidente regionale di Fism Liguria. A suo avviso occorre avviare “solide relazioni tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro” perché “la mancanza di dialogo tra questi due contesti è in buona parte causa della grave debolezza dei giovani”. Serve poi il “coinvolgimento delle diverse parti sociali per la creazione e il consolidamento della comunità educante” e in questo campo “il Terzo settore può svolgere un efficace ruolo di promozione e catalizzazione delle diverse risorse al fine di qualificare l’offerta educativa nei territori”. Auspicabile poi “l’attivazione di centri e servizi volti al sostegno alla persona giovane nella sua globalità”. Si tratta “di fronteggiare la debolezza della persona e la fragilità del desiderio di realizzazione di sé, che si riscontra diffusamente nei giovani, attraverso l’offerta di relazioni educative in grado d’indicare il significato delle scelte e delle azioni intraprese”. Infine, è necessario mettere in atto “azioni mirate al rafforzamento delle competenze in maniera individualizzata e centrata sulle reali aree di debolezza della persona, in una logica di valorizzazione delle risorse e di sostegno nelle difficoltà pratiche”.a cura di Adriano Torti(19 novembre 2012)