R.D. DEL CONGO

Venti di guerra

La caduta di Goma nelle mani dei ribelli aggrava la crisi umanitaria

La città di Goma, capoluogo del Nord Kivu nell’Est della Repubblica democratica del Congo al confine con il Ruanda, è da martedì sotto il controllo dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23), una ribellione nata nell’aprile scorso dall’ammutinamento di un gruppo di militari dell’esercito congolese. Alla base della decisione l’accusa al governo di non aver rispettato gli accordi con cui una precedente ribellione filo ruandese – da cui molti dei nuovi ribelli provengono – era stata integrata nell’esercito regolare nel 2009. Un legame, quello tra l’M23 e i Paesi vicini, ribadito anche da un recente rapporto delle Nazioni Unite che accusa i governi ruandese e ugandese di sostegno militare e logistico alla ribellione. E proprio ieri i presidenti di Uganda, Ruanda e R.D. del Congo si sono ritrovati a Kampala per una mediazione; una riunione conclusa con l’invito ai ribelli di ritirarsi da Goma. "La situazione in città è relativamente calma e, seppur timidamente, alcuni negozi hanno riaperto, ma non sappiamo cosa succederà", racconta al Sir una fonte da Goma, dove gli scontri hanno aggravato la situazione umanitaria rendendo più difficile il flusso degli aiuti. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite vi sarebbero 60 mila nuovi sfollati che vanno ad aggiungersi a circa 2,4 milioni presenti in R.D. del Congo. Per capire i possibili sviluppi di questa nuova crisi Michele Luppi per il Sir ha intervistato Muhindo Mughanda, docente di Relazioni internazionali all’Université Officielle de Ruwenzori a Butembo, a circa 360 chilometri a nord di Goma.

È da mesi che l’M23 controlla ampie porzioni del Nord Kivu: a cosa è dovuta l’accelerazione degli ultimi giorni?
"Credo che l’elemento principale di novità sia il posizionamento del Ruanda, da sempre ritenuto lo sponsor principale di questo movimento, che siede ora al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (per uno dei seggi non permanenti, ndr). Un passaggio che ha rafforzato la sua posizione, nonostante le accuse dei rapporti. Da qui credo sia partito il via libera ai ribelli per forzare la mano al governo congolese e costringerlo alle trattative da una posizione di forza".

Martedì si è anche verificato uno scambio di colpi di artiglieria tra l’esercito congolese e quello ruandese. Crede si possa tornare a una guerra tra i due Paesi?
"Bisogna fare una premessa: il presidente congolese Kabila ha sempre dichiarato di voler trattare direttamente con il Ruanda e non con i ribelli, ritenuti solo il braccio del governo ruandese. Dall’altra parte il governo di Kagame ha sempre respinto al mittente questa possibilità smentendo ogni legame. Credo che la scelta dell’esercito congolese di colpire il territorio ruandese nasca dalla volontà di costringere il Ruanda al tavolo delle trattative".

I tre presidenti si sono ritrovati ieri a Kampala per parlare della crisi. Crede a questa mediazione?
"Non ho molta fiducia perché non capisco come l’Uganda, accusato dagli esperti delle Nazioni Unite di sostenere i ribelli insieme al Ruanda, possa svolgere anche il ruolo di mediatore. Ma anche la stessa leadership di Kabila è messa in discussione".

Come dimostrerebbero le proteste in diverse città. Di cosa è accusato?
"La rapida caduta di Goma fa pensare che l’esercito congolese non sia stato messo nelle condizioni di rispondere ai ribelli. Per quanto ben equipaggiati, l’M23 non dovrebbe contare più di 3-4 mila uomini, per cui si fatica a capire come sia stata possibile un’avanzata simile. C’è chi denuncia la volontà d’indebolire l’esercito congolese dall’interno".

A Goma restano i Caschi blu della Monusco, anch’essi al centro delle polemiche: alcuni li accusano di aver preso parte ai combattimenti venendo meno al dovere di neutralità, altri, invece, di non aver fatto abbastanza per fermarli…
"Su questo punto bisogna essere chiari: il mandato della Monusco è quello di proteggere i civili e non di frapporsi tra i due fronti. Certo fa sempre male, come avvenuto in passato, vedere atrocità compiute sotto gli occhi dei Caschi blu, ma in questo caso non vedo come avrebbero potuto impedire apertamente la presa della città, considerando soprattutto la ritirata dell’esercito".

Le province del Kivu sono ricche di minerali (oro, coltan, cassiterite, stagno, solo per citare le più numerose). Quale ruolo hanno queste risorse nella crisi attuale?
"Il circuito della circolazione dei minerali tra gruppi ribelli, produttori e politici locali, intermediari e commercianti internazionali funziona ormai da anni, per questo non credo vi fosse bisogno di una nuova guerra. L’unico elemento di novità è rappresentato dalla scoperta di giacimenti petroliferi nel parco nazionale Virunga, a Nord di Goma, in alcune delle aree controllate dai ribelli".

Come potrebbe evolvere la situazione?
"La presa di Goma segna un punto di non ritorno: non avrebbe senso per i ribelli tornare sulle posizioni di partenza, ma per ora diventa difficile avanzare verso Sud perché il territorio diventerebbe troppo esteso per il numero di uomini a disposizione. Credo utilizzeranno questa posizione di forza per trattare, ma la storia recente del Congo dimostra come fare previsioni sia quanto mai difficile".