CHIESE IN BREVE
Germania: superare il tabù della morte
Eliminare il tabù della morte: è quanto ha auspicato il 15 novembre mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), valutando positivamente l’iniziativa dell’emittente tedesca Ard, che dedica la settimana dal 17 novembre alla “Vita con la morte”. “Abbiamo urgente necessità di confrontarci in maniera profonda con il tema della morte”, ha detto mons. Zollitsch, definendo “un segno incoraggiante” l’aver dedicato alla morte la trasmissione. “Il programma si rivolge ad ascoltatori e spettatori molto diversi. La morte e il lutto, ma anche l’accompagnamento alla morte e i casi limite di natura etica vengono affrontati in modo sensibile e profondo. È bene che impariamo nuovamente a parlare della morte con naturalezza”, ha osservato, poiché “fa parte della vita”. La Chiesa, ha proseguito mons. Zollitsch, “sostiene in modo particolare” l’iniziativa: “Per noi è importante confrontarsi con questo tema e rappresentiamo una posizione molto chiara al proposito. Per noi, non si tratta solo di un’opportunità ma di un compito fondamentale nell’ambito della pastorale”. L’arcivescovo ha poi sottolineato il compito della Chiesa: “Stiamo a fianco delle persone in punto di morte e dei loro congiunti e non li mettiamo da parte. Si tratta di accompagnare il morente fino all’ultimo. La preoccupazione per un accompagnamento alla morte dignitoso, orientato ai principi dell’alleviamento delle sofferenze, dell’assistenza e della cura, che respinge con decisione qualsiasi forma di aiuto al suicidio, è un compito che riguarda tutta la società”, ha affermato mons. Zollitsch, auspicando che “il programma dell’Ard dimostri che occuparsi della morte aiuta a vivere in modo pieno e a morire serenamente e che è obbligo di ciascuno di noi adoperarsi in modo chiaro per il rispetto della dignità umana”.” “” “Austria: contribuire alla pace in Medio Oriente
I cristiani devono continuare a contribuire alla pace nella regione del Medio Oriente, attraversata da crisi e tensioni. Lo ha detto Dietmar Winkler, storico della Chiesa ed esperto di Chiese orientali, intervistato nei giorni scorsi dall’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress. Winkler ha recentemente presieduto il convegno “Forum Syriacum”, organizzato dalla Fondazione austriaca “Pro Oriente” e svoltosi tra il 6 e l’8 novembre nella città libanese di Harissa. Al convegno hanno preso parte rappresentanti delle Chiese della tradizione siriaca che, insieme con i partecipanti cattolici, hanno descritto la situazione di tensione e la coesistenza di cristiani e musulmani nell’area. Il convegno è stato ospitato dall’arcivescovo maronita di Beirut, Paul Youssef Matar. “Anche se attualmente è tutto tranquillo, in Libano si teme che la situazione politica possa degenerare con una crisi proveniente dalla vicina Siria”, ha riferito Winkler. “Il turismo è completamente in ginocchio, la situazione economica è precaria e dall’ultimo attentato, avvenuto a fine ottobre, è cresciuta la tensione”, ha aggiunto. Il convegno aveva la finalità fondamentale di promuovere il dialogo e la convivenza pacifica in Medio Oriente: “Il punto focale è realizzare una convivenza ragionevole tra cristiani e musulmani e tra cristiani. Il Forum è un tentativo di contribuire alla convivenza in Medio Oriente”, ha affermato Winkler. L’esperto ha valutato positivamente la recente visita di Benedetto XVI in Libano, definendola “un segnale molto positivo per l’intera regione”. E anche l’attività di “Pro Oriente” è stata recepita durante il convegno come “segno di solidarietà con i cristiani locali”.” “Bulgaria: presidente dei vescovi e Anno della fede
Come viviamo la nostra fede? È la domanda che pone mons. Hristo Proykov, esarca apostolico dei cattolici di rito bizantino in Bulgaria e presidente della Conferenza episcopale bulgara, nel suo messaggio in occasione dell’Anno della fede. “La fede – scrive il presule – deve parlare alla persona che ci sta accanto, essa è salvezza, verità, felicità ed il mondo ha bisogno di essa”. Mons. Proykov paragona la fede ad “un regalo prezioso ricevuto e messo in un posto dove si vede spesso per ricordarci l’attenzione della persona che ce l’ha donato”. “Quanto più allora dobbiamo custodire e ricordarci della nostra fede – prosegue l’esarca apostolico – il dono più grande che Dio ci ha fatto”. Mons. Proykov mette in guardia dal fenomeno dell’indifferenza religiosa “che genera superstizioni e misfatti che illudono le persone”, e ricorda coloro che hanno ricevuto la fede ma “oggi non conoscono più la strada che porta alla Chiesa”. “La fede – scrive – deve essere condivisa. Dio non ci chiede una fede di abitudine, ma una fede forte e matura che diventa senso della vita e legge del nostro modo di comportamento per poter arrivare all’altro”. Così si giunge alla carità “che dona la forza alla fede”. Il presule esorta i cattolici di rito bizantino della Bulgaria ad essere “degni della loro fede”, proponendo una preghiera speciale da pronunciare al termine di ogni liturgia.