CROAZIA

La grande attesa

L’ingresso nell’Ue visto da un sindaco e da un sacerdote

Chi pensa che la Croazia entrerà ufficialmente a far parte dell’Unione europea solo il 1° luglio 2013 potrebbe rimanere sorpreso di come l’Europa sia, invece, già arrivata da queste parti. Ad esempio a Trogir, una cittadina a 28 chilometri da Spalato, si respira da tempo un’atmosfera internazionale. Questo perché l’amministrazione comunale ha siglato negli anni più di 30 gemellaggi con città italiane, ungheresi e di altri Paesi. “Da soli non siamo niente, ma unendo le forze e aiutandoci, come solo gli amici sanno fare, potremo crescere e puntare a un futuro migliore, un futuro che per la Croazia sarà presto europeo”, sostiene Damir Rilje, sindaco Trogir incontrando Nike Giurlani, inviata di Sir Europa. Una città che da tempo – come diverse altre in Croazia – si sta impegnando a incrementare e valorizzare i suoi settori economici strategici: “Solo se guidati da regole comuni e facendo sinergia potremo però puntare a obiettivi ambiziosi sia a livello nazionale che locale”.

Gli ultimi sforzi. L’Europa sembra ormai pronta ad accogliere questo nuovo membro, come emerge dall’ultimo rapporto della Commissione Ue sull’allargamento (ottobre 2012). La Croazia soddisfa infatti i criteri politici richiesti, ma “deve compiere gli ultimi sforzi nelle aree di concorrenza, giustizia e diritti fondamentali”. A livello economico può contare su “una economia di mercato funzionante”, ma è indispensabile “l’attuazione di urgenti riforme strutturali che possano consentire alla Croazia di far fronte alle pressioni concorrenziali – si legge nel rapporto – e alle forze di mercato all’interno dell’Unione nel breve termine”. Tra queste vi è la “privatizzazione del cantiere navale Brodosplit che permetterebbe di completare la ristrutturazione del settore della costruzione navale croata”. Su questo fronte i negoziati sono a buon punto e nel giro di pochi mesi verrà ufficializzato l’acquisto.

Il settore cantieristico navale. Tale realtà sorge alle porte di Trogir e copre un’estensione di 170mila metri quadrati, “accanto alla quale sorgerà presto anche un porto per gli yacht”, rileva il sindaco a Sir Europa. “Nata nel 1944, ha sempre rappresentato un settore chiave dell’economia croata – continua il primo cittadino – specialmente per Trogir dove, su una popolazione di circa 14mila abitanti, ben 1.300 sono impiegati nei cantieri di Brodosplit”. Grazie alle sue tecnologie avanzate e innovative “la compagnia può contare su un portfolio di clienti internazionali, principalmente norvegesi, svedesi, russi e tedeschi – sottolinea il direttore generale, Mateo Tramontana – con una crescente richiesta anche da parte dei Paesi arabi”.

Il terzo settore. Altro punto di forza della Croazia è sicuramente il turismo, che secondo le statistiche elaborate per i primi sei mesi dell’anno ha visto un incremento del 6% rispetto all’anno scorso. Buoni risultati a livello nazionale, seguiti da altrettanti a livello locale. “Nel periodo di alta stagione Trogir si è infatti aggiudicata il secondo posto nella classifica delle destinazioni medio-piccole più visitate”, evidenzia la direttrice dell’Ufficio turistico di Trogir, Ivana Pavla. Non solo però turismo balneare, concentrato nel periodo giugno-agosto, ma anche turismo naturalistico e culturale. Non a caso Trogir è stata inclusa dall’Unesco nel registro del patrimonio mondiale. Da alcuni anni, inoltre, il turismo religioso sta crescendo notevolmente e “quasi il 90% dei fedeli diretti a Medjugorje, a 150 km da Trogir, fanno tappa nell’isola di Ciovo per visitare il Convento della S. Croce e la Chiesa della Madonna di Prizidnica”, sostiene la proprietaria dell’hotel Sv.Križ, Silvana Karačić.

Previsioni future. La Croazia si trova in una fase di transizione storica e per molti l’entrata nella Ue rappresenta un passaggio imprescindibile per contrastare il debito pubblico, che si aggira intorno al 100% del Pil, per rilanciare la crescita economica, stimata per il 2011 allo 0,5%, e per ostacolare l’aumento della disoccupazione, pari al 17,5%. Parte dell’opinione pubblica croata teme però che le attuali difficoltà finanziarie dell’Unione europea si tradurranno in un minore afflusso di fondi strutturali. “Ad alimentare questa prospettiva sono spesso i media che enfatizzano la crisi dell’eurozona – afferma Vjesuceslav Pejša, esperto di europrogettazione – sorvolando sulle opportunità offerte ai cittadini europei, per esempio la possibilità per i giovani di studiare e formarsi all’estero”.

Democrazia, valori cristiani. E proprio ai giovani va lo sguardo preoccupato del vicario generale dell’arcidiocesi di Split-Makarska, don Ivan Čubesić, che guarda con timore alla crisi del concetto di democrazia: “L’Europa necessita di una riaffermazione dei valori cristiani, quei valori che hanno animato l’opera dei padri fondatori, i quali hanno voluto dare l’impronta cristiana anche nella bandiera della Ue: blu come il manto della Vergine e composta da 12 stelle che nell’iconografia cattolica compongono la corona della Madonna”.