UOMINI E DONNE
Uguaglianza e differenze: si apre oggi a Parigi la Settimana Sociale di Francia
"Uomini e donne. La nuova posta in gioco" è il titolo della Settimana Sociale di Francia (www.ssf-fr.org) che si apre oggi a Parigi. L’evento, a cui partecipano alcune migliaia di laici francesi, è organizzato da un Comitato presieduto da Jérome Vignon. Sessantasette anni, padre di 6 figli, ha ricoperto numerosi incarichi di spicco sia a livello nazionale sia europeo, nell’ambito delle politiche sociali, ed è ora, oltre che presidente delle Settimane Sociali, presidente dell’Osservatorio nazionale della povertà e dell’esclusione sociale e dell’Osservatorio della precarietà energetica. Sarah Numico, inviata di Sir Europa, lo ha incontrato a Parigi e gli ha posto alcune domande.
Come avete scelto il tema di questa Settimana Sociale? Che peso ha avuto l’attuale discussione in Francia sulla proposta di legge per il matrimonio allargato alle coppie dello stesso sesso?
"È stata una scelta indipendente dagli avvenimenti, che peraltro confermano che sia stata una buona scelta. Abbiamo constatato attraverso le sessioni precedenti sulla solidarietà, lo sviluppo sostenibile, la democrazia, che si poneva la domanda sul ruolo delle donne. Non si potevano affrontare questi temi senza accorgersi che la loro attualità metteva in discussione l’andro-centrismo, anche in modo molto concreto, come, per esempio, quando ci è stato rimproverato che nelle nostre conferenze mancano le donne e così ci priviamo di una ricchezza. Per altro non vogliamo che i nostri lavori ruotino tutti attorno al tema del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Pensiamo che la prospettiva uomo-donna sia molto più ampia e che la possiamo ritrovare in molti contesti, e quello del matrimonio è uno; ma è in gioco lo stato d’animo, la perspicacia e la creatività dei cristiani nel rispondere a questa sfida, nata dal fatto che si fraintende il significato di uguaglianza".
Una parola chiave nel programma dei lavori è "uguaglianza": che cosa intendete?
"Non è omogeneità ed equivalenza, è uguaglianza di diritti e di dignità. Vogliamo dimostrare che per arrivare a una vera uguaglianza, bisogna assumere le nostre differenze. Una vera uguaglianza presuppone una conoscenza; la si può imporre con il diritto, ma non sarà mai effettiva. L’effettività dell’uguaglianza presuppone un riconoscimento delle differenze tra uomo e donna".
Nella presentazione dei lavori lei parla di "un’evoluzione folgorante" del rapporto uomo e donna. In che senso?
"Il movimento verso l’uguaglianza uomo-donna di questi decenni è folgorante rispetto ai millenni che lo hanno preceduto, alla gerarchia uomo-donna che esisteva in pressoché tutte le culture, all’impostazione andro-centrica della società, basata sulla supremazia delle funzioni maschili. Anche il cristianesimo ha contribuito a questo andro-centrismo, quando ha sfruttato le parole della Genesi, in particolare dove si parla della donna creata al servizio dell’uomo. Questa nozione di servizio ha collocato l’uomo come modello dell’umanità; oggi questa impostazione è messa in discussione dal movimento femminista, ma anche da una lettura più completa delle Scritture, perché si parla di uomo e donna creati a immagine di Dio quindi l’alterità è essenziale per fondare l’esistenza umana, e pone uomo e donna su un piano d’uguaglianza, senza confonderli. È il messaggio che come cattolici vogliamo dare anche a questa società francese, molto preoccupata dall’uguaglianza: la vera alleanza implica che non ci si confonda l’uno con l’altra".
Lavoro e famiglia: come conciliare queste dimensioni? Che cosa può fare l’Ue?
"Penso che l’Ue possa fare molto per far sì che nel mondo del lavoro, in cui le donne sono sempre più parte attiva, le condizioni di questa partecipazione siano più eque, cosa che spesso facilita la conciliazione tra vita di famiglia e lavoro. Se l’Ue assiste in questo processo di conciliazione, allargando per esempio il congedo di maternità al congedo parentale, crea uno strato d’animo che è favorevole a questa evoluzione. Non mi aspetto che l’Europa ci dica quale debba essere il ruolo dei padri e delle madri, perché questo è di pertinenza della coscienza, e in particolare della coscienza religiosa, ma piuttosto che crei delle condizioni perché sia più facile per ciascuno dei genitori di decidere di poter investire nell’educazione dei figli".
Prenderete posizione sulla questione del "matrimonio per tutti"?
"Sì, certamente, non è un mistero. Ripeteremo la nostra posizione di opposizione all’apertura del matrimonio civile in Francia alle persone dello stesso sesso, precisando bene che questa opposizione non può essere in nessun caso confusa o criticata come omofobia. Non è questo. Pensiamo che ci siano delle strade migliori per combattere l’omofobia, che questa del matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Per cui diciamo no al matrimonio tra persone dello stesso sesso perché in definitiva pensiamo sia più distruttrice di legami sociali di quanto non ne possa creare. Siamo a favore di un’evoluzione della mentalità, ivi compreso all’interno della Chiesa cattolica, per un’apertura e riconoscimento della qualità dell’amore tra due persone dello stesso sesso".