COMECE

Tre doni per il futuro

Fiducia, speranza e responsabilità: i cristiani per l’Ue nel tempo della crisi

Tornare ad avere fiducia nell’Europa. È il messaggio lanciato il 21 novembre a Bruxelles dai relatori intervenuti alla tavola rotonda organizzata dalla Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) con il sostegno del ministro di Stato per gli Affari federali ed europei della Baviera, Emilia Müller. Nel corso dell’incontro dal titolo “Il Nobel per la Pace: un campanello d’allarme per tutti i cittadini? Le sfide attuali per l’Ue e il contributo dei cristiani”, si sono ripercorsi i principali errori che hanno portato alla crisi europea e le urgenti riforme da attuare. Fiducia, speranza, responsabilità, sono stati questi i punti di forza sui quali hanno fatto leva i relatori presenti all’incontro, e dai quali ripartire per farsi che l’Europa non imploda in se stessa, ma rinasca più forte e coesa di prima. Nike Giurlani, inviata di Sir Europa, ha partecipato all’incontro e ha colto alcuni pensieri emersi nel dibattito.

Un nuovo modello europeo. “Viviamo in un momento storico, dove non si può parlare solo di crisi economica, ma anche politica, sociale e morale” ha sottolineato il presidente della Comece, il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, durante il suo intervento. “Nei prossimi anni, essa dovrà rafforzarsi e ridefinirsi come comunità di Stati democratici e di liberi cittadini, affinché l’Europa unificatasi nella pace possa aspirare alla felicità e al benessere per se stessa e per il mondo intero”. In questo percorso i valori cristiani, quelli che hanno animato fin dalle origini il “sogno europeo”, hanno bisogno di essere non solo maggiormente valorizzati, ma anche posti alla guida dell’Europa del futuro. Da dove ripartire? “Dalla solidarietà, dalla sussidiarietà, dalla responsabilità e dalla tolleranza” ha proposto il ministro bavarese Müller. “Creare speranze, questo dovrà essere il nostro obiettivo perché solo così le nuove generazioni torneranno a credere nell’Europa”. “Noi manchiamo di fiducia nei giovani per la riuscita di un futuro comune – ha fatto eco il card. Marx – non solo in termini di coesione politica della Ue o nel campo dell’economia”. Ma preso atto degli errori è inutile fomentare un clima di insicurezza e negatività, è compito di tutti gli europei quello di “combattere per il futuro dell’Europa, lavorando, uniti, per un nuovo inizio”.

Nuovo modello economico. Rinnovamento, sembra questa la soluzione che dovrà riguardare non solo il lungo ma anche il breve periodo dell’Europa, in tutti i settori, prima di tutto dal punto di vista economico. “Non ci potrà essere crescita se non cambiamo il modello economico in atto – ha affermato Paul Dembinski, direttore del Observatoire de la Finance – è importante analizzare come siamo arrivati a questa situazione, ma anche valorizzare i nostri punti di forza come per esempio l’economia sociale”. Al riguardo Luca Jahier, presidente del III Gruppo del Comitato economico e sociale europeo, ha ricordato il ruolo delle cooperative sociali, “imprese che si caratterizzano da risultati diversi dal semplice profitto, non producono merci, ma servizi e ricoprono un ruolo sempre più efficace nell’economia europea”.

Crisi della democrazia. A livello politico, invece, i cittadini europei “devono tornare ad occuparsi della res pubblica” ha spiegato Clotilde Nyssens-Traversa, avvocato ed ex membro del Senato belga. “I membri delle nostre comunità si sono allontanati perché si sentono trattati più da consumatori che da cittadini, sia a livello nazionale sia europeo, bisogna cambiare rotta tornando a coinvolgere, informare e trattare con loro”: “I media potrebbero contribuire in questa missione creando meno allarmismo e utilizzando le loro potenzialità per informare i cittadini sulle numerose risorse messe a disposizione dell’Europa”. Coinvolgere, ma anche creare unione tra i cittadini perché “solo riscoprendo il valore della solidarietà si potrà fare la differenza” ha rimarcato Dembinski. “Ma come raggiungere questi obiettivi se è il concetto di democrazia ad essere prima di tutto in crisi?” ha messo in guardia Jahier. “E da qui che bisogna ripartire” e in particolare secondo l’esperto andrebbe rilanciato il ruolo del Parlamento europeo, favorendo il dialogo tra i parlamenti nazionali e gli stessi cittadini. “Abbiamo bisogno di più Europa, non di meno Europa – ha proseguito Nyssens-Traversa – soprattutto per i nostri giovani”.

Il contributo della Chiesa. “Il Nobel per la pace all’Unione europea – ha rilevato il presidente della Comece – è prima di tutto un ringraziamento a coloro che hanno gettato le basi della felicità”, una felicità che però in Europa è ora a rischio. Ed è per questo che il card. Marx ha voluto ricordare l’importanza del Concilio ecumenico Vaticano II che, a suo avviso, rappresenta “non solo un forte impulso etico e l’appello a una maggior giustizia sociale in tempi di grande crisi economica” ma offre “anche punti di riferimento per uno sviluppo ulteriore dell’Unione europea a livello politico indicando le condizioni necessarie di qualsiasi azione politica costruttiva”. “Le sfide per l’Europa e la Chiesa – ha concluso il card. Marx – possono essere riassunte in una frase: ciascuna a suo modo, devono essere segni di speranza per un mondo migliore”.