BIOETICA

Vite sospese

Oggi il congresso di Scienza & Vita sugli embrioni crioconservati

"Un punto di partenza per una riflessione su una tematica che ci interroga tutti, anche i media, che spesso intervengono su di essa in maniera anche conflittuale, con una dialettica che invece di essere inclusiva si trasforma in esclusiva". Così il presidente, Lucio Romano, ha introdotto il decimo Congresso nazionale dell’associazione "Scienza & Vita", in corso a Roma sul tema: "Embrioni crioconservati, quale futuro?". "Il tasso di successo per ogni ciclo di Pma (procreazione medicalmente assistita, ndr.) – ha reso noto Giorgio Vittori, già presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia – non è mai superiore al 20%. L’età media del primo parto in Italia si avvicina alla soglia dei 35 anni, ma la fecondità ottimale è intorno ai 30 anni: dopo i 37 anni, la possibilità che la gravidanza avvenga spontaneamente è molto scarsa". Di qui la necessità di "una politica di informazione che deve convincere a rendersi conto della propria biologia, e a non forzarla". Tenendo conto, ad esempio, che "i tassi di successo di una buona pratica clinica, che porti la donna a partorire con i propri ovociti, sono molto efficaci". La seconda sessione dei lavori è stata caratterizzata da una tavola rotonda, introdotta da Francesco D’Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all’Università "Tor Vergata" di Roma e presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica. Ne presentiamo alcuni spunti.

Le nuove tecniche. In tema di crioconservazione degli embrioni, confortanti speranze vengono dalla "vitrificazione", una tecnica che ha il merito di "consentire una sopravvivenza embrionale decisamente migliore, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, di quella ottenuta con il congelamento lento". A spiegarlo è stato Carlo Cirotto, ordinario di citologia e istologia all’Università di Perugia. "La conservazione degli embrioni mediante congelamento in azoto liquido – ha esordito il relatore – è una tecnica largamente utilizzata in tutti quei Paesi nei quali è consentito dalla legislazione", e riguarda tutti quegli embrioni che vengono destinati ad interventi di impianto in utero qualora i precedenti tentativi abbiano avuto esiti negativi. Due i "passaggi critici" della procedura, ha ricordato Cirotto: il congelamento, che "deve essere effettuato secondo metodologie particolari" per evitare di "danneggiare irreversibilmente lee delicate strutture delle cellule embrionali determinandone la morte", e lo scongelamento. Una nuova tecnica di congelamento è appunto quella della vitrificazione, grazie alla quale si alimenta la "significativa speranza" che "anche le cellule uovo, oltre agli spermatozoi, potranno a breve essere crioconservate senza particolari traumi".

Chi è il "bambino sano"? "La definizione di ‘bambino sano’ è sicuramente parziale", perché "l’esito di possibili danni sul Dna si può manifestare anche a distanza di mesi o di anni". A lanciare la provocazione è stato Domenico Coviello, direttore del laboratorio di genetica umana dell’ospedale Galliera di Genova. "Conosciamo bene dalla genetica classica – ha spiegato l’esperto – che l’effetto di alcune mutazioni ereditarie si manifesta solo in età adulta, tanto che tali condizioni vengono definite anche come malattie ad esordio tardivo". Per quanto riguarda lo studio degli effetti della crioconservazione sul patrimonio genetico degli embrioni, secondo Coviello "si deve partire dal procedimento che precede questa specifica frase: la procreazione medicalmente assistita". "Mentre esiste una documentazione consolidata sull’aumento delle anomalie congenite nei neonati che hanno subito un processo di Pma – la tesi di Coviello – non è stato ancora adeguatamente studiato il possibile effetto della crioconservazione sul patrimonio genetico degli embrioni". Di qui la necessità, ha concluso, di "chiarire i possibili effetti patogenetici anche alla luce delle recenti e crescenti conoscenze sui meccanismi epigenetici".

Per un’"etica delle nuove tecnologie". "Il tema degli embrioni crioconservati è un caso di studio non solo di grande importanza di per sé, e tale da richiedere opportune prese di posizione, ma anche estremamente interessante sia da un punto di vista filosofico, sia in una prospettiva sociale". Ne è convinto Adriano Fabris, ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa, secondo il quale la questione della crioconservazione degli embrioni "va ricompresa nell’ambito di quella più generale ‘etica delle nuove tecnologie’ che è necessario sviluppare affinché non si ritenga che tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche da considerarsi lecito giuridicamente e moralmente". In particolare, per Fabris, occorre tener presente lo "statuto dell’embrione in quanto coinvolto, anche nel caso particolare in cui subisce una procedura di crioconservazione, in una specifica relazione morale", che "richiede l’assunzione di una specifica forma di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti".

Il "destino assurdo di una vita sospesa". "Nel mondo ci sono decine di migliaia di embrioni crioconservati condannati, per un motivo o per l’altro, al destino assurdo di una vita sospesa e, in molti Paesi, destinati alla distruzione dopo periodi determinati o avviati ad usi strumentali, come la produzione di cellule staminali pluripotenti". A fotografare in questi termini le problematiche connesse agli embrioni crioconservati è stato padre Maurizio Faggioni, ordinario di Bioetica all’Accademia Afonsiana di Roma. Tra le "proposte" che riguardano la sorte "di questi embrioni sospesi nel limbo del gelo", padre Maggioni ha citato quella dell’adozione prenatale, o adozione per la nascita, che l’istruzione Dignitas personae definisce "lodevole nelle intenzioni di rispetto e difesa della vita umana", ma che "presenta tuttavia vari problemi". La "differenza decisiva" tra adozione di embrioni e maternità surrogata, ha sottolineato il relatore, è che "nel caso della adozione prenatale la donna terrebbe il figlio come proprio in un contesto coniugale". "L’indole prudenziale delle indicazioni magisteriali esige cautela nel tema dell’adozione prenatale e obbliga ad una saggia ponderazione delle diverse situazione, senza escluderla del tutto", ha concluso l’esperto.