DONNE E UOMINI
Oggi a Parigi si è conclusa la 87a Settimana sociale di Francia
Si è conclusa oggi a Parigi l’87a sessione delle Settimane sociali di Francia (www.ssf-fr.org). Il tema "Uomini e donne: la nuova posta in gioco" ha dato vita, dopo diverse tavole rotonde, ad un dibattito che nelle tre giornate è stato accompagnato dagli approfondimenti dei gruppi di confronto. Riportiamo una sintesi delle conclusioni anticipate a Sir Europa dal presidente Jérome Vignon alla fine dei lavori.
Uguaglianza non è abolizione delle differenze. La fine di un regime di dominazione maschile è l’autorità condivisa tra uomo e donna. Questa è la novità a cui siamo condotti oggi e il nostro messaggio. Nei prossimi anni dovremo affrontare alcune tensioni che derivano dal confronto tra la coscienza cristiana e il nuovo volto della democrazia, della modernità. Innanzitutto il cristianesimo avrà il diritto di esercitare la sua critica a un’uguaglianza uomo-donna interpretata come abolizione delle differenze, costruita sul presupposto della similitudine e dell’identità. Il cristianesimo, in modo profetico, dovrà affrontare questa concezione degradata della relazione uomo-donna che nega le differenze fondamentali, riducendole ai comportamenti sessuali. Siamo all’inizio di questo antagonismo cristiano, che si manifesterà in Francia, ad esempio, con l’opposizione molto netta e pacifica alla legge che vuole aprire il matrimonio a coppie dello stesso sesso e dare loro diritto all’adozione. Pensiamo che questa legge sia espressione di una libertà che ha perduto la testa, che è privata di fondamento e di riferimenti ed è incapace di fare un vero discernimento su ciò che è uguale e ciò che è differente, confondendo le coppie dello stesso sesso con coppie di sesso diverso, distruggendo uno dei fondamenti della solidarietà, della coesione, dell’attaccamento tra le generazioni, e privando le generazioni future dei diritti fondamentali dei bambini. Saremo chiamati a segnare la nostra opposizione tutte le volte in cui l’uguaglianza sarà interpretata come abolizione delle differenze e non come costruzione di un rispetto reciproco a partire dalla piena presa in conto dell’alterità.
Uomini e donne nell’esercizio del potere come servizio. L’altra indicazione che ci viene da questa ricerca di uguaglianza, è la richiesta di nuova libertà. Se si abbandonano gli stereotipi si rinuncia a confinare ogni uomo o donna in una scatola, in un "a priori". Aprire questa scatola, significa affermare che bisogna incontrare la persona nella sua piena soggettività, senza incollare addosso a priori una determinazione o orientazione precisa. Questo incontro con la soggettività non è altro che quello che il cristianesimo invita a fare con l’incontro di ciascuno nella sua profonda singolarità. Questo ci porterà, come cristiani a muoverci: accogliere questa ricerca di uguaglianza significa ad esempio rinunciare a un esercizio del potere che non è altro che dominio. Non si tratta di sostituire il dominio maschile con quello femminile, ma di cambiar il modo in cui l’uno e l’altra esercitano l’autorità perché per entrambi diventi servizio. Accogliere questa innovazione culturale ci cambierà, a cominciare dall’istituzione della Chiesa cattolica, e sarà il segno di aver riconosciuto là un frutto dello Spirito. La Chiesa non può essere presente e significativa per gli uomini e le donne del nostro tempo se non accoglie questo frutto. Abbiamo auspicato che la Chiesa in Francia apra dei cantieri per prendere coscienza del contributo delle donne alla vita pastorale ed ecclesiale, sulla qualità della relazione tra uomini e donne nella Chiesa… Questo creerà un cambiamento dello stato d’animo da cui potranno nascere altre iniziative più significative, tra cui l’accesso delle donne al diaconato. Attraverso un tale accesso, sarebbe anche considerata la ricchezza apportata dalle donne nel commento della Parola. La nuova posta in gioco è il cambiamento della qualità nell’esercizio del governo ecclesiale. Ciò implica altresì un rinnovamento nei metodi educativi che devono essere più aperti e ricchi all’educazione all’intersoggettività e rispetto dell’altro sesso.
Un lavoro che apra all’uguaglianza. Questi progressi in fatto di uguaglianza sono condizionati dall’evoluzione del mondo del lavoro. E questa è una terza pista: riorganizzare le strutture di lavoro, che oggi sono la prima fonte di inuguaglianza. Chiediamo quindi che si aprano negoziazioni sociali in quei settori professionali che con contratti fragili e di breve durata utilizzano molto spesso donne (alberghiero e ristorazione, grande distribuzione, pulizia, trasporti, …) per vedere come nel lungo periodo la qualità di questi contratti dovrà essere migliorata. Vogliamo chiedere anche che in tutte le imprese i dirigenti si impegnino in programmi di riqualificazione degli orari e dell’organizzazione del lavoro per permettere maggiore accesso alle donne. Proponiamo inoltre che la parte variabile dei salari dei dirigenti e responsabili amministrativi sia anche in funzione dell’intensità del loro impegno in questa direzione. Una società più aperta a questa uguaglianza è una società diversa, in cui le condizioni di vita e di lavoro saranno migliori, ed è ciò che noi, cristiani, persone di speranza, vogliamo contribuire a realizzare.
a cura di Sarah Numico, inviata Sir Europa a Parigi