ILVA TARANTO
Attesa per il decreto legge domani all’esame del Consiglio dei ministri
La situazione del lavoro sta passando momenti drammatici.
La questione dell’Ilva di Taranto provoca un senso di affanno nel cuore per quello che si prospetta dalle notizie riportate dai giornali. Una questione che non è di oggi ma che riguarda un po’ tutta la storia della produzione dell’acciaio, viene ad esplodere in un momento di grande difficoltà per tutti.
Le cifre – pur nel quadro delle rassicurazioni date – dei licenziamenti degli operai sono un peso che grava sul Paese. Il rapporto tra la salute dei cittadini e la possibilità di lavorare è giunto a un punto di rottura quando in realtà si deve cercare, con tutte le risorse possibili, la composizione delle due parti. L’ispirazione cristiana del lavoro, fin dalla Rerum Novarum, mette al primo posto l’uomo, la persona nel lavoro e nella società. Ognuna delle due polarità del problema odierno – salute e lavoro – rappresenta un bene necessario per l’uomo, per la sua dignità e per il suo futuro. Perché invece dell’aut-aut non si è cercato già in passato un punto di equilibrio tra le due cose? Perché deve essere necessario oggi lo scontro tra queste due realtà? E questo proprio a partire dal fatto che si tratta di una situazione pregressa ben conosciuta, già vista, studiata e valutata in tutta la sua fisionomia sia sociale, sia sanitaria ed economica.
La soluzione di questo gravissimo problema che sembra impossibile da trovare, non è solo un bene per le persone coinvolte e per la popolazione di Taranto, ma è anche un fatto che condizionerà tanti altri settori e analoghe problematiche.
È un traguardo molto difficile tanto è vero che lo stesso sindacato si ritrova diviso, ma è certo che occorre sperare e cercare una soluzione equa che non disperda né il bene della salute né quello del sostegno delle famiglie.
In questi ultimi mesi si è discusso sulla bontà e il vantaggio di un governo fatto di tecnici. Il sostegno della politica dato a Monti e alla sua compagine costituisce il passaggio aperto alle riforme, alle prese di posizione anche dolorose per uscire da situazioni incancrenite di malcostume, di dispersione delle risorse, di burocraticismo elefantiaco. L’agilità del governo tecnico dovrebbe essere la migliore delle condizioni per uscire da una crisi così difficile e controversa come quella dell’Ilva.
Sarà così? È davvero difficile poterlo affermare perché occorrerebbe fare un bilancio del governo tecnico. Tutti avvertono il senso della crisi e la necessità di uscirne al più presto; tutti vedono con un certo senso di sofferenza i necessari sacrifici che vengono chiesti, ma ci si domanda anche quando ne saremo fuori.
Quando Churchill chiese agli inglesi di seguirlo promettendo "sangue, fatica, lacrime e sudore" con un memorabile discorso del 13 maggio 1940, tutto il Paese comprese e fu con lui. Dopo la guerra, pur riconoscendo i meriti di questo statista, la gente non votò per lui. Si può dire che al di là dell’emergenza, il Paese avverte la necessità di una sana politica, di una vita in buona salute della politica.
Se, allora, oggi un governo tecnico può essere una salvezza per i problemi che affliggono il Paese, bisogna anche dire che c’è del pari la nostalgia per una politica che sia in grado di affrontare questi stessi problemi. Torniamo a chiederci: chi dirimerà la questione dell’Ilva di Taranto? Ci auguriamo che il governo abbia l’intelligenza di trovare una via – come si diceva – di equilibrio tra salute e lavoro. Per il bene di tutti.