ILVA TARANTO
Dal decreto del governo alla ripresa della produzione
Riprende la produzione all’Ilva. Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi pomeriggio un decreto legge per il risanamento ambientale e la continuità produttiva dello stabilimento siderurgico, annullando di fatto il provvedimento di sequestro di prodotti finiti e semilavorati dell’azienda deciso nei giorni scorsi dalla Procura di Taranto. "Il decreto informa una nota di Palazzo Chigi consente un cambio di passo importante verso la soluzione delle problematiche ambientali, il rispetto del diritto alla salute dei lavoratori e delle comunità locali interessate, e la tutela dell’occupazione. In questo modo vengono inoltre perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria". Il provvedimento, "risultato di un approfondito processo di consultazione e confronto tra il governo, le amministrazioni e i soggetti privati coinvolti", riprende l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata a ottobre dal Ministero dell’ambiente, conferendole "lo status di legge, che obbliga l’azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento. Qualora non venga rispettato il piano d’investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall’Aia".
Appello alla responsabilità. "Tutti i protagonisti di questa vicenda sono ora chiamati a una prova di grande responsabilità", dice a Francesco Rossi per il Sir l’economista Lorenzo Caselli, che all’indomani della chiusura dell’area a freddo dell’industria tarantina (conseguente al sequestro) aveva auspicato "un intervento deciso del governo per congelare la situazione, consentire una seppur limitata attività dello stabilimento e al tempo stesso continuare con quelle operazioni previste dall’autorizzazione integrativa ambientale per il risanamento". Ora, sottolinea, "la proprietà dovrà farsi carico di quei significativi investimenti necessari per il risanamento", ma pure il governo "ha la responsabilità di vigilare e, al tempo stesso, creare condizioni appropriate perché i temi dello sviluppo, del rispetto dell’ambiente, della salute dei cittadini procedano di pari passo". In gioco, osserva l’economista, vi è "la vita delle persone e il loro benessere economico, sociale, comunitario", perciò è ora di "perseguire politiche nelle quali il bene comune non resti a livello di teoria, ma si traduca nell’operatività di tutti i giorni".
Fondamentali le prossime settimane. Caselli rimarca come l’impegno del governo derivi dal riconoscimento che "la siderurgia è un’industria fondamentale, della quale il Paese non può fare a meno". "Assieme alla politica ambientale, dunque, bisogna portare avanti pure una politica industriale, in un orizzonte non solo nazionale, ma europeo". In merito al piano d’investimenti per il risanamento, precisa, "in prima battuta i capitali dovranno essere messi dalla famiglia Riva, ma qualora questi non adempiano si devono trovare soluzioni alternative, facendo intervenire altri soggetti". È strategico, a tal fine, "individuare la persona terza che dovrà vigilare in questo periodo di tempo, con chiarezza e responsabilità", scongiurando al tempo stesso possibili manovre speculative. "Adesso ribadisce Caselli ci sono le premesse perché la produzione possa continuare, e al contempo andare avanti con il risanamento. Il decreto, in ciò, è stato una condizione necessaria, ma non sufficiente, per cui le prossime settimane saranno fondamentali". Sapendo che la situazione è "complessa" e, per gestirla, prima ancora di tante norme "serve uno strumento antico quanto il mondo: il buon senso".