SETTIMANA SOCIALE

Andare oltre le analisi

Famiglia: ad Ancona il quinto convegno regionale di Ac

Mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, è intervenuto ieri all’incontro sul tema "La società investe nella famiglia?", promosso dall’Ac italiana, affermando che "è finito il tempo delle analisi. Ora è necessario non farsi mettere all’angolo. Credo che la comunità cristiana debba essere capace di ri-evangelizzare la famiglia, ridirne i contenuti e costituirsi nuova profezia in questo tempo". Quello di ieri alla Loggia dei mercanti di Ancona è stato il quinto dei sedici appuntamenti che l’associazione ha organizzato in tutte le regioni ecclesiastiche d’Italia in preparazione alla Settimana sociale del prossimo settembre a Torino.

Seminare una speranza che c’è. L’arcivescovo ha invitato a "riaffermare la nostra vera identità, quella della relazione e della cura reciproca" e a "creare un ambiente che consenta alle nuove generazioni di crescere con serenità" nonostante viviamo in una società "malata di soggettivismo esasperato" in cui "le istituzioni soffrono una debolezza che non ha scuse". Perché, ha chiesto, "non facciamo sapere alla società quanto costa in termini economici la crisi famigliare? E quanto costa sul versante educativo la famiglia allargata, che chiamerei piuttosto famiglia confusa?". Nessuno di noi, ha spiegato mons. Menichelli, "vuole fermare la storia, ma darle contenuti che la rendano bella: oggi esistono parole e realtà che tutti pronunciano e vogliono. Tutti parlano della famiglia, ma c’è qualcuno che la ama? Quella famigliare è una realtà a cui tutti chiedono tanto ma danno troppo poco". Essa stessa, ha infine auspicato, "recuperi dall’interno la sua dinamica, la trasformi in lievito. Occorre che il cattolico si svegli, smetta di piagnucolare e semini speranza. Perché la speranza c’è".

La sintassi della persona. La famiglia "probabilmente non ha mai conosciuto una totale pienezza" secondo Marcello La Matina, docente di filosofia del linguaggio all’Università di Macerata, che ha spiegato come "nell’epos omerico a fondare la famiglia è qualcosa che precede la scelta degli sposi", basti pensare all’"inamovibilità del letto di Ulisse e Penelope, un pezzo di quercia sul quale viene edificata loro unione". Se nella rappresentazione del mito greco "la famiglia viene messa in crisi e ce lo dimostrano Edipo, Medea e Oreste", le interpretazioni delle scienze umane ne "colgono la struttura senza riempirla della relazione fondamentale tra gli individui". Che è invece l’area nella quale si muove "il pensiero cristiano, che non pretende di sapere le risposte ma rimette in ordine le domande secondo la sintassi della verità della persona".

Famiglia, da una a molte. Il passaggio "da una società della famiglia a una società delle famiglie" è stato illustrato da Emmanuele Pavolini, docente di sociologia economica all’Università di Macerata: "Quando pensiamo a politiche di sostegno la risposta diventa più complessa del passato – ha spiegato – perché non è unica. Ci sono single giovani, coppie con un figlio, vedovi". Dal modello contadino del passato, "dove la donna lavorava e i problemi interni di cura della prole e degli anziani non c’erano perché attutiti da una rete parentale di sostegno" siamo passati agli anni ’80 quando, "con il benessere, molte donne hanno smesso di lavorare per occuparsi di tutto quello che prima veniva condiviso". Il problema "si pone ora perché la donna vuole o deve lavorare, e manca la vecchia struttura che supportava i figli". Figli che le nostre famiglie fanno sempre meno: "Siamo uno dei paesi più cattolici al mondo e abbiamo uno dei tassi di natalità più bassi, 1,2 figli a testa. In Svezia il 70% della popolazione si dichiara ateo, ma in ogni famiglia ci sono 3 figli".

Un problema economico, non culturale. "Il calo demografico in Italia – ha spiegato l’esperto – non deriva da un atteggiamento culturale, ma dalla consapevolezza del forte rischio di instabilità economica. Siamo tutti convinti che bisogna ripartire dalla famiglia, il problema è come farlo. Occorre – ha auspicato Pavolini – rafforzare servizi pubblici e privati. E visto che in questo momento non ci possiamo permettere una soluzione che soddisfi tutti le famiglie, vanno fatte delle scelte e fissate delle priorità, come investire sull’infanzia". Affinché la famiglia "sia effettivamente risorsa della società e ritorni alla socialità, le istituzioni dovrebbero investirvi di più", ha detto il presidente di Azione Cattolica, Franco Miano, tracciando un primo bilancio degli appuntamenti in preparazione alla Settimana sociale. "Il problema non è confermare la centralità della famiglia, ma coglierla tra i problemi di oggi, ribadirla nel nostro tempo", ha spiegato: "le questioni affrontate sono tante facce che si richiamano l’un l’altra. Ma la linea conduttrice è il bene comune. La famiglia insegna a vivere nel bene comune e non c’è ben comune che non passi dalla famiglia".