IMMIGRAZIONE

Quale risposta oggi?

Istituto Toniolo: ”una grande questione” che interroga il Paese

"L’Immigrazione come grande questione nazionale", questo il titolo del convegno promosso dall’Istituto Toniolo e tenutosi ieri nella sede dell’Azione cattolica italiana. "Il mondo è spaccato in due: al Nord anche nelle difficoltà, è comunque garantito il minimo indispensabile, al Sud invece non si può neanche pensare di invecchiare". Mohamed Ba, mediatore culturale ed attore "senegaliano", come si definisce, ha portato la sua testimonianza al convegno nel corso di una tavola rotonda a cui sono intervenuti Michele D’Avino, presidente dell’Istituto Toniolo , Giuliana Sberna, vice presidente adulti dell’Ac di Brescia, e Miriam Modica, del Settore giovani di Agrigento. Paolo Bonini per il Sir ha colto alcuni passaggi degli interventi.

La ricchezza di pochi e il sogno di molti. Mohamed Ba ha raccontato la storia di uno "sbarco in Italia e i suoi presupposti" e del "valore che le famiglie d’origine attribuiscono al viaggio dei propri figli dall’Africa verso l’Europa". Ha così insistito sulle dicotomie che caratterizzano "questo mondo sperequato": "qui, da noi, in Europa, il diritto di vivere, lì in Africa, diritto di sperare", "pochi hanno la ricchezza, molti hanno solo i sogni". La sua conclusione è stata in una parafrasi del terzo comandamento: "non nominare la nazionalità degli altri invano, cioè non parlare degli altri per sentito dire, ma abbi il coraggio di informarti".

I popoli si fondono come i metalli. "Per superare la crisi demografica e la fuga di cervelli, l’immigrazione è una risorsa; ma questo non è accompagnato da serie politiche di integrazione". Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, aveva aperto la sessione mattutina indicando una prospettiva di "interventi sociali orientati alla legalità". Ha criticato la politica degli ultimi vent’anni, spiegando come "dichiarazioni sistematiche repressive, di contenimento o rifiuto di immigrazione regolare, non tradotte in fatti, hanno avuto la conseguenza di nascondere alla legalità situazioni che meritano tutele". "La Corte Costituzionale – ha ricordato – ha più volte dichiarato l’illegittimità di provvedimenti per discriminazioni basate sulla razza". Da Gianpiero Dalla Zuanna, professore di demografia all’Università di Padova, è venuta la conferma con una serie di dati: "I migranti hanno rimpiazzato il numero degli Italiani non nati; la popolazione italiana è quindi aumentata, ed è invecchiata meno, per questo motivo, della media europea". Ha quindi ricordato che i "popoli si fondono come metalli per dar vita a nuove leghe" e ha accennato a ipotesi di modifiche normative tra le quali "un meccanismo di ingresso realistico, pari opportunità di mobilità sociale, e meccanismi di concessione del soggiorno definitivo".

I punti forti della riforma. Ha ricostruito la situazione normativa italiana Bruno Nascimbene, docente di diritto dell’Unione europea all’Università di Milano affermando che "le scelte normative si riducono a gestire i flussi, regolarizzando chi già si trova in Italia". Anche per Nascimbene "non si è scelto un modello, non c’è stata una politica". Questione parallela all’immigrazione è la cittadinanza italiana: "A distanza di pochi anni dalla legge 91 del 1992, si sarebbe dovuto intervenire, perché già era obsoleta, ma all’epoca ci si è concentrati sul mantenimento della cittadinanza italiana per i figli degli italiani all’estero. Ancora si poneva attenzione all’emigrazione degli Italiani e non agli immigrati che stavano arrivando". Oggi le proposte di riforma e le prospettive normative "convergono su alcuni punti: sveltire le pratiche di cittadinanza, intervenire sulle competenze dei vari uffici ed istituzioni coinvolte; ridurre discriminazioni; dare rilievo al soggiorno, elemento che qualifica la presenza del migrante come persona inserita nella società".

Ponte tra cultura europea e cultura araba. La prospettiva ecclesiale è stata analizzata da mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e membro della Commissione episcopale per le migrazioni, e da Monica Del Vecchio, per il Settore giovani dell’Azione cattolica, che ha illustrato l’iniziativa "Progetto Pozzo di Sicar". "Il Papa ci ricorda che gli immigrati non possono essere considerati come merce o mera forza lavoro, ogni migrante è una persona umana che possiede diritti inalienabili" ha ricordato il vescovo, "queste parole inchiodano alle diverse responsabilità tutti i livelli coinvolti". Per mons. Mogavero, l’Italia può strutturare una politica sull’immigrazione solo "in quanto regione euro-mediterranea, ponendosi come ponte tra cultura europea e cultura araba". Ha quindi fatto seguito la riflessione di Oliviero Forti, dell’ufficio immigrazione Caritas: "il concetto di accoglienza/ospitalità come atto discrezionale, di chi accoglie, è un falso ideologico". Ha, al riguardo, citato Kant e il diritto di visita affermando che "l’immigrazione è un rapporto giuridico che si sostanzia nella possibilità di essere trattato senza ostilità, e questa è una componente fondamentale nello sviluppo della persona umana". "Dal tessuto ecclesiale – ha concluso – viene senz’altro un esempio di buona prassi, e questo viene attestato dal fatto che, rispetto ad altre realtà, le Istituzioni si rivolgono spesso ad iniziative ecclesiali per risolvere emergenze".