PERSONE DISABILI

Con occhi nuovi

Messaggio del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari

"La Chiesa intende esprimere la propria vicinanza a coloro che sono provati da diverse forme di limitazione, fisica o psichica. In tale modo essa afferma il valore proprio della fede, che abbraccia e dà senso ad ogni situazione della vita umana, e si fa altresì custode del bene che può apportare all’intera comunità la persona, anche con disabilità, che vive la sua sofferenza in Cristo e per amore di Cristo". Con queste parole mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, è intervenuto questa mattina nell’Aula San Pio X all’incontro organizzato dalla Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che si celebra oggi con lo slogan: "Rimuovere le barriere per creare una società inclusiva e accessibile per tutti". "Di fronte alle diverse patologie legate alla disabilità è sempre utile sensibilizzare l’opinione pubblica ai concetti di dignità, di diritti e di benessere di questi nostri fratelli e sorelle – ha detto mons. Zimowski -, accrescendo la consapevolezza dei benefici che possono derivare dalla loro integrazione nei vari aspetti della vita sociale".

Casa accogliente. Il "mondo dei diritti", ha detto il presidente del dicastero vaticano, "non può essere appannaggio di pochi, dei forti e dei vincenti": "Del resto, una società che abbia spazio soltanto per i membri pienamente funzionali, del tutto autonomi, indipendenti e capaci di corrispondere alle attese altrui e di uniformarsi ai modelli dominanti traccia una forma subdola di discriminazione, mentre la giustizia consiste nel mettersi ‘in ascolto attento e amoroso della vita dell’altro e nel rispondere ai bisogni singolari e diversi di ciascuno, tenendo conto delle loro capacità e dei loro limiti’", come scriveva Giovanni Paolo II nel messaggio ai partecipanti al convegno su Dignità e diritti della persona con handicap mentale (9 gennaio 2004). Da tutto ciò, ha osservato mons. Zimowski, "ne consegue che anche la persona con disabilità dovrà essere facilitata a partecipare, per quanto le è possibile, alla vita della società civile e dei credenti, ed essere aiutata ad attuare tutte le sue potenzialità di ordine fisico, psichico, spirituale. In tale modo la comunità civile ad ogni livello – locale, nazionale e internazionale – e la stessa comunità cristiana – impegnata da parte sua a farsi sempre più ‘casa accogliente’ – potranno attestare concretamente che la persona con disabilità ha la stessa dignità di tutti gli altri, per cui riconoscendo e promuovendo la sua dignità e i suoi diritti, vengono riconosciuti e promossi la dignità e i diritti di ciascuno". Per l’arcivescovo, "con occhi nuovi, la disabilità va pertanto assunta come un’espressione dell’unicità di ogni persona; così deve essere guardata dai familiari, dal mondo della scienza medica e dell’assistenza riabilitativa reciprocamente coordinati e integrati, dagli educatori, dagli amici e dall’intera comunità, insieme ad un sincero impegno di tutti per creare condizioni concrete di vita, di strutture di sostegno, di tutele giuridiche capaci di rispondere ai bisogni e alle dinamiche di crescita delle persone con disabilità e di coloro che condividono la loro situazione, a partire dai loro familiari". Infatti, "al di là di qualsiasi altra considerazione o interesse particolare o di gruppo, e rifuggendo qualsiasi atteggiamento paternalista e assistenzialismo pietistico, è indispensabile cercare di promuovere il bene integrale delle persone con disabilità, assicurando loro il necessario sostegno e la necessaria protezione, anche se ciò può comportare un maggiore carico finanziario e sociale".

Radicale fragilità. La Chiesa, nelle parole di mons. Zimowski, "intende inserirsi in questo importante impegno, facendo avvertire la propria prossimità e vicinanza rendendosi partecipe delle fatiche e degli inevitabili momenti di sconforto, illuminandoli con la luce della fede e con la speranza che scaturisce dalla solidarietà e dall’amore". "È pur vero che le persone con disabilità, svelando la radicale fragilità della condizione umana, rappresentano un’espressione del dramma del dolore – ha aggiunto l’arcivescovo -, che in questa nostra società viene spesso percepito come uno scandalo e un fardello da rimuovere, o da risolvere in modo sbrigativo" ma "con lo sguardo proprio della fede, questi nostri fratelli e sorelle sono invece – secondo le espressioni del beato Giovanni Paolo II – ‘icone viventi del Figlio crocifisso, essi rivelano la bellezza misteriosa di Colui che per noi si è svuotato e si è fatto obbediente sino alla morte, essi ci mostrano che la consistenza ultima dell’essere umano, al di là di ogni apparenza, è posta in Gesù Cristo’". Nell’Anno della fede, "queste parole costituiscono per tutti e per ciascuno uno stimolo efficace per scrutare e per riscoprire i modi, a volte impensati, secondo i quali possiamo essere strumenti di evangelizzazione, non solo facendo del bene a coloro che soffrono, ma anche facendo del bene con la nostra sofferenza". Al termine del messaggio, ha concluso mons. Zimowski, "mi rivolgo a Voi, cari fratelli e sorelle con disabilità, che siete i ‘protagonisti’ di questa Giornata: alla luce della fede, la Chiesa Vi è vicina, non Vi abbandona! Anzi, attesta che Voi siete capaci di entrare in comunione con gli altri e di donarVi agli altri, in quanto siete il termine vivo di una comunione e di una donazione che provengono da Dio stesso".