EDITORIALE
Nel 1989 sembrava finita la lotta per la libertà
Quando nel 1989 sono caduti in Europa centrale e orientale i regimi totalitari, la gioia dalla libertà acquisita ha predominato sulle preoccupazioni per il futuro. Subito la gente ha potuto riunirsi in libertà, esprimere le sue opinioni, istituire organizzazioni non governative ed anche partiti politici. Insomma, era possibile fare tutto questo senza paura di essere penalizzati per le proprie attività. La libertà è divenuta velocemente parte integrante della nostra vita. Il diritto di agire secondo la propria coscienza era rispettato, perfino nei settori, dove prima nessuno aveva potuto esercitarlo. Durante il socialismo se un medico voleva occuparsi di ginecologia, doveva tenere conto che sarebbe stato obbligato a procurare gli aborti. Dopo il 1989 era invece possibile rifiutare e questo rifiuto veniva rispettato da tutti. La gente nei Paesi post-comunisti si è abituata rapidamente alla libertà religiosa, parte inseparabile della quale è il diritto di agire secondo la propria coscienza. Non avremmo mai pensato che le tendenze a restringere la libertà di coscienza sarebbero venute da noi dopo venti anni proprio da quei Paesi che avevamo sinceramente ammirato per la loro organizzazione sociale.
Avevamo pensato che la lotta per la libertà fosse terminata, ma oggi sappiamo che invece ancora continua. Se qualcuno ci avesse detto dieci o quindici anni fa che avremmo dovuto preparare una relazione annuale sulla discriminazione dei cristiani in Europa, lo avremmo considerato un extraterrestre. Invece questa è la realtà. E noi dobbiamo interrogarci: che cosa è successo, perché la libertà religiosa e la libertà della coscienza sono sempre più minacciate proprio nei Paesi tradizionalmente democratici? Quando nel 1948, attraverso elezioni regolari, sono venuti al potere nella Cecoslovacchia i comunisti, hanno applicato alle Chiese la politica della marginalizzazione totale dalla vita sociale. Tutte le organizzazioni ecclesiali, incluso le scuole e le Caritas, sono state chiuse con la violenza. La fede poteva essere vissuta solo dentro le mura delle chiese. Questo è sempre stato il modo più efficace di fare della Chiesa cattolica un’organizzazione insignificante, priva di influenza sulla vita sociale. Questo sforzo per rendere la Chiesa ininfluente è sempre assurdo, perché la religione cristiana ha la propria influenza sull’uomo in quanto tale in ogni situazione. Per le nazioni che hanno sperimentato il regime totalitario dei comunisti, la libertà religiosa ha significato il diritto di vivere la propria fede pubblicamente, fuori dalle mura delle chiese, in qualsiasi luogo. Ha portato il diritto di seguire la propria coscienza, e non essere penalizzato per questo comportamento. Nella euforia per la libertà ritrovata, quasi nessuno si è accorto che una vasta secolarizzazione nei Paesi dell’Europa occidentale li ha di fatto quasi de-cristianizzati. Infatti, il numero dei cattolici attivi si riduce costantemente e l’importanza delle Chiese cristiane tradizionali sta diminuendo.
La nuova religione è un agnosticismo onnipresente, il quale insieme all’idolo della tolleranza diventa cocktail micidiale per i cristiani, che prendono sul serio la loro fede e si impegnano a vivere secondo i suoi principi. Il risultato di questa situazione è la cosiddetta neutralità religiosa, la quale in realtà è un laicismo aggressivo. In quest’ambiente la religione cade in modo definitivo nella sfera privata. Questa distruzione viene completata dalla legislazione che rende i cristiani privi di legittimità quando vogliono agire secondo la loro coscienza nei settori che sono estremamente delicati: medicina, bioetica, matrimonio, famiglia, educazione dei figli. Purtroppo, la secolarizzazione radicale raccoglie in Europa successi sempre più grandi. Liberalizzazione degli aborti, eutanasia, unioni civili per gli omosessuali, ed ora anche la possibilità di adottare i figli per queste coppie omosessuali. L’educazione sessuale viene ridotta al cosiddetto sesso sicuro. La teoria della uguaglianza fra i sessi intesa come “gender” (indifferenza tra i sessi) è di provenienza di sinistra e non rispetta mai la natura umana.
Nel 1989 non ci sarebbe mai venuto in mente che ci saremmo ritrovati così presto a lottare per la libertà. Se esiste oggi per i cristiani un tema di politica considerabile come il più importante sicuramente è il diritto ad applicare l’obiezione di coscienza. Saranno necessari dei decenni per rimediare ai danni compiuti dalla marginalizzazione della religione. Ma oggi è indispensabile assicurare agli europei il diritto di agire secondo la propria coscienza e secondo la morale religiosa. Altrimenti il vecchio continente cesserà di essere lo spazio della libertà, e diventerà una strada senza uscita per delle nazioni che stanno morendo perché hanno silenziosamente deciso di cambiare la vita reale e la speranza con il benessere e la prosperità.
(*) segretario esecutivo della Conferenza episcopale slovacca