UNIONE EUROPEA
Trattative fra i 27 per il meccanismo di sorveglianza sul credito
"L’Unione bancaria ripristinerà la fiducia nella vigilanza su tutte le banche della zona euro"; per questo essa "deve avere la massima priorità in modo che l’autorità di vigilanza europea possa entrare in funzione all’inizio del prossimo anno". Così auspicava il 12 settembre scorso José Manuel Barroso, presidente della Commissione, presentando il progetto di Unione bancaria, che sarebbe stato analizzato di lì a poco, al Consiglio Ue di ottobre. Trascorsi tre mesi, l’iniziativa trova più ostacoli del previsto e tornerà a essere oggetto di discussione il 12 dicembre all’Ecofin (ministri finanziari), quindi al summit del 13-14 dicembre fra i 27 capi di Stato e di governo Ue.
Meta ambiziosa. Non si può negare che le modalità operative per giungere a una meta così ambiziosa siano complesse e di non facile soluzione. Basti pensare che si sta progettando il trasferimento dei poteri di vigilanza sui sistemi bancari nazionali dalle banche centrali di ogni singolo Paese alla Banca centrale europea (Bce) di Francoforte. Nella riunione Ecofin del 4 dicembre sono emerse interpretazioni molto differenti, ad esempio, sui poteri della Bce, sulla distinzione tra politica monetaria e attività di sorveglianza che spetterebbe all’Eurotower, sulla ricapitalizzazione degli istituti di credito in difficoltà mediante il fondo salva-Stati. Si è inoltre discusso sulla estensione della vigilanza Bce su tutte le seimila banche europee o solo su quelle più grandi. Ma, come osservavano alcuni ministri, e come va predicando da tempo lo stesso Barroso, "se si vuol rompere il circolo vizioso tra banche e Stati", occorre trovare un soluzione concreta "efficace e rapida". Perché la crisi economica che segna l’Europa da cinque anni, si risolve sembra essere questa una convinzione diffusa anche mediante l’Unione bancaria. Il presidente dell’Esecutivo è stato chiaro: "In futuro, le perdite delle banche non dovranno più diventare un debito dei cittadini, mettendo a repentaglio la stabilità finanziaria di interi Paesi".
Equivoci da chiarire. Ricordato questo, è necessario inserire la già difficile trattativa sulla vigilanza bancaria nel quadro della complessiva risposta che l’Ue i suoi Stati associati stanno affannosamente cercando per contrastare la crisi. Su questa strada si fronteggiano sostanzialmente due diverse posizioni: da una parte c’è chi è convinto che sia giunto il tempo di una integrazione economica e politica a un livello più alto (Parlamento europeo, Commissione Ue, e, con gradazioni diverse, Germania, Francia, Italia, Paesi mediterranei e dell’est); dall’altra si schiera chi ritiene che l’Ue non rappresenti una soluzione in questa fase, auspicando un graduale ridimensionamento delle sfere di competenza comunitarie (Consiglio Ue, Regno Unito, Paesi "rigoristi" del nord). Sono a ben vedere questi i temi sul tavolo della discussione ormai da due-tre anni, al di là del fatto che di volta in volta ci si confronti sul Fiscal compact o sul Six-pack, sul fondo salva-Stati permanente (Esm) o sugli aiuti alla Grecia. Persino i negoziati per la chiusura del bilancio 2012, quelli per la definizione del budget 2013 e infine quelli per il Quadro finanziario pluriennale 2014-2020 si sono ingarbugliate attorno a questi equivoci.
Vari ostacoli. Per tali ragioni l’Unione bancaria tornerà in agenda la prossima settimana a Bruxelles, allargando la discussione agli altri punti focali di una vera Unione economica e monetaria, così come era stata prefigurata dal Trattato di Maastricht. Per l’Uem servono infatti forme di coordinamento sul piano monetario, di bilancio e fiscale, bancario, di programmazione economica. Gli ostacoli politici si sommano però a quelli "tecnici" e per tutte queste ragioni le proposte assumono molteplici tonalità. Nei giorni scorsi la Commissione ha presentato una propria formula per l’Uem; un’altra ancora porta la firma del presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, che ne ha tracciato i lineamenti nella bozza di "Conclusioni" del summit del 13-14 dicembre, inviata ai 27 governi per raccogliere pareri e preparare il terreno al vertice. Resta, in sottofondo, il vero nodo politico della questione: fino a dove deve giungere l’integrazione comunitaria?
Impegni e negoziati. La proposta di Unione bancaria così come era stata formulata dall’Esecutivo Ue, discussa al summit di ottobre e in successive riunioni ministeriali comprende anzitutto un meccanismo di vigilanza unico, denominato Single Supervisory Mechanism, che in prima battuta riguarderà le banche dell’Eurozona. Seguono altri tre regolamenti attuativi. Al termine del Consiglio europeo del 18-19 ottobre i 27 leader dell’Unione avevano affermato: "Dobbiamo procedere verso un quadro finanziario integrato, per quanto possibile aperto a tutti gli Stati membri che desiderano prendervi parte. In tale contesto, il Consiglio invita i legislatori a proseguire i lavori concernenti le proposte legislative sul meccanismo di vigilanza unico in via prioritaria", con "l’obiettivo di trovare un accordo entro il 1º gennaio 2013". Ora si torna a negoziare.