NAPOLI E MEDIA
Raccontare solo il male impedisce di vedere una città abitata anche dal bene e dalla speranza
Napoli è solo camorra, morte, spaccio di droga, rifiuti? O c’è una Napoli, ricca di bene, solidarietà, talenti, che però difficilmente emergono attraverso i media? Gigliola Alfaro, per il Sir, lo ha chiesto a don Vincenzo Doriano De Luca, vicedirettore di "Nuova Stagione", il settimanale diocesano di Napoli, e a Mario Di Costanzo, responsabile della formazione socio-politica della diocesi di Napoli.
I media mettono in luce sempre gli aspetti negativi di Napoli: perché?
Di Costanzo: "Napoli è una città dai molti picchi: in alto e in basso. Il problema è che i media si soffermano sui picchi in basso, mentre ignorano i picchi in alto che riguardano non solo il mondo cattolico, ma anche quello della cultura che ha, a Napoli, delle figure rilevanti a livello locale e nazionale".
De Luca: "L’evidenza del negativo sembra essere una formula mediatica che va oltre la città: ci si convince dal punto di vista comunicativo che il negativo generi più attenzione. Bisognerebbe spezzare questa visione delle cose, sottolineata da una serie di trasmissioni televisive in cui c’è un’ossessione a mostrare gli aspetti negativi della realtà o le cose più assurde, che in realtà costituiscono una parte marginale della vita delle persone. Si tratta di una questione educativa più ampia, sulla quale la Chiesa in questi anni sta lavorando e combattendo. Fermo restando il diritto di cronaca, i comunicatori dovrebbero leggere i fatti, anche quelli più negativi, nel contesto reale in cui avvengono, che tante volte non è così drammatico e disastroso come può sembrare dalla cronaca spicciola. Facciamo l’esempio di Scampia, dove ieri un uomo è stato ucciso in un cortile di una scuola: proprio in quel quartiere c’è la scuola superiore Virgilio 4 che è una delle scuole più all’avanguardia della città, dove dirigente scolastico, professori, studenti lavorano a una serie di progetti che fanno invidia a tutte le scuole di Napoli e forse d’Italia. Eppure di questo non si parla mai…".
Qual è l’impegno della Chiesa locale per la città?
De Luca: "Quando, qualche mese fa, è stato ucciso dalla camorra, per uno scambio di persona, Lino Romano, nel giro di poche ore la Chiesa e anche tutte le forze pulite della città in quella zona hanno avuto la capacità di autoconvocarsi e protestare pubblicamente in una marcia silenziosa della pace, alla quale ha partecipato anche il card. Sepe. Questo significa che quando le persone sono convocate intorno a un obiettivo chiaro e preciso, fanno rete, agiscono e testimoniano. La partecipazione di oltre 1.500 persone alla marcia per dire no alla camorra non è solo un caso né un fatto avvenuto sotto la spinta emotiva. La Chiesa di Napoli è una delle poche istituzioni, in questo momento di sfiducia verso la politica, che conserva la capacità di convocare, di aggregare e di dare dei contenuti all’aggregazione. Ma questo tipo di aggregazione non è estemporaneo né straordinario, è una convocazione ordinaria: ogni giorno nelle parrocchie tante centinaia di persone sono convocate e aggregate, ricevendo un segnale di speranza e un’occasione di riscatto. Tra tutti i ragazzi che frequentano le nostre parrocchie, tanti sono quelli che diventano professionisti e costituiscono quel tessuto e quella rete positiva della città che poi dice la sua".
In città quanto conta, in positivo, la presenza dell’associazionismo?
Di Costanzo: "L’apporto dell’associazionismo permette di coprire vuoti e deficit dell’azione politica. C’è un apporto di tipo culturale, come quello offerto dal ciclo d’incontri ‘I Lunedì di San Luigi’, promossi dall’associazione Laici e Gesuiti per Napoli, o del volontariato, al fianco dei più deboli, come la Comunità di Sant’Egidio, la San Vincenzo e l’Unitalsi. C’è poi un impegno, come quello dell’Azione Cattolica, sul versante formativo-educativo in una città che ha un deficit di cultura della cittadinanza. Adesso serve un salto di qualità. Finora abbiamo avuto un laicato che fa molte cose, ma senza una sufficiente elaborazione culturale. Da gennaio 2013, perciò, la diocesi di Napoli lancia un progetto pilota di formazione sulla dottrina sociale della Chiesa, affinché tutti coloro i quali in parrocchia, nelle associazioni, nei movimenti ricoprono dei ruoli a vario titolo abbiano ‘poche idee, ma chiare’ sui principi cardine della dottrina sociale della Chiesa, come bene comune, stato sociale, solidarietà, sussidiarietà. In questo modo, daremo una marcia in più al loro impegno attuale, rendendoli più significativi anche politicamente, nel senso più nobile del termine. Saranno, infatti, più attrezzati sul piano culturale per leggere la vita della città alla luce del Vangelo. D’altra parte, questa è stata la finalità del Giubileo straordinario per Napoli, voluto dal card. Sepe: costringere la comunità cristiana ad aprirsi alla città. Il primo passo del progetto pilota saranno quattro o più incontri in ogni decanato, che realizzeremo con l’Azione Cattolica e altri movimenti, come i Focolari e l’Ordine secolare francescano. Dal prossimo anno poi struttureremo un’iniziativa organica, aperta a tutti gli operatori pastorali, con la quale vogliamo scuotere le coscienze".