RICONOSCIMENTO FIGLI

Una tutela “reale”

Forum famiglie: la norma sull’incesto avvelena una legge preziosa

Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari (www.forumfamiglie.org), interviene nel dibattito sulla legge di equiparazione tra figli naturali e figli legittimi richiamando un’intervista che Andrea Nicolussi (ordinario di diritto civile e diritto della famiglia all’Università Cattolica di Milano) ha rilasciato a questa agenzia il 30 novembre scorso. Pubblichiamo il testo integrale della nota.

La recente approvazione della legge di equiparazione tra figli naturali e figli legittimi è una grande vittoria di civiltà, che restituisce al bambino, ad ogni bambino, una propria dignità in quanto persona, e non subordina i suoi diritti a scelte e condizioni legate al "mondo degli adulti". Una vittoria che le famiglie hanno da sempre sostenuto.
Purtroppo questo stesso provvedimento ha introdotto anche il riconoscimento del "figlio nato da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela", vale a dire la possibilità di riconoscere i figli generati da rapporti incestuosi. E su questo non possiamo concordare con quanto dichiarato al Sir da Andrea Nicolussi (Sir-PrimaPagina 30 nov. 2012) e non perché ci fidiamo di "dichiarazioni estemporanee di alcuni protagonisti della politica" o ci limitiamo ai commenti apparsi sui giornali.
Carta canta. Anziché proteggere il minore, la modifica al Codice civile rischia di normalizzare l’incesto, riconoscendo, e così rischiando di legittimare, relazioni sessuali che oggettivamente danneggiano il benessere del bambino.
Il prof. Nicolussi arriva a ventilare l’esistenza di un ipotetico interesse del minore ad essere ufficialmente figlio di genitori che lo hanno generato commettendo consapevolmente un reato quale l’incesto. Non si capisce quale potrà mai essere l’interesse del minore – salvo, forse, qualche ritorno economico – a vedersi riconosciuto dai protagonisti di una vicenda che nella stragrande maggioranza dei casi, è frutto di violenza, fisica o psicologica. Una vicenda figlia di un disordine sociale, culturale e morale inaccettabile, e tale considerata da tutte le società moderne e civilizzate.
Peraltro, posto che si possa essere d’accordo sul dare la possibilità di riconoscere il proprio figlio nato da rapporto incestuoso al genitore in buona fede, come era prima della recente modifica, perché mai affievolire la tutela del minore in caso di genitori in mala fede? Non si tratta di discriminare tra due situazioni uguali, ma di disciplinare diversamente due situazioni diverse. Laddove la distinzione tra buona e cattiva fede comporti una discriminazione, per assurdo sarebbe da ripensare tutto l’impianto del codice penale… Non a caso in molti, nella società civile, a cominciare dall’Unicef, hanno levato alta la propria protesta contro questa specifica norma, che rischia di avvelenare una legge preziosa.
Crediamo che anche il prof. Nicolussi possa riconoscere la fondatezza di queste nostre argomentazioni, e che possa auspicare anche lui, insieme a noi, che per una migliore tutela "reale" dei minori in questa drammatica condizione, la politica sappia, in questo ultimo scorcio di legislatura o in quella che verrà, cambiare la situazione.