NOBEL ALL'UE
Molteplici significati del riconoscimento che sarà assegnato domani 10 dicembre
"I miei nonni avrebbero parlato di un sogno. I miei genitori hanno detto che è un processo. Per me è la semplice realtà di tutti i giorni": Larkin Zahza ha 23 anni e vive a Malta. Il 10 dicembre sarà nella delegazione dell’Unione europea – assieme ai leader delle istituzioni comunitarie e ad altri tre giovani – che riceverà il Nobel per la pace.
Un grande "esperimento". Larkin ha vinto un concorso su Facebook indetto dall’Ue per scegliere una rappresentanza under24 che accompagnasse i presidenti di Parlamento, Consiglio e Commissione a Oslo. Volti giovani, per un’Europa ancora in crescita nonostante i 60 anni del processo di integrazione. Soprattutto Larkin ha espresso, in 140 caratteri, ciò che l’Unione era nelle intenzioni dei "padri fondatori" – un sogno -, e ciò che è diventata oggi: una realtà. Una realtà carica di interrogativi, minacciata dalla recessione e dagli egoismi nazionali, dai populismi e da qualche eccesso di burocrazia, ma pur sempre un grande esperimento di democrazia, che ha contribuito a tutelare la pace sul vecchio continente. Sono del resto queste le ragioni che hanno spinto il Comitato del Nobel a indirizzare il prestigioso riconoscimento verso l’Ue, attraversata in questa fase da una crisi di fiducia prima ancora che dalla crisi economica. Ma quali possono essere i significati del premio? In effetti è possibile tentare più di una lettura del Nobel, motivato dal fatto che il processo d’integrazione ha unito l’Europa nel segno "della pace, della democrazia e dei diritti umani".
Dal passato al futuro. In primo luogo si può osservare che il premio va a tutti i 500 milioni di cittadini comunitari e agli Stati membri, non meno che alle istituzioni comunitarie. È un riconoscimento collettivo (il "più collettivo" di ogni tempo, si potrebbe dire se ci fosse la certezza di non offendere la grammatica), rivolto non a una "indeterminata" o "astratta" organizzazione sovranazionale, ma a una storia, a un progetto, a una terra, a un popolo che la incarnano. In questo senso chi ha contestato il Nobel non deve aver valutato tutti gli elementi della vicenda. Un premio che, infatti, sarà simbolicamente riconsegnato ai cittadini con una cerimonia prevista per il 12 dicembre nella sede dell’Europarlamento a Strasburgo. Questo premio, inoltre, affonda il suo significato nella storia di pace rappresentata proprio dal cammino verso la "casa comune", eppure non è un riconoscimento che guarda solo al passato, bensì è rivolto al futuro, a una Europa di domani intesa quale garanzia di pace, diritti e sviluppo al suo interno e attore di una pace globale, che vada oltre i confini dell’Ue27. I presidenti delle tre istituzioni comuni (Van Rompuy, Schulz e Barroso), hanno dichiarato all’unisono: "Il premio Nobel per la pace 2012 non solo è un riconoscimento dei risultati ottenuti in passato dall’Unione europea, ma guarda al futuro". "Ecco perché vogliamo che i giovani europei, che erediteranno un continente di pace e avranno la responsabilità del futuro dell’Europa, siano con noi a Oslo". Da qui la definizione della delegazione ufficiale, composta da tre politici e da quattro giovani.
Il ruolo dei cristiani. Ma non basta. Il riconoscimento sottolinea più di un tracciato esclusivamente economico e politico, rivolgendosi al profilo culturale e sociale della costruzione comunitaria. E in tal senso il ruolo delle religioni, e in particolare del cristianesimo, ha una parte assolutamente rilevante. Lo ha spiegato con chiarezza il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e presidente della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea): "Questo è un segnale chiaro che conferma come l’Europa può essere un contributo a un mondo migliore". "Nonostante tutti i problemi con i quali ci stiamo confrontando", il Nobel "ricorda fino a che punto l’integrazione europea ha contribuito allo sviluppo pacifico del nostro continente e quale parte essenziale vi hanno assunto i cristiani che si sono impegnati politicamente al servizio di questo progetto". Ancora: il Nobel per la pace, con una architettura politica e istituzionale assolutamente originale, è pure un segnale per il mondo intero, per tutte quelle regioni del pianeta che ancora oggi vivono tensioni fra gli Stati, vere e proprie guerre, violenze, mancanza di libertà, di diritti, di opportunità di vita degne di questo nome. A tale riguardo Jacques Delors, presidente della Commissione europea tra gli anni ’80 e ’90, ha sottolineato: "La costruzione europea non è mai stata un fiume tranquillo. Ma essa ha sempre superato le crisi grazie a nuovi passi avanti nel segno della cooperazione e della solidarietà. Questo premio incita a proseguire l’opera storica con lungimiranza e coraggio". Per poi aggiungere: "Il Nobel all’Ue risulta un segnale al mondo intero, alla difficile ricerca di regole comuni che permettano alla libertà di diffondersi ovunque, aprendo la via a uno sviluppo umano, economico e sociale accessibile a tutti".