DIRITTI UMANI
I minori stranieri in Italia
"I minori stranieri, anche se entrati clandestinamente in Italia, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convezione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ove è peraltro affermato che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente in conto il superiore interesse del minore". È con questo punto di riferimento che, alla Libera Università per l’innovazione e le organizzazioni (Luspio), si stanno svolgendo oggi a Roma i lavori del convegno su "I minori stranieri in Italia", indetto in occasione della Giornata internazionale delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il simposio, dal taglio scientifico, è stato organizzato dalla sezione italiana dell’Associazione per lo studio del problema mondiale dei rifugiati (Awr), in collaborazione con la Luspio e l’Istituto di studi politici "S. Pio V". Giovanni Bisogni, presidente del Consiglio d’amministrazione della Luspio, aprendo i lavori, ha ricordato che "sono ben 17.823 gli ultimi ingressi di minori nel nostro Paese, provenienti soprattutto dalla Bielorussia, Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Si tratta di una realtà che impegna il Paese e richiama gli sforzi fatti dall’Italia per l’accoglienza dei minori stranieri".
Tra mille difficoltà. "La Convenzione Onu dei diritti del fanciullo ha un carattere veramente internazionale in quanto è stata ratificata da ben 193 Stati, considerato il fatto che la soglia media di ratifica si ferma tra i 100 e i 120 Stati", ha ricordato Sergio Marchisio, dell’Università La Sapienza di Roma. Per il docente, essa "costituisce il cuore del diritto internazionale" perché garantisce una serie di diritti fondamentali come quello alla vita, al nome e alla nazionalità, al mantenere rapporti con i genitori, alla libertà d’espressione e informazione, allo svago e al gioco e all’ascolto. "Certo, la Convezione, ha un limite – ha aggiunto Marchisio – ed è quello riferito al fatto che non contiene tutte norme imperative, anzi spesso viene considerata come un insieme di precetti di carattere generale, quindi non immediatamente applicabili nei singoli Stati, ma ciò non vuol dire che non bisogna impegnarsi per rendere completa la sua efficacia". Carmela Panella, dell’Università di Messina, ha ricordato che "i minori stranieri nati in Italia rappresentano il 7% della nostra popolazione scolastica. Una realtà significativa di cui bisogna tenerne necessariamente conto quando, compiuto il diciottesimo anno, si trovano a confrontarsi con il difficile cammino per l’ottenimento della cittadinanza italiana". In questo ambito "ci sono degli esempi di buone pratiche relativi all’integrazione", ha segnalato Panella. Uno di questi è "quello sperimentato nel X Municipio di Roma con l’introduzione della Civil Card, una tessera magnetica nella quale vengono registrate tutte le fasi di vita del minore, dalla nascita al compimento della maggiore età. Ciò rappresenta un percorso istituzionale certificato che rende più facile il conseguimento della cittadinanza". Al di là dei singoli casi, ha sottolineato Panella, "questa è una questione che va risolta a livello generale, in quanto il diritto alla cittadinanza è un diritto assodato a livello internazionale. In attesa di un intervento normativo, al momento il nostro ministero dell’Interno sta utilizzando lo strumento tecnico delle circolari".
Attuare i diritti. Secondo Maria Francesca Posa, responsabile dell’Area minori della Caritas diocesana di Roma, "i diritti dei minori stranieri rischiano di essere scritti su un pezzo di carta e non garantiti, quando i bambini si trovano a vivere condizioni di particolare disagio come il rischio povertà, oppure il pericolo di essere separati dai genitori; basti pensare che, secondo le ultime stime, gli orfani bianchi o della mobilità sono circa 350 mila in Romania e 200 mila in Moldavia. Tutte queste situazioni legate a instabilità affettive, economiche e sociali determinano cadute nell’area del disagio e della devianza, alle quali si può porre rimedio favorendo la piena attuazione dei diritti".
Gesti concreti. Nadio La Gamba, responsabile del Centro pronto intervento minori (Cpim) della Caritas di Roma, ha sottolineato che "il problema dei minori stranieri non accompagnati è molto grave, soprattutto perché gli adolescenti che arrivano in Italia sono sempre più numerosi ed è difficile per gli enti locali far fronte alla necessità di assisterli. I ragazzi che raggiungono il nostro Paese hanno in media circa 16 anni e mezzo. Per loro bisogna agire in fretta, favorire l’integrazione attuando misure concrete come i corsi di alfabetizzazione di lingua italiana, incrementare il numero dei corsi di formazione professionale e aumentare l’inserimento lavorativo attraverso l’apprendistato".