EDITORIALE

Pensare in grande e insieme

Comece: ruolo e compito della Chiesa in un tempo non facile per l’Ue

Chi cerca di seguire il dibattito di questo periodo sull’Europa, rischia facilmente di avere il capogiro per la quantità di proposte avanzate. Oltre ad offrire reti di salvataggio e paracaduti di emergenza per gli Stati membri in difficili circostanze finanziarie, la creazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che ha anche ricevuto la benedizione della Corte costituzionale della Germania federale, ha portato un po’ di calma. Tuttavia resta costante la preoccupazione che le misure messe in campo siano troppo poche, tropo in ritardo e in definitiva non sufficienti per scongiurare il disastro di un collasso.
Stabilizzare i bilanci degli Stati membri richiederà sempre di fare delle economie. Ciò detto, è diventato evidente che “l’austerità”, da sola, non può portare al cambiamento necessario per uscire dalla crisi. Ora si comincia persino a compatire i politici che hanno uno spazio limitatissimo per le manovre. Sembra altresì impossibile trovare una via di fuga per sfuggire all’accerchiamento: in quasi tutte le conversazioni con i politici, possiamo sentire noi stessi sul collo il fiato dei loro elettori, che li richiama alla necessità di “risultati concreti”. Queste attese riecheggiano nel mantra “lavoro, lavoro, lavoro” e “crescita, crescita, crescita”, mentre le domande specifiche sul come e “con che cosa” sono spesso accantonate e dimenticate.
Anche il torrente di letteratura sull’Europa nelle ultime settimane e mesi è sufficiente per ubriacare qualsiasi lettore. Cominciando da “Sulla Costituzione dell’Europa” di Jürgen Habermas, seguito dal polemico “Per l’Europa!” di Daniel Cohn-Bendit e Guy Verhofstadt o il libro “La democrazia in Europa” di Sylvie Goulard e Mario Monti come pure “Der Europäische Landbote” di Robert Menasse, e in molti altri libri, la sentenza comune di ogni autore – sia egli primo ministro, membro del parlamento, ex presidente, filosofo o scrittore – è che la crisi deve essere utilizzata come un’opportunità per il necessario approfondimento dell’Europa. Essi però non hanno offerto alcuna risposta alla domanda cruciale su come questi nuovi passi verso una politica finanziaria comune, ivi compreso un più stretto controllo dei bilanci, fino ad un’Europa federale, possano essere spiegati (anche se li si può comprendere da un punto di vista tecnico) e resi appetibili ai cittadini, che minacciano di diventare il nuovo “fantasma errante” che tormenta l’Europa. Date le paure concrete ed essenziali di molte persone, sembra comprensibile l’avversione del cittadino comune verso visioni e idee. Occorre anche dire che la paura non solo risuona con i canti delle sirene dei populisti, ma maschera anche le possibili conseguenze del populismo e del nazionalismo, le cui soluzioni alla crisi sembrano radicate più nella contestazione che nella collaborazione.
È compito della Comece (Commissione episcopati comunità europea- www.comece.org)  considerare tutte queste argomentazioni pressanti delle persone e della politica, anche se non sappiamo offrire risposte immediate a molte delle questioni sollevate. A differenza dei rappresentanti politici, noi alla Comece abbiamo del tempo a disposizione per fermarci a considerare – insieme ad altre istanze ecclesiali europee come Caritas, Cidse, i gesuiti, i domenicani, e anche con altri “think tank” – l’infinito numero di domande connesse all’approfondimento dell’Unione europea. Nonostante la propria crisi interna, anche la Chiesa deve cercare di promuovere una più profonda consapevolezza sull’idea di integrazione europea, in modo che diventi non solo un progetto di un gruppo elitario di eurofili, ma un progetto in cui il cittadino comune si possa riconoscere perché consonante con i propri interessi.
Sia l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale austriaca all’inizio di novembre (che si è svolta a Bruxelles, in segno di solidarietà con il progetto europeo) che la più recente assemblea plenaria della Comece il 21-23 novembre scorsi (in cui si è discusso di quali cambiamenti e aggiustamenti interni siano necessari per migliorare la propria posizione per affrontare le sfide dell’Europa), sono certamente passi nuovi verso la creazione di una consapevolezza molto più profonda delle responsabilità socio-politiche della Chiesa. Ciò risponde pienamente al Concilio Vaticano II, che si è svolto mezzo secolo fa.
A questo punto noi vorremmo anche ringraziare mons. Piotr Mazurkiewicz che negli scorsi quattro anni ha lavorato come segretario generale della Comece e, nel suo ruolo di co-redattore responsabile, ha scritto numerosi editoriali per Europe Infos. Il 2 febbraio 2013, il Rev. Fr. Patrick Daly, sacerdote dell’arcidiocesi di Birmingham, gli succederà come nuovo segretario generale della Comece.