PARLAMENTO UE
Due relazioni su democrazia, libertà essenziali, persone in difficoltà
Il Parlamento europeo, riunito dal 10 al 13 dicembre a Strasburgo per la sessione plenaria, ha affrontato – fra i numerosi temi in agenda – anche due relazioni dedicate rispettivamente ai diritti umani nel mondo e ai diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea.
In entrambi i testi passati al vaglio dell’emiciclo appaiono importanti capitoli dedicati alla democrazia, al rispetto delle libertà essenziali, alla difesa delle persone più deboli, povere, emarginate o meno tutelate. Vi si ribadisce in più punti che l’Unione europea tutela i diritti e promuove politiche in tal senso, sia all’interno dei propri confini sia negli altri continenti, dove opera in spirito di collaborazione politica e diplomatica, ad esempio mediante la cooperazione allo sviluppo e gli aiuti umanitari, con generose elargizioni di finanziamenti. Ma se si entra nel dettaglio delle decine e decine di pagine delle relazioni, fra i vari “considerando”, “auspici” e “inviti” (tali relazioni non hanno carattere legislativo, ma esprimono sensibilità e appelli politico-culturali sostenuti dalle variabili maggioranze degli eurodeputati che le votano), si scoprono equivoci, derive ideologiche, fraintendimenti su quali siano i diritti umani e fondamentali da tutelare.
Ad esempio la “Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011 e sulla politica dell’Unione europea in materia”, stesa dall’eurodeputato Leonidas Donskis, dedica forte attenzione al tema della libertà di religione, con un ottimo e ben sviluppato capitolo sulla “libertà di pensiero, coscienza, religione e credo”; vi si legge fra l’altro: “la libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo è un diritto fondamentale dell’uomo, che include il diritto di credere o di non credere”; “la fruizione di tale diritto è fondamentale per lo sviluppo di società pluralistiche e democratiche”. Il testo presenta inoltre continui riferimenti alla democrazia e alla libertà di espressione; condanna ogni forma di violenza e sopraffazione e la pena di morte; richiede con forza pari diritti e dignità fra donne e uomini e per questo denuncia le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni precoci e forzati, l’aborto selettivo in funzione del sesso del nascituro. Ma il documento torna anche con vari riferimenti ai concetti, non chiariti, di “salute e diritti sessuali e riproduttivi”, che varie volte in passato hanno aperto discussioni su controllo delle nascite, aborto… Si fa pure riferimento all’indefinito e ideologico concetto di “identità di genere”.
La “Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea” era invece firmata dalla deputata Monika Flasíková Benová. Anche in questo caso si tratta di un testo corposo, che oltre a sottolineare la necessità di una più coraggiosa difesa di taluni diritti fondamentali a livello continentale, introduce una serie di argomentazioni poco chiare sul piano legislativo, sociale ed etico che si erano già evidenziate durante il voto in commissione parlamentare Libertà civili. Il testo denuncia, ad esempio, le discriminazioni contro le minoranze nazionali, contro i rom, contro le persone disabili, i bambini e gli anziani, la sterilizzazione forzata e l’aborto coatto. Quindi “deplora il fatto che non tutti gli Stati membri hanno recepito adeguatamente la decisione quadro del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale”. Invita “gli Stati membri a proteggere la libertà di religione o di credo”.
Poi il testo assume tutt’altro taglio quando, ad esempio, “ribadisce la posizione in merito ai diritti alla salute sessuale e riproduttiva affermata nelle risoluzioni” precedenti dell’Europarlamento; “esprime preoccupazione per le recenti restrizioni all’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva in alcuni Stati membri, con particolare riferimento all’aborto sicuro”. Un capitolo altrettanto delicato è quello centrato su “orientamento sessuale e identità di genere”, dove si invitano gli Stati membri ad adottare quadri normativi che sostanzialmente parifichino il matrimonio alle unioni fra persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender. È presente un ambiguo richiamo al rispetto della dignità delle persone alla fine della vita e al riconoscimento e rispetto delle decisioni espresse nei testamenti in vita.
Occorre ricordare che le maggioranze che si formano attorno a questi documenti rispecchiano la composizione dell’Europarlamento, eletto dai cittadini europei a suffragio universale. Da questo punto di vista si apre dunque una riflessione di carattere educativo ed etico, sul sentire diffuso dell’opinione pubblica del vecchio continente su temi tanto delicati: dignità umana e difesa della vita in ogni suo istante, tutela e promozione della famiglia fondata sul matrimonio, attenzione alle reali necessità delle persone, rispetto delle diversità che attraversano l’Europa, le quali, prese nel loro insieme, costituiscono il profilo sociale, culturale e religioso dell’Europa di oggi.