EDUCARE OGGI

Mai senza gioia

Mons. Mariano Crociata oggi al convegno Acr e Settore Giovani di Ac

"Non può esserci educazione senza gioia. Educare è favorire il cammino verso una vita corrispondente alle aspirazioni più profonde del cuore". Così il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, si è rivolto agli educatori di Azione Cattolica riuniti a Roma per il convegno nazionale, che si chiude oggi. Durante la sua omelia, mons. Crociata si è riallacciato all’espressione paolina che ha dato il tema al convegno: "Collaboratori della vostra gioia. La passione di educare insieme".

Scoprire la sorgente della gioia. La "gioia" in questione ha specificato, "non ha nulla a che fare con l’allegria di un momento" ma "è qualcosa che risiede nelle relazioni personali vere, significative, profonde”. In quest’ottica, "educare nello stile e secondo la fede cristiana" significa "indicare e aiutare a scoprire la sorgente della gioia di vivere nella relazione personale con il Signore, intesa come radice e modello di ogni altra relazione". Non si tratta di educare a una "devozione che occupi una frazione del tempo", ma di "far incontrare e scoprire l’anima della persona, di ogni tempo, del progetto di vita". Così, se educare è "accompagnare verso la maturità umana" e "la realizzazione della persona", questa non può compiersi se non come "apertura verso un di più" e "tensione verso un ideale". In chi cresce, ha proseguito, "si annida un desiderio di vita e si alimenta un sogno che scalda il cuore". Il compito dell’educatore è, dunque, "riconoscere quella fiamma, aiutare a individuarla e coltivarla, farla crescere, rafforzarla fino a farla diventare fuoco che scalda e vivifica".

L’apertura del cuore. Secondo mons. Crociata "non si può pensare di far crescere qualcuno prospettandogli qualcosa di opprimente, di triste. Ci è stato messo nel cuore un presentimento di bene, di bellezza, di verità, assecondando il quale può soltanto compiersi un’autentica educazione che conduca a maturità una persona". Che non troverà "vera gioia" nel possesso, né "nel godimento di qualcosa: la gioia si accompagna all’apertura del cuore, allo sforzo di riconoscimento, all’attesa e alla fiducia certa". La gioia "si sprigiona da una relazione personale con Lui che cresce a misura dell’apertura del cuore e della vita", ha evidenziato commentando le letture della terza domenica di Avvento; non si trova, ha proseguito, "nel mettersi al centro di tutto e cercare solo soddisfazione e appagamento immediato. Non si offre a persone autocentrate, ripiegate su di sé e preoccupate solo di sé, ma a persone che si mettono in gioco per un altro e per altri, per un ideale, e vi tendono con tutte le forze".

Gioia è "andare oltre". Così, ha aggiunto, "non bisogna cercare di evitare prove e difficoltà" e "pensare che possa esserci gioia solo quando non ci saranno più ostacoli e fastidi è pura illusione. C’è gioia – ha spiegato – quando l’amore per il Signore, per una persona, per gli altri è capace di andare oltre ogni contrarietà e sofferenza, anzi quando è capace di dare senso anche ad esse facendole superare di slancio". Il segretario generale Cei ha concluso la sua omelia facendo riferimento a Giovanni Battista, "modello del vero educatore, che ha riposto nel Signore il segreto della propria vita e della propria gioia, e non cessa di risvegliarla negli altri con la propria testimonianza e la generosa dedizione della propria vita".