ECONOMIA ED EUROPA

Per una solidarietà di fatto

Seminario Comece e Kek a Bruxelles

“I mercati e le banche sono per l’uomo e non il contrario”. È stato Jean-Claude Thébault, direttore generale del Bepa (ufficio dei consiglieri per le politiche europee della Commissione europea) ad aprire il 14 dicembre a Bruxelles il seminario di dialogo europeo sull'”economia sociale di mercato” organizzato dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek) e dalla Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) in collaborazione con l’ufficio Bepa. Thébault ha ricordato che si tratta del secondo colloquio promosso dalle Chiese. Il primo aveva messo a tema la questione della libertà religiosa. L’incontro, dunque, fa parte ormai di una consolidata tradizione di regolari consultazioni tra le Chiese e le comunità in Europa. Queste iniziative rappresentano, è stato sottolineato, “un importante elemento di dialogo aperto, trasparente e regolare” nel tentativo di giungere a proposte condivise.

I giovani. A Bruxelles, membri di diverse Chiese, organizzazioni e rappresentanti degli uffici europei hanno scelto di confrontarsi sulle tematiche economiche a partire dall’analisi della crisi, individuandone le cause ma anche le conseguenze che già la recessione sta facendo, per esempio, sentire sui tassi di disoccupazione giovanile. È stato proprio il Bepa a dare qualche dato di riferimento: circa 5,5 milioni di giovani (più di 1 su 5) non riesce a trovare un lavoro e 7,5 giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni può essere definito come un “neet” e, cioè, non ha impiego, non va a scuola, non si sta formando. Il costo economico che deriva da questa non integrazione dei giovani nel mercato del lavoro è stimato per un valore di 150 miliardi di euro all’anno. La disoccupazione giovanile ha raggiunto in 13 Paesi membri dell’Unione europea più del 25% con Grecia e Spagna che raggiungono oltre il 55% e Italia, Portogallo, Irlanda, Bulgaria, Ciprio, Ungheria e Slovacchia che si attestano al 30%.

L’uomo al cuore del sistema economico. È intento delle Chiese proporre soluzioni a lungo termine per uscire dal tunnel. “La crisi attuale – ha detto Thébault – ha messo in evidenza le deficienze strutturali che dobbiamo correggere. Dovrà necessariamente essere questo l’impegno dell’Europa per gli anni a venire. Stiamo assistendo anche a un drastico cambiamento dei valori di riferimento che avevano fondato l’Europa. Più semplicemente si può dire che abbiamo dimenticato che l’uomo è al cuore del modello sociale ed economico”. Da più parti, infatti, è stato evidenziato che negli ultimi vent’anni l’Europa ha conosciuto un processo di liberalizzazione del mercato che “ha preso – ha detto Thébault – sempre maggiore importanza rispetto all’intervento dello Stato o alla distribuzione dei beni”.

“Nessuno deve sentirsi abbandonato”. Il seminario ha messo a confronto le diverse situazioni di mercato e povertà vissute in Europa. Dal Portogallo, alla Grecia. Dalla Finlandia, alla Germania. Si è parlato della fatica delle imprese ad andare avanti, delle condizioni di precarietà vissute da molte famiglie, del peso del debito pubblico in molti Paesi. Si è parlato anche di unione economica e di unione politica europea. “Sono soprattutto i poveri a risentire della crisi economica”. “Abbiamo raggiunto l’unione monetaria, ma non abbiamo ancora raggiunto una reale unione economica e politica”, è stato detto. Intervenendo al seminario mons. Gianni Ambrosio, vice-presidente della Comece, ha sottolineato: “In Europa, nessuna persona dovrebbe sentirsi abbandonata. In base ai principi di solidarietà e di sussidiarietà occorre assicurare una protezione sociale soprattutto a tutti quelli che sono nel bisogno o si trovano in difficoltà nel far fronte ai molteplici problemi della vita”. Ciò, ha aggiunto, “non significa ovviamente che lo Stato debba farsi carico di tutto e di tutti. Occorre favorire la collaborazione di tutti perché la prospettiva di una solidarietà effettiva non venga trascurata”.

Per una guida sicura. “S’intraprendono spesso strade che non portano da nessuna parte”, ha detto Stefan Lunte, consigliere per le politiche sociali ed economiche della Comece. Per questo l’Europa ha bisogno oggi di “conoscere la sua destinazione essenziale”. E Rüdiger Noll, direttore della Commissione “Chiesa e società” della Kek, ha aggiunto: “A questo seminario abbiamo affrontato la questione della crisi economica con una prospettiva di lungo termine, chiedendoci cioè quale modello economico promuovere in Europa perché siano le persone al centro dell’economia e non il contrario”. Non aumentare il gap tra ricchi e poveri ma soprattutto creare un sistema economico “di equilibrio tra gli aspetti sociali ed economici”: “Questa è la nostra prospettiva”. E ha concluso: “Se si guarda all’Europa si può vedere che la Chiesa è tra le più importanti agenzie non governative in aiuto ai poveri. Ma se si ha una macchina che va senza guidatore e si scontra con cose e persone, cosa si fa? Si aiutano le persone ferite, ma si cerca anche di fermare la macchina. Per cui il secondo ruolo svolto dalle Chiese è quello di fermare la macchina e darle una guida sicura”.