CRISTIANI IN TERRA SANTA

La minoranza non è una cifra

Conferenza stampa di fine anno del patriarca Twal

Gerusalemme (Foto Sir)

Si è svolta questa mattina, a Gerusalemme, nel Patriarcato latino, la conferenza stampa natalizia del patriarca Fouad Twal, tradizionale appuntamento nel quale il capo della Chiesa di Gerusalemme traccia un bilancio dell’anno che sta per terminare evidenziandone luci ed ombre. Un "bilancio 2012 che ci lascia perplessi" ha affermato Twal nel suo Messaggio di cui pubblichiamo una sintesi.

Dialogo interreligioso. "I 50 anni dal Vaticano II sono un’occasione per farci un esame di coscienza nel nostro dialogo con l’ebraismo e l’Islam. I media, che hanno giocato un ruolo molto importante nelle rivoluzioni arabe, devono essere per i cittadini cristiani un mezzo per assumere il proprio ruolo storico nei rispettivi paesi, con i valori della non violenza e dell’invito al dialogo con gli altri credenti delle altre religioni. Siamo una minoranza ma non ci riduciamo ad una cifra. Le iniziative interreligiose sono state numerose e ringrazio tutti coloro che ne sono stati i protagonisti. Questi incontri, tuttavia, non hanno impedito lo sviluppo di un certo radicalismo religioso. Recentemente, a metà novembre, il Consiglio dei Capi religiosi di Israele si è riunito ad Haifa in presenza del Presidente dello Stato di Israele che ha ricordato che i capi religiosi possono favorire la pace lavorando insieme. Il comunicato finale sottolinea l’importanza del rispetto dei Luoghi Santi e dei cimiteri di ogni religione. Il dialogo interreligioso non può portare i suoi frutti se non attraverso atti di rispetto reciproco. Ribadisco la mia profonda costernazione di fronte a tutte le profanazioni di nostre chiese e conventi, sinagoghe e moschee, che offendono tutti. Si tratta di affrontare il male alla radice: l’educazione dei giovani in tutte le scuole".

Ecumenismo. "In questa fine d’anno, pensiamo a ciò che ci ha unito tra cristiani: la visita in Terra Santa del Patriarca ortodosso russo, Kirill di Mosca, è stata un’occasione per incoraggiare un più grande riavvicinamento tra i cristiani e per sottolineare la presenza cristiana a Gerusalemme e in Terra Santa. Un altro motivo di gioia riguarda la data della Pasqua. Quest’anno l’Assemblea degli Ordinari ha deciso che la Pasqua dei cattolici sarà festeggiata secondo il calendario giuliano e cioè il 5 maggio 2013 (tranne che a Gerusalemme e nella zona di Betlemme a motivo dello Status Quo e dell’afflusso dei pellegrini). Dovrebbe essere approvato un decreto dalla Santa Sede per stabilire definitivamente l’entrata in vigore di questo cambiamento nel 2014".

Congiuntura storica e politica locale. "La situazione in Medio Oriente ci lascia perplessi. Desideriamo maggiore stabilità e più democrazia. La gioia del Natale è oscurata dalla sconcertante violenza in Siria. Siamo pieni di compassione per le vittime e la nostra Chiesa partecipa attivamente all’accoglienza di 250.000 rifugiati siriani in Giordania. Preghiamo anche per la Giordania affinché possa mantenere il suo equilibrio e il buon senso che ha sempre avuto. La decisione dell’Onu con la quale la Palestina è divenuta Stato osservatore è un primo passo verso la pace e la stabilità nella regione. Israele potrà trattare da pari a pari con un altro Stato per il bene di tutti. È urgente trovare "una soluzione giusta e pacifica alla questione palestinese", considerata da parte dei Patriarchi e dei Vescovi cattolici del Medio Oriente, riuniti in Libano ai primi di dicembre, la causa di tutti i conflitti della regione. Il secondo e ultimo mandato di Barak Obama deve portare ora ad agire per la soluzione dei due Stati. Il 16 dicembre sono andato a Gaza: denuncio l’embargo che rende inumana la vita quotidiana di un milione e seicentomila persone, fomentando sentimenti di ostilità permanente nei confronti di Israele".

Flussi migratori. "A livello complessivo, l’emigrazione cristiana sembra in diminuzione. La Chiesa cerca di mettere a disposizione degli alloggi, di aiutare i giovani a formarsi per trovare più facilmente lavoro, e, soprattutto, di diffondere una cultura e una pastorale del "radicamento": essere cittadino di Terra Santa è una vocazione che comporta sacrifici e sfide. Per quanto riguarda l’immigrazione, la nostra diocesi accoglie molti immigrati. Si tratta in maggioranza di cristiani. La Chiesa si sente molto vicina a questi fedeli e non esita ad alzare la propria voce quando tali comunità si sentono aggredite, come successo quest’anno al Sinai e a Tel Aviv. C’è un urgente bisogno di coordinamento tra la Chiesa, lo Stato e le Ong".

I progetti. "La Chiesa svolge un ruolo chiave nel dialogo interreligioso e nell’istruzione. È per questo che rivolgiamo tanti sforzi alla nostra Università di Madaba. L’inaugurazione della nuova scuola a Rameh e della chiesa di Stella Maris ad Aqaba, hanno mostrato delle belle realizzazioni".

Conclusione. "Incoraggio tutti i nostri fedeli a vivere seriamente questo Anno della Fede, mettendo in pratica gli insegnamenti dell’Esortazione apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente” e il programma promosso dal Patriarcato. La prima comunità di Gerusalemme può servire da modello per il rinnovamento della attuale comunità cristiana: si tratta di tornare alle origini, di fare ritorno a Gerusalemme".