VENETO

Non solo ospedali

Tempi lunghi per l’attuazione del nuovo piano socio-sanitario

Per il nuovo Piano socio-sanitario della regione Veneto (l.r. 23/2012), approvato da pochi mesi dopo un’attesa durata 16 anni, arriva il momento di affrontare lo scoglio dell’attuazione. Un processo che passa per l’adozione di due provvedimenti fondamentali: l’aggiornamento delle schede volte a riordinare la rete ospedaliera e le schede territoriali, per definire il modello organizzativo del territorio (distretti socio-sanitari) e delle strutture di ricovero intermedie. Con la legge regionale 43/2012 proprio in questi giorni il Consiglio regionale ha abrogato il termine temporale, stabilito dal Piano, di 180 giorni per l’adozione di tali provvedimenti, senza indicare altre date limite, e ora i tempi potrebbero allungarsi. La Giunta regionale dovrà approvare il provvedimento e poi trasmetterlo alla Commissione consiliare per il proprio parere. Importante sarà quindi la reale attuazione sul territorio delle tante novità previste dal Piano. Cuore della legge è il riordino dei servizi territoriali, che assumono per il cittadino un ruolo più centrale alla luce dei cambiamenti del contesto sociale ed epidemiologico. Tra invecchiamento della popolazione, aumento di patologie croniche, fragilità e precarietà dei rapporti sociali, il nodo cruciale si sposta dalla gestione dell’acuzie, affidata all’ospedale, all’assistenza territoriale. Assunta come prioritaria la centralità della persona, il Piano interviene puntando a uniformare i livelli di assistenza, in un’ottica di equità, e a offrire risposte ai nuovi bisogni della popolazione.Le novità del Piano. Il modello di assistenza ospedaliera descritto dal Piano prevede una rete di ospedali dotati di specialità di base e media complessità e ospedali di riferimento provinciali caratterizzati anche dall’alta specialità: un solo ospedale di alta specializzazione per ogni provincia con circa 18 mila posti letto in totale. Il modello territoriale è fondato sulla “filiera” dell’assistenza imperniata sui distretti sociosanitari, destinati a divenire i veri punti di riferimento per gli utenti, e sulle medicine di gruppo integrate, già positivamente sperimentate nel Veneto. Nel territorio vengono implementate le strutture intermedie dotate di pronto soccorso e di competenze base (cosiddetti ospedali di comunità e unità riabilitative territoriali) per pazienti che non necessitano di un ricovero ospedaliero, ma non possono essere seguiti adeguatamente nelle proprie abitazioni (circa 6 mila posti letto). Altre novità sono l’istituzione della figura del “case manager” e l’istituzione di centrali operative finalizzate al coordinamento dell’assistenza e alla gestione dei passaggi da un luogo di cura a un altro. Alcune preoccupazioni. “In questo momento di crisi e allarmismo, più che il numero di posti letto a disposizione, la questione da porre è: siamo sicuri di riuscire a distinguere cosa è sanitario e cosa sociale? Più che per i tagli alla sanità sono preoccupato per quelli al sociale, al sostegno alle famiglie, all’handicap, ai trasporti, ai malati con deficit motori non gravissimi, ma che abitano in edifici inadeguati. Per questo, quello che aspettiamo con impazienza sono soprattutto le schede territoriali”, afferma Maurizio Scassola, presidente della Federazione degli Ordini dei medici del Veneto. “Il Piano socio sanitario – continua Scassola – è un ottimo piano; il problema, però, è come tradurlo nel concreto. La preoccupazione non è il fatto che diminuiscano i posti letto, ma di quali siano le reali alternative a essi. In questo momento non ci sono le condizioni per offrirle, in particolare manca il personale. Gli eccessi di spesa sono già stati ridotti, non si può tagliare ancora. Il nostro timore è che intervenire ancora sui posti letto crei problemi di sicurezza, costringa a mandare a casa pazienti non ancora stabilizzati per rispettare le prescrizioni”. Approccio sociale. “L’apertura al territorio e il potenziamento dei distretti sociosanitari è il punto di maggior rilievo del nuovo Piano”, conferma Olmo Tarantino, medico, membro della Consulta per la salute del patriarcato di Venezia. “Dobbiamo vedere come il Piano verrà attuato e con quali risorse – continua – e se vi saranno corsie preferenziali per favorirne l’attuazione. L’adozione delle schede ospedaliere e territoriali riveste un’importanza fondamentale, senza di queste il Piano perde il suo valore”. “Oggi l’acuzie si riduce in termini temporali, ma spesso non vi si guarisce: molti pazienti cronici sono da assistere con nuove metodologie, non tanto in un’ottica di guarigione ma di accompagnamento dignitoso. Questo comporta un approccio più sociale che sanitario”, osserva Marina Paties, psichiatra veneziana e rappresentante Caritas nella Consulta per la tutela della salute. Per questo “è importante che il nuovo Piano punti a riorganizzare la rete dell’assistenza al di fuori dall’ospedale, nei distretti e nei servizi territoriali. E che lo faccia in un’ottica d’insieme, cercando di codificare l’offerta e renderla in tutta la Regione più omogenea rispetto ad ora, in cui le situazioni sono anche molto diverse da luogo a luogo”. a cura di Emanuele Cenghiaro(20 dicembre 2012)