OSPEDALI E CRISI
Idi-San Carlo (Roma): la disinformazione non aiuta a superare le difficoltà
Nessuna richiesta di fallimento, ma un Concordato preventivo finalizzato alla "continuità aziendale". Piena collaborazione con la magistratura, per "raggiungere al più presto la verità dei fatti", prendendo le distanze "da quanti in suo nome abbiano eventualmente commesso illeciti". Trasparenza sulla vera entità del debito del gruppo Idi-San Carlo: 435 e non 800 milioni di euro, come sostengono alcuni media. Volontà di venire incontro ai lavoratori, riprendendo da questo mese a pagare gli stipendi. Questa, in sintesi, la reazione della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (Cfic) alla "perdurante divulgazione di notizie non corrispondenti allo stato reale dei fatti", e relative alle opere della Provincia Italiana gestite dai religiosi. A parlarne con Maria Michela Nicolais, per il Sir, è fratel Ruggero Valentini, superiore generale della Cfic, a cui appartengono 400 religiosi che operano in 20 Paesi, con un centinaio di opere, strutture e comunità che si avvalgono di oltre 4 mila collaboratori.
Fratel Ruggero, ci spiega cosa sta succedendo?
"Quella che è in atto nei nostri confronti è una vera e propria campagna di disinformazione. L’ampio risalto dato alla falsa notizia della richiesta di fallimento smentita il 12 dicembre dalla Procura generale del Tribunale di Roma – ha prodotto effetti dirompenti: quanti ne sono stati moltiplicatori, con toni volutamente disfattisti, dovrebbero assumersi la responsabilità dei danni provocati, almeno sul piano morale".
Come stanno, invece, le cose?
"Dal 24 ottobre la Provincia Italiana della Cfic è stata ammessa al Concordato Preventivo in continuità aziendale e ha provveduto a determinare un nuovo assetto organizzativo delle opere con lo scopo di incidere sia nell’attività ordinaria delle stesse, sia nell’impegnativo lavoro di studio e redazione del progetto concordatario. La scelta di adire al Concordato Preventivo, gestito sotto il controllo del Tribunale, esprime una chiara scelta di trasparenza della Provincia italiana. Attualmente il gruppo di lavoro individuato dalla proprietà sta agendo in un clima di fattiva cooperazione, per il bene degli ospedali e delle altre opere della Cfic in Italia. Nell’alveo della continuità aziendale la Congregazione ha posto in essere tutti gli atti necessari a garantire la prosecuzione delle attività nelle strutture, sanitarie e non. Ne fanno fede, tra gli altri, l’affidamento della certificazione contabile alla società di revisione Kpmg e la stesura del progetto industriale, ora in fase di avanzata elaborazione, a cura dell’Università Luiss Guido Carli".
E le proteste dei lavoratori dell’Idi-San Carlo per i "tagli", che li costringono a lavorare da diversi mesi senza stipendio?
"Costituisce un segnale da cogliere positivamente il fatto che si sta provvedendo, grazie allo sblocco dei fondi da parte del Commissario alla Sanità Bondi, al pagamento, anche se parziale, della mensilità di novembre ai 1417 tra dipendenti e collaboratori dell’Idi-S.Carlo-VillaPaola, e non 1800 come ormai dato per acquisito dai media. Altro elemento positivo deriva dal pagamento, assicurato da Bondi, della produzione al termine di ogni mese. La Congregazione, avendo costantemente a cuore tutti gli operatori che lavorano presso la propria istituzione, ha avviato numerose interlocuzioni finalizzate all’individuazione di un partner per la gestione che sia affidabile ed economicamente solido".
A quanto ammonta realmente il debito effettivo?
"Alcuni organi di stampa lo hanno gonfiato a fini strumentali fino ad una cifra di 800 milioni. Al momento attuale le risultanze di bilancio danno un debito di 435 milioni, cifra variabile a seguito degli accertamenti in corso. L’esposizione debitoria potrebbe subire anche una drastica riduzione qualora venissero riconosciuti i crediti vantati nei confronti della Regione Lazio, sui quali sono già intervenute numerose sentenze a favore del riconoscimento".
Quale è il vostro atteggiamento riguardo alle inchieste giudiziarie in corso?
"La Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione collabora, quotidianamente e senza riserve, con la Magistratura al fine di raggiungere al più presto la verità dei fatti emersi dalle indagini in corso e nel prendere le distanze da quanti in suo nome abbiano eventualmente commesso illeciti ricorda che già dal mese di luglio la stessa si è costituita parte lesa in seno al procedimento giudiziario. In questo complesso contesto, che ha prodotto disagi e sofferenze a tante persone, la Congregazione sente il peso della propria responsabilità e, assieme all’impegno diuturno per trovare vie di soluzione dignitose, non intende sottrarsi al dovere di riconoscere gli errori nei comportamenti e nelle scelte".
Quanto "pesa" il clima creato dai media?
"Ogni azione promossa da chiunque per generare discredito di persone ed opere estranee ai fatti contestati dalla magistratura ha come naturale conseguenza la distruzione di un patrimonio scientifico, culturale, umano e religioso di cui sono parte non solo i membri della Congregazione, ma anche tutti i loro collaboratori e l’intera collettività che di queste opere si serve. Tali azioni costituiscono un gravissimo ostacolo alle iniziative poste in campo per una rapida e soddisfacente soluzione della crisi attuale e sono suscettibili di essere interpretate come manifestazioni di interessi non riconducibili alla salvaguardia delle strutture ospedaliere in questione. La crisi degli ospedali ha inoltre creato pesanti difficoltà per le altre opere della Provincia italiana, diffuse nel Paese a servizio di minori in situazioni di bisogno, anziani non autosufficienti, disabili gravi e giovani in formazione. Anche a queste opere, tanto radicate nei loro territori, la Congregazione vuole garantire continuità aziendale, grazie alla loro capacità produttiva, per il bene degli utenti e delle centinaia di operatori al loro servizio".