GIOVANI
Un vescovo parla del Natale ai suoi ragazzi: la vita ”affascina” e ”inquieta”
"Io non so cosa tu pensi della Chiesa, del vescovo, dei preti; ma io posso dirti ciò che la Chiesa pensa di te: tu sei un dono, un figlio, un amico; tu, in quanto giovane, in quanto creatura, sei lo stupore di Dio": lo scrive il vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, mons. Giuseppe Giudice, nella sua lettera di Natale alle nuove generazioni della diocesi, rappresentate simbolicamente nel giovane "Prisco", al quale il presule già il Natale scorso aveva scritto nell’età dell’infanzia e a Pasqua nell’adolescenza.
Il segreto della vita. Il vescovo invita i giovani a leggere insieme il passo del Vangelo di Matteo in cui sono protagonisti il re Erode e i Magi. "Ho scelto questa pagina spiega -, non solo perché è natalizia, ma perché racchiude il segreto della tua vita: un’avventura alla ricerca della gioia". Ed "è una pagina giovanile, perché ricca di profumi d’oriente, d’avventura, di ricerca e scoperta". "Voi giovani sottolinea mons. Giudice – siete come i Magi, cercatori della Verità, camminando dietro ad una stella per cercare la Via e la Vita. Voi cercate innanzitutto la vita ‘splendida come un diamante, ma fragile come il vetro della finestra’. Sì, cari giovani, è la vita che vi affascina ed è la vita che vi inquieta! Natale è la festa della vita". Per il presule, quando si parla di Erode, "è descritta l’arroganza di chi, per mantenere la poltrona, non permette ai giovani di crescere e vivere, anche dal punto di vista culturale, sociale, politico e religioso. Erode non è amico dei giovani!".
La stella della fede. Come i Magi, "siamo tutti pellegrini. Il viaggio ce lo portiamo dentro". In realtà, "il nostro, allora cari giovani, non è un vagabondaggio, ma un pellegrinaggio verso il Paese. E ci accorgeremo che spesso esso è un paese dell’anima. L’uomo è un pellegrino, un camminatore, uno che macina chilometri semplicemente per cercare la gioia". La stella guida il cammino dei Magi: "Questa stella, caro Prisco, è l’immagine della fede, il grande dono che tu hai ricevuto nel battesimo. Sì, un grande dono! È un dono, un regalo, che tu non hai scartato ed è forse rimasto come tanti altri doni nell’ultimo cassetto della tua scrivania, in mezzo alle tue cianfrusaglie. La fede è come questa stella, che appare e scompare; è nascosta dietro le nuvole come il sole; si vede e non si vede, ma sempre ci precede per accompagnarci e si ferma sopra il luogo dove si trova il bambino".
Una gioia grandissima. La gioia del Natale, osserva mons. Giudice, è "la gioia che si riscopre nella poesia della vita e nella semplicità del presepe. Questa è la gioia che ti cerca". E "una gioia grandissima… è il dono natalizio che ti offrono i tuoi genitori, le persone care, gli amici, il parroco, il tuo vescovo: una gioia che non si compra sul mercato del mondo; semplicemente si dona perché è gioia natalizia che viene dal cielo. È la gioia che ti rende audace anche nell’inventarti un amore e un lavoro per la vita". Poi un invito: "Lasciando socchiusa la porta del cuore, caro giovane Prisco, fatti raccontare nuovamente la fede dai nonni, dai genitori, dagli adulti per entrare anche tu, da protagonista, nel grande racconto della salvezza. Così facendo, ti accorgerai come è bello il racconto del Natale nel quale tu ritroverai tanto della tua infanzia, della famiglia e della crescita, dei tuoi amici e dei tuoi amori e, magari in silenzio, ti ricorderai di un Natale particolare e speciale, dove anche tu hai percepito in modo vero la presenza del Signore, perché sei rinato con Lui".
Lo scrigno del cuore. Il vescovo parla anche dei doni dei Magi: oro, incenso e mirra. "Apri anche tu lo scrigno del tuo cuore è l’esortazione – ed offri i tuoi doni, senza lamentarti dicendo che non possiedi nulla. Offri l’intelligenza, la volontà, le mani, il cuore, un po’ del tuo tempo reale e non virtuale, impara ad offrire anche le ferite segrete per rendere profumata nel dono la tua vita, ben sapendo come dice un proverbio cinese che un po’ di profumo rimane sempre sulla mano di chi offre una rosa". In realtà, "la fede non ti impedisce di vivere le cose belle della vita; non ti tarpa le ali; non ti proibisce il bene; non ti costringe; non ti illude, come qualche volta sospettano i tuoi amici davanti al bar. La fede, quella vera ricevuta sulle ginocchia della mamma, ti fa crescere, ti aiuta a vivere, riempie di senso i tuoi giorni, ti regala una marcia in più, non ti chiude in camere asfissianti, ma ti apre finestre verso il cielo". Come tutti i giovani, "i Magi sono uomini che sognano e sono disposti a cambiare strada, anche la più difficile, per non incrociare e per non assecondare i sogni di Erode. Ora tornano al loro paese, ma non sono tristi, sfiduciati, lamentosi: hanno Gesù nel cuore e possono fare della loro vita un capolavoro, un romanzo, un bel film dove, con il concorso di tutti, la conclusione sarà sempre a lieto fine". Di qui l’augurio finale di mons. Giudice a tutti i giovani "di trovare non la gioia nelle stelle, ma la Stella Gesù in una stalla per ricominciare, presi per mano da Maria e Giuseppe, il cammino della fede".