EMILIA ROMAGNA

Meno rifiuti, più riciclo

Presentati i dati per il 2012 del Report regionale

Diminuisce la produzione dei rifiuti in Emilia Romagna: del 3,5% nel 2011 e addirittura del 5% nel primo semestre del 2012. È quanto emerge dal “Report Rifiuti 2012”, realizzato da Regione Emilia Romagna e Arpa e presentato nei giorni scorsi a Bologna. Un dato in controtendenza rispetto agli anni precedenti, da ricondurre in parte alla contrazione dei consumi legata alla crisi economica, ma anche a stili di vita più attenti e consapevoli.Cresce la raccolta differenziata. Si conferma “la crescita della raccolta differenziata, che nel 2011 ha toccato il 52,9%, e la diminuzione del conferimento in discarica, mentre è sostanzialmente stabile il ricorso agli impianti d’incenerimento, che riguarda il 24,9% dei rifiuti urbani e la produzione dei rifiuti speciali”. È così che il direttore di Arpa Emilia Romagna, Stefano Tibaldi, presenta i dati del Rapporto. Una situazione “complessivamente positiva, in linea con le indicazioni che arrivano dall’Unione europea, secondo le quali il conferimento in discarica è un’opzione sempre più residuale: dal 2001 al 2011 questo dato è passato dal 51% ad appunto il 16,7%. Nello stesso arco di tempo il ricorso all’incenerimento è passato dal 16% al 24,9%. Resta comunque problematico il dato sulla produzione dei rifiuti. Nonostante la decisa diminuzione riscontrata, l’Emilia Romagna continua a essere uno dei territori che produce più rifiuti, il che va tuttavia letto considerando la scelta della Regione di ‘assimilare’ ai rifiuti urbani quelli speciali provenienti dalle attività commerciali e dal terziario”. Infatti, tra i temi da affrontare nel Piano regionale dei rifiuti – attualmente in corso di definizione e che prenderà il posto degli attuali nove Piani provinciali – ci sarà anche quello dell’assimilazione per individuare criteri più omogenei a livello regionale. Più in generale, il primo Piano regionale dei rifiuti riserverà particolare attenzione ai comuni capoluogo, ma anche alle dinamiche sociali ed economiche più complesse.Differenze a livello territoriale. La produzione e gestione dei rifiuti urbani presenta anche differenze significative a livello territoriale: “Per quanto riguarda la produzione, su un totale regionale di oltre 3.002.771 tonnellate si va dalle 561.884 della provincia di Bologna alle 191.469 di quella di Piacenza, mentre per la raccolta differenziata le percentuali massime e minime sono comprese tra il 60,6% della provincia di Reggio Emilia e il 42,3% di quella di Bologna”, prosegue Tibaldi. Considerando i rifiuti indifferenziati, “Piacenza è la provincia in cui incenerimento e discarica appaiono più polarizzati (98% e 0%), seguita da Ferrara (83% e 1%). Mentre le province in cui il ricorso alla discarica è significativamente più alto rispetto all’incenerimento sono Reggio Emilia (67% e 33%) e Ravenna (53% e 20%). Nel 2011 la modalità di raccolta differenziata attraverso il ‘porta a porta’ si è attestata sul 14% contro l’11% del 2010, ma il sistema di raccolta ancora più diffuso rimane quello tradizionale dei contenitori stradali. È invece stabile la produzione di rifiuti speciali che provengono dal settore industriale agricolo e artigianale, il 77% dei rifiuti complessivamente prodotti in Emilia Romagna”.Riciclare si può. Anche Legambiente conferma i dati positivi della Regione, grazie al V rapporto sui “Comuni ricicloni dell’Emilia Romagna”, che ha premiato i migliori risultati nel 2011 delle amministrazioni comunali in tema di gestione dei rifiuti urbani. “Dall’Emilia Romagna ci aspettiamo grandi risultati nella gestione dei rifiuti, per raggiungere gli obiettivi delle regioni più virtuose come Trentino-Alto Adige o Veneto”, afferma Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente onlus. “Un bersaglio alla portata di tutti i comuni emiliano-romagnoli, che deve passare attraverso la diffusione delle raccolte domiciliari in tutti i territori, compresi i capoluoghi di provincia, ma che necessita anche di un ritorno del primato della politica nella gestione dei rifiuti. Gli enti locali, a partire dalle amministrazioni comunali, non devono più delegare le decisioni strategiche alle aziende multiutilities, che privilegiano nel loro legittimo interesse un sistema fondato sui grandi impianti di smaltimento finale. L’auspicio di Legambiente è che le esperienze di tutti i Comuni che vengono premiati e le buone pratiche divulgate dai nostri annuali dossier diventino la regola per un nuovo Piano regionale di riduzione e corretto smaltimento dei rifiuti”. Per attuare politiche di gestione dei rifiuti “davvero efficaci è necessario mettere in campo strategie di riduzione e prevenzione”, dichiara Giulio Kerschbaumer di Legambiente Emilia Romagna. “Per questo motivo pensiamo che l’obiettivo del Piano regionale dei rifiuti sia quello di puntare ai 150 chilogrammi procapite di rifiuti da smaltire in un anno, 200 kg nel medio termine. Un risultato assolutamente a portata di mano, combinando azioni di riduzione, raccolta differenziata spinta e un minimo di selezione e trattamento”. a cura di Lucia Truzzi(24 dicembre 2012)