BASILICATA
Piano casa: riqualificazione del patrimonio esistente ma niente housing sociale
È stato approvato il 3 dicembre il nuovo Piano casa della regione Basilicata, all’interno della legge regionale 25/2012. La legge, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione il 7 dicembre, si pone “l’obiettivo di rendere più snelle le procedure nell’ottica di una razionalizzazione e incentivazione del settore edilizio”. La disciplina, che avrà validità temporale fino al 31 dicembre 2013, è la risposta all’esigenza di “incentivazione del patrimonio edilizio esistente e riqualificazione di aree urbane degradate” e punta allo sviluppo dell’efficienza energetica, all’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, alla riduzione del consumo dei suoli attraverso il riuso del patrimonio edilizio esistente, al cambio delle destinazioni d’uso e alla modifica delle sagome degli edifici.Per il territorio. “In linee generali – sostiene Vittorio Restaino, coordinatore di Fare Basilicata – credo sarebbe stato più opportuno, in questa legge, porre attenzione all’housing sociale e ai tanti che non hanno l’opportunità di avere accesso ai mutui, piuttosto che limitarsi a legiferare sul costruire di più. Su questo aspetto occorre stare davvero attenti”. Per don Filippo Lombardi, direttore dell’Ufficio regionale per la pastorale sociale e lavoro e salvaguardia del creato, “attesa la necessità di attuare a livello regionale un decreto legge nazionale, la legge della Basilicata ha almeno il vantaggio d’incentivare l’economia nel settore dell’edilizia, abbastanza fermo anche nella nostra realtà. Non si può pretendere che una legge risolva tutti i problemi abitativi o assicuri la casa a tutte le famiglie, ma c’è da augurarsi che le disposizioni appena pubblicate possano essere rispettate pienamente in fase di attuazione e non si creino abusi irreparabili”. Per don Lombardi è “positivo l’intento generale della legge di riqualificare le aree urbane degradate e di puntare sul risparmio energetico, sul ricorso a fonti rinnovabili e sul riutilizzo delle strutture già esistenti”.Rinnovare e riqualificare. Il nuovo Piano casa promuove il rinnovamento e la sostituzione del patrimonio esistente, realizzato prima del 1942, che non rispetti le norme antisismiche vigenti o non risponda ad adeguate prestazioni energetiche. Questi edifici potranno anche aumentare le superfici entro il limite massimo del 20%. La legge prevede, inoltre, la riqualificazione urbana delle aree degradate puntando a una riorganizzazione dell’assetto urbanistico attraverso il recupero o la realizzazione di nuove urbanizzazioni. “Fa specie notare – aggiunge don Lombardi – come tante strutture edilizie pubbliche e private siano in stato d’abbandono e nulla si faccia per riutilizzarle. Ben venga, quindi, una legge che punti al loro recupero. Inoltre, il tema delle energie rinnovabili, specie il fotovoltaico, sia pur con ritardo, comincia a trovare un più ampio utilizzo anche nell’edilizia privata e questo rappresenta un punto di partenza positivo nell’ottica della diffusione delle energie rinnovabili”. “Se la molla che incentiva tali scelte è quella del risparmio, in termini economici, quanto gioverebbe una maggiore presa di coscienza del tema della salvaguardia del creato per incentivare nuovi stili di vita tra i cittadini?”, si chiede il sacerdote. Le leggi devono essere “attente non solo a regolamentare alcuni interessi, ma anche a creare e promuovere la cultura del bene comune”.Qualcosa in più. “Saranno i temi dell’ambiente – sostiene Restaino – a tener banco maggiormente nella fase d’attuazione del nuovo Piano casa, soprattutto per chi li pone al centro della sua azione politica. Per alcuni, infatti, la possibilità di incrementare la cubatura degli immobili non è un ‘affare positivo’, a causa dei possibili danni paesaggistici che potrebbero generarsi, ma è necessario comprendere che quest’azione avrà carattere ecocompatibile e si aprirà allo sviluppo di fonti di energia alternativa. Dinanzi a questa constatazione è lampante che esistono più aspetti positivi che negativi e non c’è alcuna inclinazione al mero sfruttamento del territorio”. Le perplessità di Restaino sono racchiuse nel “quanto, oggi, il Piano casa potrà rispondere alle esigenze dei cittadini”. Ritorna, perciò, alla necessità di promuovere l’housing sociale, ovvero “tutte quelle possibili iniziative da avviare per offrire nuove opportunità ai tanti cittadini, giovani inclusi, che intendono acquistare casa ma non hanno grandi possibilità”. Per Restaino sarebbe anche “opportuno mostrare maggiore attenzione alla rivalorizzazione dei vecchi immobili” e, a tal riguardo, definisce “alquanto limitata” la disposizione che “promuove il rinnovamento delle strutture costruite prima del 1942”, dal momento che “a mio avviso – conclude – sono vecchi anche gli stabili degli anni settanta”.a cura di Giovanni Perilli(24 dicembre 2012)