MEDIO ORIENTE

Con una marcia in più

Universitari cristiani: incontro con mons. Dal Covolo (Lateranense)

Festività natalizie in Medio Oriente per il rettore della Pontificia Università Lateranense, Enrico dal Covolo. In un’intervista a Tele Lumiere, emittente televisiva cattolica del Libano, il presule ha parlato dell’Ateneo, con le sue quattro facoltà (Teologia, Filosofia, Diritto canonico e Diritto civile) e due istituti (l’Istituto Utriusque Iuris, cioe’ "di tutti e due i Diritti", canonico e civile, Istituto unico al mondo nel suo genere; e l’Istituto pastorale "Redemptor Hominis").

Centri collegati. Ci sono tre centri collegati alla Pontificia Università Lateranense in Medio Oriente. "Anzitutto – ha chiarito mons. dal Covolo – la facoltà di Diritto canonico dell’Università La Sagesse di Beirut è aggregata, come Istituto superiore per l’insegnamento del Diritto canonico, all’Istituto Utriusque Iuris del Laterano. Ciò significa che il diploma conseguito nella facoltà di Beirut è riconosciuto come titolo di licenza in Diritto canonico presso l’Università Lateranense. Ci sono poi due centri affiliati alla Facoltà di Teologia. In realtà si tratta di un’unica affiliazione, che ha pure una sezione distaccata. Si tratta del ciclo teologico istituzionale del Seminario del Patriarcato latino di Gerusalemme, con sede a Beit Jala, nei Territori palestinesi. La sezione distaccata è invece il Seminario missionario ‘Redemptoris Mater’, che si trova a Tiberiade, Galilea, in Israele".

Il ruolo dei giovani. "Bisogna che i giovani universitari cristiani del Medio Oriente siano sempre di più dei testimoni credibili della fede in Gesù Cristo – ha affermato il rettore della Pontificia Università Lateranense -. Devono dimostrare con la loro vita, piena di gioia e di speranza, che l’amicizia con Cristo dà a loro una marcia in più, perché dà senso pieno alla vita". In particolare, ha aggiunto, "i giovani devono mostrare che la fede non è qualche cosa di astratto o di sentimentale o di privato. La fede cambia la vita delle persone e della società. Di fronte alla situazione esplosiva del Medio Oriente, di fronte alla terribile secolarizzazione e alla neghittosa indifferenza della vecchia Europa, la cultura e le tradizioni mediterranee devono interrogarsi seriamente. Gesù Cristo, che è nato duemila anni fa in questa stessa terra mediterranea, è il salvatore del mondo, ieri, oggi, sempre". Perciò, "i giovani cristiani del milieu mediterraneo hanno un’enorme responsabilità. Essi devono testimoniare questo fatto, che Gesù Cristo è veramente il salvatore del mondo – nella famiglia, nella scuola, nell’università, nelle parrocchie, nel lavoro, nella società". Mons. dal Covolo ha quindi ribadito quanto è stato già detto al Sinodo sulla nuova evangelizzazione: "I giovani non saranno più soltanto la speranza del mondo, ma il presente di un mondo più giusto, più in pace".

Voglia di pace. Parlando della pace nel Medio Oriente, il presule, precisando di non essere "un analista di questioni politiche, specialmente quando si tratta di questioni internazionali così intricate, come quella del Medio Oriente", ha comunque riferito "un’impressione", che ha colto "dalla bocca di molte persone, anche di ecclesiastici estremamente autorevoli". "L’impressione – ha chiarito – è che qui in Medio Oriente la gente sia molto delusa (e anche irritata) dal comportamento delle grandi potenze europee e atlantiche. Di fronte a ingerenze più o meno occulte (o più o meno palesi), evidentemente motivate da interessi particolari di tipo economico e di potere – ingerenze che, di fatto, finiscono per destabilizzare le istituzioni locali –; ebbene, a fronte di tali ingerenze, non esiste alcun intervento reale per la promozione della pace, e gli eccidi si consumano nell’indifferenza di chi ne risulta, di fatto, connivente e responsabile". "In Libano – ha concluso mons. dal Covolo -, grazie a Dio, ho trovato pace, tanta voglia di ricostruzione, e l’impegno di voltare decisamente pagina rispetto a quindici anni di una guerra, di cui nessuno sa dare il motivo".