GIOCO D'AZZARDO

Sommersi dai debiti

Milano: da un’indagine Caritas emerge un quadro allarmante

Il gioco d’azzardo diventa sempre più spesso una vera e propria malattia, impoverisce le persone e le loro famiglie, spinge ai margini della società e, non di rado, rende schiavi dell’usura e della criminalità organizzata. È quanto conferma un’indagine di Caritas Ambrosiana che ha raccolto dati fra i centri d’ascolto territoriali, ovvero gli innumerevoli sportelli messi a disposizione per la prima assistenza di chi si trova in situazione di disagio.

Cifre drammatiche. Secondo i dati raccolti dalla Caritas della diocesi di Milano, il 71% dei centri di ascolto che hanno riposto all’indagine afferma che "il gioco di azzardo è molto o abbastanza diffuso tra i propri utenti"; il 58% "ritiene di aver avuto la percezione che le persone incontrate avessero problemi di gioco d’azzardo problematico"; il 48% dichiara di "avere incontrato giocatori patologici". Inoltre almeno la metà dei centri Caritas "ha intercettato da una a 20 persone in un anno che si sono rovinate con il gioco". I responsabili del servizio diocesano spiegano: "Poiché gli utenti dei centri di ascolto sono in maggioranza stranieri, disoccupati, con livelli d’istruzione medio-bassi, l’indagine conferma che le vittime preferenziali del gioco d’azzardo sono proprio le persone con minori risorse economiche e culturali". Condizione, questa, "che rischia di appesantire ulteriormente il grado di sofferenza sociale diffuso nel territorio della diocesi". Se poi si approfondiscono gli elementi raccolti, emerge che si è probabilmente di fronte alla punta di un iceberg. "La dipendenza dal gioco – sottolinea la Caritas – non è in genere esplicitamente espressa dalle vittime e soltanto l’ascolto paziente è in grado di far emergere il problema". Nel 23% dei casi, infatti, "la ludopatia è stata individuata soltanto nel corso di svariati colloqui, nell’11% a indicarla è stato un parente della vittima", che in genere è la moglie, e solo nel 7% delle situazioni è stata ammessa dalla persona interessata.

Sempre più poveri. Gli effetti sociali connessi al gioco sono tante volte drammatici: i soldi sprecati fra le più svariate forme di azzardo e scommesse impoveriscono ulteriormente chi ha già pochi mezzi economici. Le relazioni affettive e familiari vanno in frantumi, aumentano solitudine ed emarginazione, e l’indebitamento crescente tende a mettere il giocatore nelle mani di "strozzini" e malavita. La conferma di questa situazione che si avvita su di sé "viene – spiegano a Milano – da un altro strumento della rete di assistenza che fa capo alla Caritas: la Fondazione San Bernardino, voluta dai vescovi lombardi per aiutare le persone gravemente indebitate e prevenire il fenomeno dell’usura". Secondo l’analisi della Fondazione, "ogni anno almeno un quarto degli utenti, segnalati proprio dai centri di ascolto Caritas, accumula debiti soprattutto a causa del gioco d’azzardo".

Decreto Balduzzi, e poi? Il problema in Italia, che trova nel mondo cattolico un costante impegno di denuncia e di solidarietà, riguarda all’incirca 700mila individui, "vale a dire – rimarca la Caritas della diocesi ambrosiana – il doppio degli alcolisti e dei tossicodipendenti assistiti dai servizi. Per loro, tuttavia, non sono previsti ancora percorsi di cura specifici". Sull’argomento è intervenuto il governo che, con un provvedimento di fine 2012 (noto come "decreto Balduzzi", ministro competente) "ha avviato la procedura per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, estendendoli per la prima volta anche alle ludopatie". Tuttavia, "pur riconoscendo che di azzardo ci si può ammalare e che, quindi dei giocatori patologici si deve far carico il Sistema sanitario nazionale, lo stesso ministero ha rinunciato a reperire finanziamenti dedicati e finalizzati all’avvio sistematico di iniziative di cura e prevenzione". La conseguenza, sottolinea la Caritas, "è che non vi è ancora certezza sulle effettive risorse che saranno destinate per assistere i ludopatici".

Il ruolo della politica. Il vicedirettore di Caritas Ambrosiana e presidente della Fondazione San Bernardino, Luciano Gualzetti, a questo proposito commenta: "Una classe politica poco lungimirante ha, in modo assolutamente bipartisan, trasformato il gioco d’azzardo in una vera e propria industria. Il boom di questo settore economico ha prodotto danni collaterali e a farne le spese sono state, soprattutto, le fasce più deboli della popolazione". Ciò nonostante, "non solo la nostra classe dirigente pare non voler cambiare rotta, ma non riesce nemmeno a correre ai ripari". Per Gualzetti, il decreto Balduzzi "è stato un primo tentativo, apprezzabile ma ancora troppo timido, almeno nella sua formulazione finale. Possiamo a questo punto solo auspicare che i governi locali, a cominciare da quello della regione Lombardia, riconoscano l’entità del problema e non lascino soli i giocatori patologici e le loro famiglie".