OLTRE LA CRISI

Un pensiero nuovo

Un filosofo indica nell”’umanesimo fedele” una via d’uscita dalla ”trappola”

"Questa nostra crisi più che passaggio è una trappola. Si è voluta fondare la società su basi sbagliate, sul primato del denaro anziché della persona, secondo la logica della competizione e non quella della cooperazione. Ciò che serve è un cambiamento di cultura". Ne è convinto Roberto Mancini, docente di filosofia teoretica all’Università di Macerata e relatore all’appuntamento sul tema "Oltre la società della crisi: per un umanesimo fedele" che si è tenuto a Fermo nei giorni scorsi. Lorena Leonardi lo ha intervistato per il Sir.

Come siamo arrivati a questo punto?
"L’Occidente ha conosciuto con il cristianesimo la rivoluzione della persona ma non ha mai sperimentato la rivoluzione del legame, scadendo così nella logica dell’individuo e dell’individualismo. Tutto quello che richiede armonia ci risulta difficile perché partiamo da una concezione dell’individuo come isolato. Subentra, insomma, un sistema impersonale che schiaccia l’individuo massificandolo: e questo produce infelicità di massa. Il sistema economico è dunque impazzito per via di una finanza senza volto che domina ancor prima della persona e della relazione".

A quale orizzonte dovremmo guardare?
"Dovremmo pensare secondo la logica di una società che s’illumina con un’altra idea di giustizia. L’economia a quel punto non costituirebbe un discorso autonomo ma sarebbe quella parte del sistema democratico che deve provvedere alle basi materiali della vita della società. Non può essere, insomma, indipendente dall’etica, dal criterio della dignità umana e dalla costruzione politica di condizioni che concretizzino il rispetto della dignità umana".

Un processo, quello che dovremmo avviare, controcorrente rispetto agli ingranaggi del mondo…
"Questo processo va solo sviluppato, perché in realtà è già iniziato, ad esempio tra i popoli in altre zone del mondo che praticano la logica del dono. È iniziato in tutte quelle esperienze di reale impegno educativo nelle quali davvero la persona ha la sua incarnazione. Occorre coordinare i risvegli culturali, far sì che questa nuova cultura entri nei normali processi educativi: nelle famiglie, nella scuola, nelle comunità religiose. A scuola, ad esempio, ci sono insegnanti e famiglie che danno un vero contributo. E ci sono popoli in Asia, Africa e America latina che resistono al capitalismo e rispondono ad esso con la logica del dono. Esistono movimenti civili che applicano la logica della giustizia risanatrice senza cedere al mito della violenza, e penso al Sud Africa e alla sua uscita dall’apartheid in modo non violento. Ecco, se gli esempi virtuosi non saranno momenti eccezionali isolati, il cambiamento potrà avvenire".

Concretamente, cosa possiamo fare?
"Credere che un cambiamento profondo e radicale sia possibile. Smettere di lamentarci senza agire, affrancarci dalla logica dello spread, che ci impedisce un’alternativa".

In cosa consiste l’"umanesimo fedele"?
"È l’umanesimo che si ricorda della dignità umana, e guarda l’umanità con stima e non con disprezzo: rovesciare lo sguardo è prima condizione di fedeltà. La seconda riguarda l’estensione. In passato diverse forme di umanesimo hanno avuto buone intuizioni ma non erano complete: c’era l’uomo senza la donna, l’Occidente senza gli altri popoli. Quello fedele, invece, assume l’unità della famiglia umana e non accetta esclusioni".

I cattolici, in modo particolare, a quale impegno sono chiamati?
"Non possono pensare che la conversione riguardi gli altri, ma dev’essere il loro cammino vita, non solo come svolta personale ma corale. Dobbiamo irrobustire la vita evangelica prendendo distanza dalle logiche di dominio che alla fine ci coinvolgono. Dobbiamo praticare nei fatti e con coraggio l’unità metodologica dei credenti: comunque impegnati nella società, nell’educazione e nella politica, dobbiamo avere un metodo basato sul dialogo, il primato dell’altro, il rispetto. Promuovere, insomma, un cambiamento generale e attestare che una vita degna per la società intera è possibile. Le radici del cambiamento sono spirituali, non tecniche. L’impegno è tornare a vedere possibilità nuove: occorre il coraggio del pensiero nuovo e critico".