CHIESE IN BREVE
Austria: convegno su “Equità in un mondo finito”Un appello alla “empatia verso le generazioni future” ha segnato l’inizio del convegno internazionale ecumenico “Equità in un mondo finito” presso l’Università di Vienna (10 gennaio). Lo ha pronunciato l’economista tedesco Gerhard Scherhorn, accusando “il sistema economico attuale di dimenticare i costi di preservazione dell’ambiente, trascurando così il futuro”. “È semplicemente logico che in un mondo finito non sia possibile una crescita infinita”, ha affermato: “Perciò, l’umanità deve convertirsi all’economia sostenibile che rispetta e conserva le condizioni di vita naturali e socio-culturali”. “La nuova mentalità” che deve necessariamente diffondersi, dovrebbe anche determinare “la modifica delle norme sociali per renderle più sostenibili e ottenere una tutela efficace dei beni comuni”, ha osservato Scherhorn. La necessità di un cambiamento di mentalità è stata evidenziata anche da Ingeborg Gabriel, direttrice dell’Istituto di teologia cattolica austriaco, che ha messo in risalto il ruolo delle Chiese e delle comunità religiose quali “grandi protagonisti della società civile”. In tal senso, ha aggiunto, “occorre unire tutte le forze”: un processo in cui “l’ecumenismo può avere un’importanza particolare”. Il “compito comune” della preservazione del Creato per le Chiese è stato sottolineato da Nicolae Dura, presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese austriache (Örkö). “L’impegno per l’equità e la conservazione del creato” sono “indissolubilmente legati tra loro”, ha detto Dura. Il direttore dell’Accademia sociale cattolica, p. Alois Riedlsperger, ha auspicato un “impegno comune per le questioni relative al futuro dell’umanità” e ha ricordato che “già da anni, le Chiese cristiane si occupano dei temi dell’equità, della pace e della conservazione del Creato”, ottemperando così a quanto concordato nella Charta Oecumenica. Si tratta tuttavia, ha avvertito, di sforzi che devono sfociare nell’applicazione “pratica del principio della sostenibilità”. D’altra parte, il teologo rumeno-ortodosso Dorin Oancea si è detto convinto che “sulle questioni di ecologia, tra la teologia cattolica e quella ortodossa esistono per lo più punti in comune, sebbene con l’utilizzo di linguaggi differenti”. Infatti, “per la Chiesa ortodossa, l’essere umano collabora alla creazione ed è perciò corresponsabile del Creato”.Portogallo: i migranti e lo sviluppo del PaeseIn occasione della 99ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (13 gennaio), si è svolto a Fatima il XIII Incontro degli agenti socio-pastorali delle migrazioni organizzato dalla Caritas in collaborazione con l’Opera cattolica portoghese. I tre giorni di discussione hanno portato i partecipanti a constatare che “molti portoghesi si lanciano in una migrazione non programmata”. La prolungata mancanza del lavoro e l’incapacità di far fronte agli obblighi finanziari assunti, hanno portato al “ritorno di un’emigrazione alla cieca, o senza informazioni sicure sul Paese di destinazione”. Auspicando da parte della Conferenza episcopale portoghese (Cep) la redazione di un documento di riferimento sul pensiero della Chiesa in merito alla mobilità umana, i partecipanti affermano che “appare più opportuno vivere con poche risorse nel proprio Paese che rischiare di dover affrontare situazioni ancora peggiori in terra straniera”. Per altro verso, in un’intervista pubblicata dall’edizione digitale del settimanale “Ecclesia”, la presidente della direzione del Consiglio portoghese per i rifugiati (Cpr) ha lanciato l’allarme sulla mancanza di soluzioni riguardanti questa parte della popolazione: “Posso testimoniare che i rifugiati in Portogallo non sono soddisfatti, ed esiste una situazione di malcontento generalizzato che non è più possibile ignorare”. Queste persone non pretendono di essere appoggiate indefinitamente, ma “rivendicano condizioni nelle quali possano esercitare le loro competenze di lavoro, per contribuire allo sviluppo del Paese che li ha accolti” ha sostenuto Teresa Tito Morais, rivelando che “nel 2011 si è purtroppo cominciato a delineare un fossato” tra le strutture che assistevano i rifugiati, come la Previdenza sociale e la Santa Casa della Misericordia di Lisbona e “il Cpr, lasciato solo a confrontarsi sia con le problematiche di coloro che già risiedevano nel Paese, sia con le necessità dei nuovi arrivati”.Germania: no censura Chiesa su casi di abusoLo studioso di Essen, Norbert Leygraf, ha difeso la Chiesa cattolica contro le accuse di censura mosse dal criminologo Christian Pfeiffer, relativamente allo studio condotto sugli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa cattolica. Lo riferisce il sito della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), riportando un’intervista dell’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna. Leygraf è direttore dell’Istituto di psichiatria forense dell’Università di Duisburg-Essen ed è responsabile del secondo studio commissionato in parallelo dalla Dbk sugli abusi. “La Chiesa non ha esercitato alcun influsso né alcuna censura sulla relazione finale dello studio”, ha affermato Leygraf, sottolineando “l’alta partecipazione” da parte delle diocesi e consigliando ai vescovi cattolici di proseguire lo studio avvalendosi di un criminologo “meno orientato all’opinione pubblica ma che operi in maniera più scientifica”. Lo studio condotto da Leygraf ha esaminato 78 rapporti di 21 diocesi, realizzati tra il 2000 e il 2010, in cui i casi di abuso individuati erano in gran parte relativi a diversi decenni prima. Da parte sua, mons. Stephan Ackermann, responsabile della Dbk per l’esame degli abusi, ha riferito al settimanale “Der Spiegel” che il progetto andrà avanti con un nuovo partner.