CHIESE IN BREVE

Francia, Germania, Serbia

Francia: vescovi su “Mariage pour tous”
In vista del dibattito parlamentare in programma in Francia a fine mese sul progetto di legge che apre matrimonio e adozione alle coppie omosessuali (“Mariage pour tous”), i politici non possono ignorare l’opinione espressa domenica scorsa dai cittadini francesi, perché altrimenti rischiano di “recare un danno al buon funzionamento della democrazia”. Questa l’opinione espressa il 16 gennaio in una nota dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale francese, che dunque per la prima volta si pronuncia in maniera ufficiale sulla manifestazione del 13 gennaio e sulle prospettive del progetto di legge che andrà in discussione all’Assemblea nazionale il 29 gennaio. “Da molti mesi – si legge nella nota firmata in primis dal cardinale presidente André Vingt-Trois – abbiamo allertato il governo e l’opinione pubblica sul rischio di una spaccatura profonda che rappresentava all’interno della società francese, il disegno di legge che consente il matrimonio e l’adozione alle persone dello stesso sesso. Questa spaccatura è tanto più deplorevole quanto più il nostro Paese sta vivendo un periodo di forti difficoltà economiche e sociali che dovrebbe portare i responsabili politici a unire il Paese. L’ampiezza eccezionale della manifestazione di domenica – proseguono i vescovi – dimostra, se ce n’è bisogno, che questa allerta era fondata”. L’episcopato sottolinea, nella nota, che a scendere in piazza nei tre cordoni, convergenti verso Champ de Mars, sono state “persone di tutte le regioni di Francia, giovani e anziani, famiglie con i loro bambini”. Gente di “tutte le opinioni, religioni o senza credo religioso” ha sfilato “con convinzione e senza aggressività”. “In questa grande diversità – prosegue la nota – il denominatore comune era il riconoscimento della famiglia, l’interesse superiore dei bambini e il rispetto della filiazione”. Da qui il richiamo ai responsabili politici affinché non ignorino l’opinione di tutti questi cittadini proseguendo in quello che definiscono una “riforma di civiltà”. E aggiungono: “La missione della politica è fornire il quadro di un’autentica riflessione sociale sulle questioni sociali che sono la trasmissione della vita e la natura dei rapporti umani. Ecco perché auspichiamo che, in occasione del dibattito parlamentare, gli eletti e i politici propongano soluzioni e formulazione che siano rispettose del carattere eterosessuale del matrimonio, della filiazione e delle persone omosessuali. Da parte nostra, come vescovi, invitiamo la comunità cattolica a proseguire la riflessione su questi temi fondamentali”.

Germania: rapporto sulla famiglia 2012
“Fondare una famiglia non può diventare un rischio di povertà”. Lo ha detto Peter Neher, presidente della Caritas tedesca, nel commentare il rapporto sulla famiglia 2012, presentato il 16 gennaio dal ministro federale per la Famiglia, Kristina Schröder. Dal rapporto emergono un incremento delle nascite, una tenuta della famiglia tradizionale ma anche l’esistenza di nuovi tipi di famiglia. Secondo il portale cattolico “katholisch.de”, Neher ha affermato che “la famiglia e il lavoro continuano ad essere difficilmente conciliabili”, auspicando che il governo introduca un “diritto al tempo di occuparsi della famiglia e sufficienti strutture di accoglienza per i bambini”. Neher ha inoltre proposto l’introduzione di un sussidio mensile di 300 euro per qualsiasi tipo di famiglia, poiché “proprio i genitori single o chi guadagna poco hanno bisogno di avere un sostegno finanziario a causa dei figli”. In ogni caso, qualsiasi scelta politica va presa “in base al criterio della sostenibilità della famiglia”. Anche la Federazione delle famiglie cattoliche, attraverso la presidente Elisabeth Bußmann, ha chiesto alla politica “di fare di tutto per offrire alle famiglie le migliori condizioni possibili” e di continuare a proteggere il matrimonio, “garantito dalla Costituzione”.

Serbia: celebrazioni per il 1700° dell’editto di Milano
Si sono aperte il 17 gennaio a Nis, in Serbia, con un concerto al Teatro nazionale, le celebrazioni per il 1700° dell’editto di Milano, voluto nel 313 dall’imperatore romano Costantino per porre fine alle persecuzioni religiose. Durante la cerimonia di apertura sono intervenuti tra gli altri il presidente serbo Tomislav Nikolić, Sua Santità Irenej, patriarca della Chiesa ortodossa serba, e mons. Orlando Antonini, nunzio apostolico in Serbia. Raggiunto telefonicamente da Sir Europa, mons. Antonini ha risposto circa la mancata partecipazione di papa Benedetto XVI alle celebrazioni in Serbia. “Ci sono problemi storici che ancora non permettono questa visita – ha detto -. Però si stanno compiendo i primi passi”. Molto apprezzato, per esempio, il fatto che nel Comitato organizzativo delle celebrazioni (presieduto dal presidente serbo e dal patriarca Irenej) sia presente come delegato di tutti i vescovi cattolici serbi l’arcivescovo di Belgrado, mons. Stanislav Hocevar. È poi la prima volta che un rappresentante della Santa Sede prende la parola a una cerimonia inaugurale. “Sono processi storici lunghi – ha commentato il nunzio -. Dobbiamo avere fiducia, mettere le premesse, conoscerci meglio, approfondire le varie posizioni e soprattutto avere un atteggiamento di amore e fraternità. I nodi storici richiedono tempo per essere sciolti, ma almeno oggi possiamo dire che siamo su questa linea”. Nel suo intervento il nunzio ha parlato della libertà religiosa decretata per la prima volta nella storia dall’editto di Costantino, che intese riconoscere questo diritto non solo ai cristiani ma a tutti i credenti. Si tratta, ha puntualizzato mons. Antonini, “di libertà di coscienza, una grande acquisizione di cultura politica, etica e legale”. Fu, ha concluso il nunzio, “un evento essenzialmente cristiano perché furono i cristiani a obbligare il potere politico a riconoscere che vi sono diritti della persona umana anteriori allo Stato, che lo Stato deve riconoscere e garantire”. Gli eventi celebrativi si concluderanno il 28 ottobre. Il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, prenderà parte il 21 settembre a un pellegrinaggio a Nis (Sud della Serbia), città nativa dell’imperatore Costantino.