EBREI E CRISTIANI

La Scrittura è un ponte

Dialogo tra il card. Scola e il rabbino Laras. Ricordato il ruolo di Martini

La Sacra Scrittura non come ostacolo, ma come ponte privilegiato tra cristiani ed ebrei. Lo hanno ribadito, seppur con toni e accenti diversi, il card. Angelo Scola e il rabbino Giuseppe Laras, durante la lectio magistralis "Il ruolo della Scrittura nel dialogo tra ebrei e cristiani" tenutasi ieri sera all’Università Cattolica di Milano. Un incontro, il primo confronto pubblico tra i due, che rientra nel ciclo di appuntamenti "Dialoghi a due voci" promossi dalla fondazione San Fedele e dalla fondazione Maimonide. Il dialogo ebraico-cristiano compiuto in questi cinquant’anni, ha esordito il card. Scola, è "un cammino che, da una parte, chiude la strada a ogni opposizione tra cristianesimo ed ebraismo, ma nello stesso tempo, costringe a stare umilmente di fronte a tutta la portata della loro differenza e urge a intraprendere ulteriori passi".

Un tesoro spirituale comune. Proprio parlando del dialogo sviluppatosi dopo il dramma della Shoah e sull’impulso del concilio Vaticano II e della dichiarazione Nostra aetate, il rabbino Giuseppe Laras, presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia, ha ricordato come rappresenti "una novità rivoluzionaria dopo due millenni in cui c’erano state poche occasioni di dialogo". Un cammino che, secondo il rabbino, può essere alimentato proprio "dalla lettura in comune della Scrittura". Un tema ripreso anche da Scola che, citando Benedetto XVI, ha sottolineato come "il Nuovo Testamento non è il libro di un’altra religione, che si è appropriata delle Sacre Scritture degli Ebrei", ma giudaismo e fede cristiana sono "due modi di far proprie le Scritture di Israele, che in definitiva dipendono dalla posizione assunta nei confronti della figura di Gesù di Nazaret". "Le Scritture – ha affermato quindi il presule – costituiscano un tesoro spirituale che insieme possiamo studiare e meditare, rimanendo fedeli alla nostre rispettive tradizioni e comunità di fede, anzi arricchendo mediante il dialogo le nostre convinzioni e le nostre comunità".

La Bibbia fonte di ispirazione anche oggi. Il rabbino Laras non nasconde però una graduale disaffezione da parte degli uomini e delle donne di oggi dalle scritture di cui si fatica a cogliere la grande valenza etica. "La Bibbia – ha spiegato – poco presente nel pensiero contemporaneo è, invece, una fonte di ispirazione forte sul piano etico, culturale e spirituale", perché, ha proseguito, "ci aiuta a cogliere insegnamenti per impostare la nostra vita e, in momenti di crisi, attingere alla trascendenza può servire a ricordare come c’è qualcosa sopra di noi per cui vale la pena di soffrire e andare avanti".

Un impegno comune. Nel suo intervento l’arcivescovo ha voluto offrire anche alcuni orientamenti comuni per cristiani ed ebrei. "In primo luogo, le Sacre Scritture – ha detto il card. Angelo Scola – ci chiamano a una risposta di fede e di santità di vita personale e comunitaria", perché "il giogo della Torah non può essere portato da soli". Ed è in questo "orizzonte di dialogo" che secondo l’arcivescovo "le Sacre Scritture ci stimolano ad aprirci all’Islam". "Anche per i musulmani – ha aggiunto il card. Scola – l’obbedienza al Dio unico è il pilastro fondamentale che regge l’esistenza del credente e della comunità. Le nostre società plurali rendono questo compito ormai improrogabile". Infine, proprio dalla condivisione di questo patrimonio, nasce un impegno comune per cristiani ed ebrei: "Le Sacre Scritture racchiudono un prezioso patrimonio di fede, che insieme possiamo offrire al mondo intero, coinvolgendo nella scoperta del Dio unico".

L’eredità di Martini. Parlando di Scrittura e di rapporti tra ebrei e cristiani, in una sede come quella della Cattolica, non poteva mancare un pensiero al contributo offerto a questo dialogo da Carlo Maria Martini. Una figura evocata più volte durante la serata. "Martini – ha ricordato Laras – è stato un testimone sincero dell’amore per il popolo ebraico. Un amore che nasceva dal rapporto con le Scritture e della profonda presa di coscienza della tragedia della Shoah". Proprio per sottolineare questo legame il rabbino ha promosso la creazione di una foresta in Galilea, nei pressi di Tiberiade, che sarà dedicata alla memoria del cardinale. Un’iniziativa sostenuta dal Keren Kayemeth Le-Israel, il Fondo Nazionale Ebraico e la Fondazione Maimonide, che mira a coinvolgere insieme cristiani ed ebrei per una nuova occasione di dialogo.