GIOVANNI XXIII

Radici Sotto il Monte

Un progetto di riqualificazione per il paese natale del Beato

Foto SIR

È stato presentato questa mattina, nella sala conferenze dei Musei Vaticani in Roma, il progetto "Sviluppo di Sotto il Monte", promosso dalla diocesi di Bergamo e dall’associazione "Papa Giovanni Sotto il Monte Giovanni XXIII". Nata a 50 anni dalla morte di Giovanni XXIII e dall’inizio del Concilio Vaticano II, l’iniziativa intende promuovere la figura e la spiritualità del Beato attraverso la riqualificazione dei luoghi simbolo del suo paese natale, Sotto il Monte (Bg), per "valorizzarli come siti di memoria e di storia". L’incontro è stato moderato da mons. Dario Edoardo Viganò, presidente della Fondazione Ente dello spettacolo e neodirettore del Centro televisivo vaticano, grazie alla quale è stato realizzato il sito di riferimento www.papagiovannisottoilmonte.org.

Le radici di un Papa umile. "Quando mi trovo fra tante grandezze e insieme tante miserie, perché il mondo è grande, è bello, ma è vario, penso sempre alla semplicità di Sotto il Monte. E questo pensiero mi aiuta sempre, mi tiene umile e coraggioso insieme". Lo scrive Giovanni XXIII nel 1950 in una lettera ai familiari. Un Papa "umile", benedetto "per il suo genio e la sua santità", le cui radici, come ha sottolineato stamane il card. Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, "sono a Sotto il Monte, in una famiglia contadina che viveva intensamente la fede". "Impossibile – ha precisato il cardinale – capire questo straordinario uomo del XX secolo, straordinario credente, straordinario punto di luce del secolo scorso senza tornare alle sue radici". Nel suo intervento Comastri ha ricordato "brevi squarci" della vita del Beato, in cui ritrovare quell’attaccamento alla famiglia e ai luoghi natali, che poi caratterizzerà il suo pontificato. Come quando il 29 ottobre 1958, il giorno dopo la sua elezione, scrisse sul suo diario: "Il mondo intero oggi non scrive e non parla che di me, del nome che ho scelto e della persona. O miei cari genitori, o mamma, o padre mio, o nonno Angelo, dove siete? Continuate a pregare per me". E ancora, durante il suo primo Angelus, da lui istituito, spiegò: "Non l’ho imparato né in parrocchia né in seminario, ma dalla mia mamma, dalla sua invocazione all’Angelo cominciava la nostra giornata".

Un paese santuario. Mons. Alberto Carrara, delegato vescovile per la cultura e le comunicazioni sociali della diocesi di Bergamo, ha parlato di Giovanni XXIII come di "un testimone credibile del Novecento, un uomo di Chiesa". Ha sottolineato quindi la caratteristica "autenticamente popolare" dei pellegrini di Sotto il Monte, "l’Assisi di Bergamo", un "paese santuario, dove incontrare Giovanni XXIII nel suo ambiente natale". Sono circa 4mila ogni domenica i pellegrini che si recano in visita a Sotto il Monte: circa 100mila l’anno. Per loro, la diocesi di Bergamo e l’associazione "Papa Giovanni Sotto il Monte Giovanni XXIII", ha pensato alla costruzione di una "Casa del pellegrino", una struttura di accoglienza, gestita da volontari dell’Associazione, per offrire "una proposta ortodossa, seria, formativa, non superficiale, banale o non veritiera".

Esperienza di pellegrinaggio. "Il nostro obiettivo – ha spiegato don Claudio Dolcini, parroco di Sotto il Monte – è quello di favorire non un semplice turismo religioso ma una vera e propria esperienza di pellegrinaggio". Il progetto include nel percorso di fede la visita alla cripta "Oboedientia et pax", dove si trova la teca che ha custodito il corpo del Papa, e che ora contiene il calco in bronzo del viso e della mano del Beato, realizzati da Giacomo Manzù. In corso di realizzazione la Via Crucis che dal sagrato della parrocchia arriva al colle San Giovanni. Altro cammino, la via del Rosario, passeggiata abituale di papa Roncalli. A questi luoghi, si aggiungono quelli già conosciuti ai pellegrini, la casa natale e quella di Ca’ Maitino, residenza estiva di Giovanni XXIII dal 1925 al 1958. Un progetto che vuole offrire innanzitutto "un luogo dove potersi ritirare in una preghiera personale e silenziosa", ha precisato don Dolcini, per "dare un senso al pellegrinaggio: il centro della fede non è papa Giovanni, ma Cristo". Un percorso attraverso cui "conoscere un Papa di cultura e di spessore", ha concluso il parroco, e "incontrare la sua semplicità, nella consapevolezza che ognuno di noi è partecipe della costruzione del Regno di Dio".