SCELTA DI PACE

L’obiezione è viva

Un bilancio a quarant’anni dalla Legge 772. L’attualità del servizio civile” “” “

"Dall’obiezione di coscienza alla coscienza dell’obiezione" è il percorso offerto dal convegno organizzato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Caritas italiana e Pax Christi, che si è svolto sabato 26 gennaio a Roma. Un incontro che, a quarant’anni dal riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia (Legge 772 del 1972), intende "ricordare il contributo dei cattolici italiani nell’impegno per il riconoscimento del diritto all’obiezione al militare e nell’organizzazione del servizio civile quale occasione di educazione dei giovani alla pace e alla solidarietà".

Dalla legge al desiderio. "L’obiezione di coscienza è un fatto civile che dichiara la connessione con quella capacità di rendere buona la vita promessa da Gesù". È quanto ribadito da mons. Giovanni Giudici, presidente di Pax Christi Italia, ricordando l’invito del Vangelo a "prendere sempre delle scelte di incontro e di dialogo con l’altro": per questo "la legge che chiede di dover difendere la propria terra va intesa dal cristiano come desiderio di vita", ha precisato il vescovo, ed è dunque "questa la prospettiva che ha portato i cattolici a porsi il problema della guerra e dell’uso delle armi in maniera nuova", cioè "seguendo il desiderio profondo del cuore che ci invita a incontrare l’altro". Mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas italiana, la prima istituzione ecclesiale a firmare nel 1977 una convenzione col Ministero della Difesa per lo svolgimento del servizio civile alternativo alla leva, ha rimarcato il ruolo di un servizio "oggi in grave difficoltà": tutelare il servizio civile, ha detto, significa "credere nei giovani, dare loro la possibilità di impegnarsi per il bene comune, formarli a una cittadinanza attiva, responsabile e solidale", è dunque compiere "il migliore investimento per il nostro Paese".

La speranza nei giovani. Nel corso della giornata è stata ripercorsa l’esperienza che ha portato alla Legge 772, anche attraverso le testimonianze di chi ha affrontato il carcere da "sovversivo": dalla prima marcia di capodanno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza promossa da Pax Christi nel 1968, ai giovani stranieri che negli anni Sessanta giungevano alla Comunità per disabili di Capodarco, che proprio in quegli anni iniziava i primi corsi di formazione per obiettori. Un servizio, come ha sottolineato don Franco Monterubbianesi, fondatore di Capodarco, che richiama al "senso di una Chiesa viva, strumento per i poveri e i deboli": "i giovani – ha precisato – sono la speranza incarnata, portatori della virtù bambina", ai quali "la comunità ecclesiale deve dare", anche grazie al servizio civile, "la capacità di camminare davanti a noi che offriamo la mano forte della fede e della carità".

La "rivoluzione" della pace. A offrire un contributo teologico e storico all’incontro, padre Luigi Lorenzetti, già presidente dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale, il quale ha messo in evidenza la novità del Concilio Vaticano II che, con la "Gaudium et Spes", "si è posta per la prima volta la domanda su cosa sia la pace", fino a quel momento "sempre assorbita alla guerra, posta in relazione a essa, come un’assenza di essa o come intervallo tra un conflitto e l’altro": ma, ha chiarito il gesuita, già "il collegamento tra giustizia e guerra era stato interrotto in maniera rivoluzionaria da Giovanni XXIII" con l’enciclica "Pacem in Terris". Un concetto ribadito dalla "Gaudium et spes" che parla "per la prima volta" della "pace terrena, immagine e causa della pace celeste": "la pace terrena – ha spiegato padre Lorenzetti – è dunque un dono che viene dall’alto e che richiede responsabilità". "Per costruire la pace non basta negare la guerra – ha chiarificato il teologo parafrasando il documento conciliare -: la pace è un edificio che poggia sulla verità, intesa come realtà autentica di ogni essere umano, che sancisce la non superiorità di uno verso un altro".

Una nuova idea di difesa. Quale può essere l’attualità degli ideali perseguiti dagli obiettori di coscienza, oggi che la leva obbligatoria è stata abolita? Quali eredità hanno lasciato alla Chiesa italiana i movimenti non-violenti che hanno permesso l’attuazione della Legge 772? A raccontare il passaggio "dall’eredità ricevuta" alle "infinite possibilità" offerte dai tanti movimenti laici ed ecclesiali, i volontari del movimento dei Caschi Bianchi, nato circa venti anni fa in comunione con Caritas Italiana, Focsiv e Comunità Papa Giovanni XXIII, per "far fruttare una scelta di pace in zone di conflitto"; ma anche i ragazzi de "Il collettivo" di Pax Christi, impegnati nel "portare la costruzione della pace nelle scuole e tra i giovani"; e poi "Libera" che insieme a altre associazioni contribuiscono a "riformulare l’obiezione", a "ripensare a un concetto di difesa del Paese che passi per educazione e legalità", per una "autentica difesa della Patria".