CONSIGLIO CEI
Nelle parole del cardinale Bagnasco emergono i riferimenti ”unitivi” per il futuro del Paese
Parlare di politica si può. Talvolta, parlare di politica e di elezioni si deve. Dall’attesa prolusione al Consiglio permanente della Cei del cardinale Angelo Bagnasco emerge un quadro dai contorni ben definiti. Da un lato viene posta in rilievo la soggettività della Chiesa e del mondo cattolico italiano, dall’altro si delinea una realistica analisi della realtà nazionale, ovviamente allargata in una prospettiva europea e "globale".
Ecco allora l’osservazione fondamentale, per cui, riprendendo le parole del Papa, la "questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica". Alla crisi economica infatti si aggiungono i temi della biopolitica, da affrontare in un quadro e in un modo coerente.
Il cardinal Bagnasco con pacatezza e con passione sottolinea "i fondamenti che non sono confessionali, come si insiste a dire, ma semplicemente di ordine razionale". Così, "è necessario che in un momento elettorale si certifichi dove essi trovano dimora". Il catalogo è ben presente e ancora una volta il presidente della Cei lo ribadisce: "Si tratta della vita, dal suo concepimento alla morte naturale, dunque la rinuncia all’eutanasia comunque si presenti, la libertà di coscienza e di educazione, la famiglia basata sul vincolo del matrimonio tra l’uomo e la donna, la giustizia uguale per tutti, la pace". Sono il criterio per orientarsi nella scelta elettorale e nello stesso tempo, radicati "oltre che nella ragione, nella nostra stessa Costituzione", sono i riferimenti, "unitivi" e non "divisivi" per un futuro cui bisogna lavorare con convinzione, con pazienza, con realismo, con passione. "Chiunque si rifà al bene comune immediato non può non considerarli per ciò che sono, ossia valori non derogabili sul piano della civiltà politica, pena un arretramento antropologico e sociale. Perché la Chiesa insiste tanto? Perché ha a cuore l’uomo!".
Una Chiesa che il cardinal Bagnasco ribadisce essere sempre più impegnata, a partire dal suo radicamento nella quotidianità e nei territori, nella nuova evangelizzazione, per un "profilo più missionario". La riscoperta dell’identità cristiana e della sequela personale del Signore rappresenta d’altra parte anche una valorizzazione delle risorse, dell’identità e del tessuto connettivo della società italiana, a partire dalla famiglia, "naturale e insostituibile moltiplicatore di ogni più piccola risorsa".
Perché, al di là dell’appuntamento elettorale, "occorre che il Paese non esorcizzi la realtà". Il Paese "è stanco di populismi e reticenze di qualunque provenienza e comunque vestiti", ma ha le risorse per guardare avanti.
"Il prossimo vaglio elettorale ci renderà più o meno poveri? Ecco un modo, a nostro avviso non banale, per affrontare le scadenze all’orizzonte. Va da sé che qui stiamo parlando di indigenza o di benessere secondo il prevalente profilo antropologico". Questo è il punto. Il cardinal Bagnasco spinge alla partecipazione e constata che urgono risposte, da tutti. Perché c’è tanto lavoro da fare e ci sono orizzonti di speranza da costruire, con coerenza.